I micropagamenti sono il nocciolo per l'editore 3.0. Ma anche la divisione in unità informative
DI STEFANO QUINTARELLI
Da un estremo all'altro del globo ci si interroga sul futuro dei giornali. Il calo delle vendite e il calo della pubblicità pone sotto pressione gli editori. Blasonati quotidiani, vere e proprie istituzioni dell'editoria, sono in crisi, tagliano costi, licenziano. Una delle radici del problema sta ovviamente nella diffusione delle notizie su internet, accessibili gratuitamente, con fonti selezionate e assemblate in "aggregatori" gestiti direttamente dagli utenti (grazie a Rss e Xml), attività in precedenza svolta dagli editori.
Il problema della remunerazione online è centrale. Ci sono molti business che non possono essere sostenuti dalla sola pubblicità, semplicemente perché la matematica non lo consente. È anche il caso dei "giornali" per come li consideriamo oggi. Quale infrastruttura di pagamento e quali trasformazioni potrebbero accompagnare il rinnovamento degli editori oltre la rivoluzione digitale? L'acuirsi della crisi dei media sta portando sempre più persone a cercare di ristabilire il bell'ordine andato, anche con argini tecnologici. Personalmente ritengo che lo sviluppo sia inarrestabile e che resistervi sia futile. Lo sviluppo dell'elettronica determina quello della digitalizzazione: standardizzazione e interoperabilità ( internet) fanno il resto.
Il Technology Strategy Board britannico dedicherà una parte dei fondi pubblici a sua disposizione per la realizzazione di un sistema di micro- pagamenti che consenta l'acquisto semplice di beni digitali per importi di pochi centesimi. Un tale sistema deve essere necessariamente "esterno" ai sistemi attuali per non intaccarne la redditività. Non può essere un bonifico, una transazione via carta di credito o un sms. Gli operatori telefonici si scambiano i Call Detail Record (Cdr), descrittori di come una chiamata va trattata e dei dati di pagamento, incasso e distribuzione dei ricavi e lo fanno per "transazioni" di centesimi. Nelle attuali reti telefoniche, una "telefonata" non è altro che una modalità di remunerazione di sequenze di byte trasmesse sulla rete; che differenza c'è tra una sequenza di byte con un descrittore di transazione chiamato " telefonata" e un altro chiamato " bene digitale"?
Perché l'unica certezza che abbiamosulla natura del futuro dell'informazione è che sarà digitale. Anche se non è detto che l'informazione sia ciò che gli utenti potranno pagare, o almeno non solo. Un ascoltatore telefona a una radio per registrare un messaggio, un altro per intervenire in diretta, uno spettatore manda un sms a una trasmissione tv, un altro telefona per partecipare a un sondaggio. Nel fare tutto ciò gli utenti pagano somme tra 10 centesimi e qualche euro. In tutti questi casi gli utenti pagano la loro partecipazione. Il fatto che ciò avvenga è una dimostrazione che esiste uno spazio per associare delle modalità di pagamento alle informazioni.
Cos'è quindi un editore di giornali post-digitalizzazione? Cos'è una televisione? Questa distinzione avrà ancora senso? James Spanfeller, presidente di Forbes ritiene che nel futuro le storie dovranno essere raccontate in prosa, video e dati, anche tutti assieme. Ogni concetto, ogni informazione viene così rappresentata da uno o più di questi elementi portatori di informazione, in formati diversi, chiamati "mediagrammi".
In genere un mediagramma rappresentativo è sufficiente: lo è sempre stato finora nell'editoria tradizionale in cui tv, radio, giornali erano monoliti sostanzialmente isolati. Alcuni "editori", quali il «New York Times», oltre ai consueti formati arricchiscono i contenuti con rappresentazioni di dati, quelle che viene chiamato "data visualization" o "grafici interattivi".
Come è ovvio, non tutti i sistemi distributivi sono adatti a veicolare tutti i mediagrammi. All'estremo del canale c'è l'utente che fruisce dell'informazione mediante un dispositivo che si adatta al suo contesto d'uso: ogni dispositivo ha le sue peculiarità, anche di interfaccia utente, ed è in grado di gestire mediagrammi diversi che vengono assemblati in "declinazioni" specifiche per quel dispositivo. In genere, ogni dispositivo è caratteristico di una o al massimo due tipologie di canale.
Questo è certamente un compito da "nuovo editore". La rappresentazione ed erogazione dello stesso concetto utilizzando mediagrammi diversi, aggregandoli ed erogandoli, a seconda del dispositivo di fruizione che l'utente vorrà scegliere per il suo contesto d'uso.Se il dispositivo è la carta, i mediagrammi saranno immagini fisse e testo; se il dispositivo è una tv, immagini in movimento e suoni; se il dispositivo è un ipod, sarà l'audio. In una dimensione ortogonale a questa ci sono altre funzioni editoriali quali il billing,
le interazioni con altri utenti, la profilazione, la georeferenziazione,l'archiviazione, la correlazione, la gestione di segnalazioni e notifiche, la partecipazione e altre funzioni che aggiungono valore all'utente.
Le sfide che attendono l'editoria sono immani e per affrontarle sarà necessaria la cooperazione a livello di sistema tra diversi attori della filiera digitale. Sarebbe auspicabile che anche in Italia, come in Gran Bretagna, un "Technology Strategy Board" assumesse un ruolo attivo nell'accompagnare questa trasformazione.










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