Impossibile, come trattenere il vento o fermare l'acqua con uno scolapasta. Le immagini si sprecano quando si parla di come impedire il download dal web di file coperti da diritto d'autore:letecnologie avanzano, si diffondono, e appare inutile ogni tentativo di contrastare un fenomeno ormai irreversibile.
Dopo quella musicale e quella editoriale, anche l'industria cinematografica italiana fa i conti con l'abitudine sempre più diffusa a scaricare pellicole dalla rete. Una ricerca della Federazione anti-pirateria audiovisiva pubblicata ad aprile ha calcolato in 537 milioni di euro l'anno le perdite per il settore nazionale attribuibili alla pirateria, in particolare a danno del comparto home video. Per correre ai ripari qualcuno invoca la via normativa, sul modello della legge francese; altri accusano gli Internet provider di non collaborare a stanare i "pirati" e anzi di lucrare sul download. Altri ancora prendono atto della realtà e chiedono soluzioni al passo con le innovazioni tecnologiche.
In questa direzione va il convegno «Diritti d'autore e tecnologie: solo i corsari navigano in Internet?» in programma domani a Torino, all'interno del 61º concorso Prix Italia. Il coordinatore del dibattito, Leonardo Chiariglione (presidente del gruppo Mpeg e a.d. della società Cedeo. net) preferisce evitare il termine "pirata", troppo carico di significati emotivi, e interrogarsi su cosa c'è di buono nelle tecnologie e cosa si può migliorare. «Quando l'informazione si trasforma in bit, diventa liquida e questo vale per tutte le opere dell'ingegno – spiega –. A questo punto non possiamo più dare lo stesso valore di prima all'informazione, che dovrà essere venduta a prezzi più bassi e differenziati ». Ma grazie allo sviluppo dei supporti tecnologici, un maggior numero di utenti vi avrà accesso e il valore globale risulterà lo stesso di prima. Sulla stessa linea è Stefano Quintarelli ( presidente di Reeplay.ite già presidente dell'Associazione italiana internet provider), tra i relatori del convegno: «Dobbiamo massimizzare la circolazione dei beni digitali e dei contenuti, creando nuovi modelli di business basati anche su piccoli importi ma rivolti a un'utenza molto più vasta ». Anche perché, aggiunge Quintarelli, Internet non uccide il cinema: secondo i dati della Motion Picture Association of America (Mpaa) nel 2007 e 2008 l'industria cinematografica americana ha aumentato i ricavi di oltre il 5% e un rapporto della stessa Mpaa afferma che, contrariamente all'opinione comune, chi usa di più le tecnologie va di più al cinema.
Di tutt'altro avviso Caterina Caselli, presidente della Sugar Music, che chiede un contesto legislativo chiaro: «Non si può prendere atto della realtà né accettare compromessi di basso profilo – dice –. Bisogna ricreare condizioni di legalità sul mercato e solo dopo sperimentare soluzioni flessibili. Il prezzo pagato dalle industrie creative al combinato di tecnologia digitale e ideologia della gratuità è troppo elevato».










Difficilmente riesco a biasimare i distributori di contenuti: hanno sempre giocato al ribasso della qualita' per favorire l'allargamento della base di utenti "buoi" pronti a ricomprare gli stessi CD con una copertina diversa (le idee nuove sono, secondo loro, difficili da vendere) e comprare sottobanco "plugs" nei vari TG per spiegare al popolo la 'musicagiusta' o il 'filmganzo' (usando il "linguaggio dei ggiovani").
Credono talmente poco nel loro prodotto che ritengono impossibile che qualcuno possa volontariamente pagarlo. C'e' talmente tanta ignoranza nel settore da non realizzare che hanno in mano un tesoro e non se ne rendono conto: tutto l'archivio storico delle opere passate che cambia e si arricchisce di "significati" con il tempo. Anche i prodotti piu' scadenti in origine vengono nobilitati dal tempo: ricostruire l'evoluzione del gusto di una nazione, le automofili circolanti, l'urbanistica, il linguaggio... un paradiso pop che aspetta solo di essere spiegato, organizzato e venduto. I film low cost anni 70 italiani girati in Italia, i film dei Vanzina degli anni 80, i generi musicali e l'evoluzione di un artista che non ricade nella lettura semplicistica del passato dei produttori ottusi... Inoltre un archivio totale e omnicomprensivo e' molto piu' difficile da riprodurre in un contesto illegale e molto piu facile da tutelare rispetto all'evento di massa (ideale 'target pirata 'perche' si alimenta della propria popolarita).
Scritto da: Ciro | 22/09/09 a 06:36
"Lucrare sul download" ? ... come al solito estremizzo un po' (forse anche troppo) ma sarebbe come accusare le autostrade di lucrare sul fatto che voglio andare al lago anziche' al cinema !
Con tutto quel che si puo sparare contro i service provider direi che "lucrare sul download" e' proprio una sciocchezza.
Ma questa gente un qualche ragionamento lo fa prima di aprire la bocca ?
Scritto da: La linea dell'inutile (Mauro) | 22/09/09 a 10:50
Credo che la Caselli renda evidente il problema generazionale. Lei, e i suoi colleghi, di fatto non riesce ad immaginare alcun nuovo modello di business perche' e' cresciuta col disco acquistato in negozio. Personalmente speravo che il successo di Itunes potesse spingere la gerontocrazia discografica ad aprire gli occhi su come sta cambiando il mondo. La gente vuole la musica e questi si ostinano a vendere CD.
Scritto da: andrea dolci | 23/09/09 a 11:47