L' Italia si è svegliata di colpo con una pletora di progetti Ngn (Next generation network). Ce ne sono tanti, da quello di Telecom a quello della Regione Lombardia, per finire a quello appena presentato da Fastweb, Vodafone e Wind. «Sono numerosi, ma si faranno? Chissà. Certo è che in Italia non c'è spazio di mercato per più di una Ngn». Riassume così la situazione Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazioni per il Politecnico di Milano. Insomma, nel giro di poche settimane si è passati da una fase dormiente a una in cui si muovono in tanti. In ordine sparso, però.
La sostenibilità economica dei progetti e la loro capacità di realizzare davvero una copertura nazionale capillare dipendono da una variabile, concordano gli esperti: dalla capacità di ottenere sinergie? Bisogna evitare sprechi e sovrapposizioni. I numeri del resto parlano chiaro. Fare una rete Ngn con l'architettura scelta dai tre operatori alternativi (cioè quella point-to-point) costa circa 1.200 euro per unità abitativa in una città campione (stima Between, in linea con i calcoli di vari osservatori internazionali). Il costo a unità sale però a 3mila euro in ambiente sub-urbano e ad almeno 6.500 euro nelle campagne. Una rete Gpon (passiva), come quella che sta realizzando Telecom, costa circa il 10-15% in meno del point-to-point, secondo Yankee Group. Significa che, nella migliore delle ipotesi, «due reti Ngn sono sostenibili solo in zone che soddisfano tre requisiti insieme: alta densità abitativa, mercato molto evoluto, e costi di cablaggio ridotti grazie al riutilizzo di infrastrutture esistenti (fibra già posata, cavidotti per fogne, teleriscaldamento o illuminazione pubblica)», riassume Roland Montagne, analista di Idate. «Succede in alcune grandi città asiatiche e, secondo i piani degli operatori, sarà così per circa cinque milioni di case francesi», continua. La "migliore delle ipotesi" però difficilmente potrà applicarsi in Italia, ribatte Decina: «Va bene per Paesi come la Francia, dove c'è per tradizione una doppia infrastruttura banda larga, su rame e su cavo coassiale. Da noi è ipotizzabile una sola Ngn. Ne consegue che bisognerà lavorare a qualche accordo tra i vari soggetti per evitare sovrapposizioni».
Ma Telecom e gli operatori alternativi adesso sono su posizioni inconciliabili, divergono persino nella scelta dell'architettura di rete (Gpon o point-to-point). Oltre a evitare sovrapposizioni sulle reti future, bisogna anche ottimizzare le infrastrutture già presenti, per rendere sostenibile l'Ngn. Il costo per le infrastrutture civili pesa per circa il 62% del totale, secondo Between. Se si utilizzano quelle esistenti, il costo può circa dimezzarsi. Il piano della Regione Lombardia, grazie al riutilizzo, prevede un investimento di 637 euro per unità abitativa.
Un'altra condizione è che ci sia abbastanza domanda di mercato: secondo Idate, è necessario che si abboni almeno il 30% delle unità abitative cablate. Ma in Italia sarà difficile che ciò avvenga se non ci sarà lo switch off del rame. «Questa è una condizione perché l'iniziativa dei tre operatori sia remunerativa», dice Stefano Quintarelli, tra i massimi esperti di reti in Italia. «La migrazione totale (dal rame alla fibra) assicura la prevedibilità dei ricavi sull'investimento, minimizzandone il rischio – si legge nel progetto dei tre operatori –. Se la migrazione è totale, realizzare la rete in fibra costa meno della manutenzione di quella in rame». È un invito a Telecom a fare lo switch off; ma Franco Bernabé ha appena affermato che comincerà a sperimentarlo a Milano solo dal 2015. Ultimo tassello, il ruolo dei soggetti pubblici: «Per la sostenibilità dell'Ngn, è gradito il finanziamento da parte dello Stato, degli enti locali o della Cassa Depositi e Prestiti», stima Decina. Il rischio, se i soggetti non si metteranno d'accordo e/o se non ci saranno finanziamenti pubblici, è che i progetti non andranno oltre una decina di città coperte da fibra ottica (cioè meno di 10 milioni di abitanti). Fallirebbe così l'obiettivo di dare all'Italia banda larghissima capillare, su scala nazionale.
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