C'è un tesoretto sopra le nostre teste. Una ricchezza campata in aria che in Germania ha fruttato 4,4 miliardi, 19 miliardi di dollari negli Usa, che anche la Francia e l'Inghilterra si preparano ad incassare. Parliamo delle frequenze liberate dal digitale terrestre e altrove messe all'asta per nuove concessioni. Un tesoretto - stimato da noi intorno ai 5 miliardi di euro - che però, in tempi di tagli e sacrifici per tutti, l'Italia ha deciso di non incassare. E questo perché le frequenze rese disponibili dallo switch-off al momento sono state regalate ai soliti noti: Rai, Mediaset e Telecom Italia media.
Dividendo digitale
Il passaggio dalla tv analogica permette di impiegare meno banda grazie al fatto che i nuovi canali digitali hanno bisogno di meno spettro di frequenza per poter trasmettere. Così si liberano degli 'spazi' che possono essere assegnati per altri usi e dati in concessione anche a operatori telefonici: questo è il cosiddetto dividendo digitale, spiega Marco Gambaro professore di Economia della comunicazione all'Università di Milano. Con le frequenze liberate ci si possono fare due cose. Si possono - prosegue l'economista - mettere a gara per nuovi concessionari, non solo televisivi, come è successo negli Usa e nel resto dell'Europa. Oppure la banda a disposizione si può ri-assegnare agli stessi operatori televisivi. In Italia si è scelta questa seconda opzione.
In Germania, l'asta sul dividendo digitale, dopo il 160° rilancio, ha fruttato allo Stato - alle prese con una finanziaria da 80 miliardi per i prossimi quattro anni - ben 4,4 miliardi di euro. Negli Usa, lo switch off ha fruttato ben 19 miliardi di dollari, e l'asta è stata condotta secondo il principio della neutralità tecnologica, ovvero lo Stato non ha predefinito l'uso delle frequenze. E in Italia?
Ha prevalso il conflitto di interesse e si è ratificato di fatto il duopolio Rai-Mediaset, per dirla con Vincenzo Vita, senatore del Pd ed esperto di comunicazioni.
L'anno scorso una delibera sul dividendo digitale dell'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha previsto che la parte delle frequenza già liberata dallo switch off vengano date in concessione secondo uno schema già visto: 4 canali alla Rai, 4 a Mediaset 3 a Telecom Italia media, 2 a Rete A e 1 a Europa 7. Restano da assegnare cinque canali che verranno ripartiti, non già attraverso una gara economica, ma con il sistema del beauty contest. Di cosa si tratta? Deciderà a tavolino il governo. Ovvero, il ministero dello Sviluppo economico - a oggi retto ad interim dal premier e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi - in base a determinate caratteristiche assegnerà le frequenze agli operatori televisivi.
I soliti all'incasso
Aggiunge Vita: Recentemente l'Agcom ha approvato il nuovo Piano nazionale delle frequenze, il Pnaf, che corregge leggermente la delibera di un anno fa. In sintesi il Piano stabilisce: quando si completerà il passaggio al digitale, alla fine del 2012, le frequenze tradizionali ora occupate dalle emittenti locali potranno essere messe a gara. Non prima del 2015 però. Un pezzettino di dividendo digitale - aggiunge il senatore Pd - potrà essere valorizzato anche se si rischia di penalizzare le emittenti locali.
Viziata dal conflitto di interessi, la situazione italiana risulta ancora più paradossale se vista da Londra dove insegna l'economista Tommaso Valletti che ricopre anche il ruolo di consigliere dell'Ofcom, l'Agcom britannica: Non mettendo a gara il dividendo digitale si produce questo - deludente - risultato: lo Stato, in tempi duri sacrifici, non incassa un bel tesoretto; il pluralismo non aumenta e anzi si ratifica il duopolio Rai-Mediaset; le risorse liberate non vengono nemmeno valorizzate dal punto tecnologico, come si è fatto laddove gli operatori telefonici hanno potuto competere all'asta.
Un capolavoro tutto italiano. Intanto il Pd si prepara a presentare nella manovra economica alcuni emendamenti. È lo stesso segretario Pier Luigi Bersani a sottolinearlo: Il governo si appresta a regalare nuove frequenze senza che lo Stato ne tragga beneficio, mentre nel resto d'Europa si svolgono aste miliardarie. Per correggere questa distorsione presenteremo opportuni emendamenti al decreto-manovra.
Oltre a rappresentare un danno per le casse dello Stato, la mancata asta sulle frequenze liberate dal digitale terrestre rappresenta un rischio anche dal punto di vista tecnologico.
Stefano Quintarelli, considerato uno dei pionieri della rete in Italia ed esperto di telecomunicazioni, è molto chiaro: La nostra rete è già satura. Il traffico dati, telefonate e collegamenti web, stanno aumentando a doppia cifra di anno in anno. Spinti soprattutto dalla diffusione degli smartphone, dagli iPad e similari e dall'aumento dei nuovi servizi. Se vogliamo far fronte a questa richiesta in ascesa gli operatori hanno bisogno di più banda per trasmettere.
In Germania, come negli Usa, le compagnie telefoniche utilizzeranno queste frequenze per potenziare i servizi Gsm, la banda larga e per sperimentare nuovi servizi.
Non mettere a gara lo spettro reso disponibile dal digitale terrestre - conclude Quintarelli - e quindi non dare la possibilità agli operatori di Tlc, significa aver di fatto trasmissioni rallentate, un degradamento del servizio, il quale alla lunga potrà anche costare di più agli utenti, visto che gli operatori saranno costretti a fare nuovi investimenti per potenziare antenne e reti.










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