Un'iniziativa aperta del ministero della PA per poter raccogliere idee. Sul modello di Azuni
Accesso ai dati. Partecipazione alla democrazia. Privacy. Sono alcuni temi affrontati nella consultazione su internet per il «Codice Azuni», lanciata dal ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione. Tra poco più di una settimana, il 4 settembre, scade il termine per contribuire alla discussione: è un'occasione per partecipare attraverso un messaggio di posta elettronica o iscrivendosi alla mailing list pubblica. A ispirare l'iniziativa è stata l'opera del giurista sardo Domenico Azuni: su incarico di Napoleone ha redatto alla fine del Settecento un codice di navigazione, a partire da una raccolta e da un confronto tra le normative nazionali dell'epoca.
L'oceano di internet si allarga.Secondo le stime di Morgan Stanley il pubblico di persone che frequenta il web nel 2010 è arrivato a 1,8 miliardi, in aumento del 13% rispetto a un anno prima. E trascorre online 18,8 migliaia di miliardi di minuti: un quinto del tempo in più del 2009. Inoltre, all'orizzonte, si profila il sorpasso delle connessioni attraverso dispositivi mobili (come cellulari e tablet) sugli accessi da postazione fissa (desktop): la data prevista da Morgan Stanley è il 2014. E si accendono i riflettori dell'opinione pubblica. Facebook, per esempio, connette 500 milioni di persone online: i social network hanno superato globalmente gli utenti della posta elettronica, ma le reti sociali sollevano domande sulla gestione della privacy. Di recente Google e l'operatore telefonico Verizon hanno proposto un documento per sostenere che il traffico di dati online non deve essere discriminato nella rete fissa, ma potrebbe esserlo nei network di telefonia mobile, dove progettano un web a "due velocità". Le questioni sul tavolo non sono poche, alimentate dall'«incertezza dinamica di internet», come sottolineano le linee guida del "Codice Azuni" pubblicate sul sito dell'iniziativa: il divario digitale nell'accesso all'informatica, gli strumenti di policy, la tutela della riservatezza per i dati personali diffusi online. E ancora: le sfide della pubblica amministrazione per semplificare la vita dei cittadini o il sovraccarico informativo ( information overload)
rispetto alle capacità individuali di gestire i flussi di notizie.
Il primo passo, dunque, è di raccogliere opinioni, suggerimenti, intuizioni attraverso un confronto aperto su internet. A partire dalla tradizione dei forum, un laboratorio di proposte che da sempre ha contribuito allo sviluppo del mondo digitale. Diventa, dunque, un terreno fertile per elaborare una sorta di mappa delle "best practices" di progetti e regole nel mondo, in un'ottica comparativa. «Esistono già delle norme per internet, ma bisogna capirle a fondo anche nelle altre nazioni, per andare oltre dibattiti troppo superficiali», sottolinea Roberto Turatto, direttore del dipartimento Innovazione e Tecnologie del ministero di Corso Vittorio Emanuele. La consultazione aperta sul web permette di accumulare informazioni e di elaborarle con l'aiuto dei partecipanti: è un processo di "crowdsourcing" per valorizzare le conoscenze e le competenze del pubblico online. Ma resta un esperimento: «Se funziona vorremmo proporre un documento finale», aggiunge Turatto.
Il codice Azuni può diventare un testo da proporre all'attenzione di organizzazioni internazionali, come l'Ocse. «Sarebbe un contributo italiano al dibattito su internet», osserva Stefano Quintarelli, presidente di Eximia e membro del gruppo di lavoro al ministero della Pubblica amministrazione e innovazione. Il 14 settembre, inoltre, inizia a Vilnius l'Internet Governance Forum, un meeting annuale patrocinato dalle Nazioni Unite: il tema dell'edizione lituana è «Sviluppare il futuro insieme ». E il codice Azuni potrebbe essere un punto di partenza.
Accesso ai dati. Partecipazione alla democrazia. Privacy. Sono alcuni temi affrontati nella consultazione su internet per il «Codice Azuni», lanciata dal ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione. Tra poco più di una settimana, il 4 settembre, scade il termine per contribuire alla discussione: è un'occasione per partecipare attraverso un messaggio di posta elettronica o iscrivendosi alla mailing list pubblica. A ispirare l'iniziativa è stata l'opera del giurista sardo Domenico Azuni: su incarico di Napoleone ha redatto alla fine del Settecento un codice di navigazione, a partire da una raccolta e da un confronto tra le normative nazionali dell'epoca.
L'oceano di internet si allarga.Secondo le stime di Morgan Stanley il pubblico di persone che frequenta il web nel 2010 è arrivato a 1,8 miliardi, in aumento del 13% rispetto a un anno prima. E trascorre online 18,8 migliaia di miliardi di minuti: un quinto del tempo in più del 2009. Inoltre, all'orizzonte, si profila il sorpasso delle connessioni attraverso dispositivi mobili (come cellulari e tablet) sugli accessi da postazione fissa (desktop): la data prevista da Morgan Stanley è il 2014. E si accendono i riflettori dell'opinione pubblica. Facebook, per esempio, connette 500 milioni di persone online: i social network hanno superato globalmente gli utenti della posta elettronica, ma le reti sociali sollevano domande sulla gestione della privacy. Di recente Google e l'operatore telefonico Verizon hanno proposto un documento per sostenere che il traffico di dati online non deve essere discriminato nella rete fissa, ma potrebbe esserlo nei network di telefonia mobile, dove progettano un web a "due velocità". Le questioni sul tavolo non sono poche, alimentate dall'«incertezza dinamica di internet», come sottolineano le linee guida del "Codice Azuni" pubblicate sul sito dell'iniziativa: il divario digitale nell'accesso all'informatica, gli strumenti di policy, la tutela della riservatezza per i dati personali diffusi online. E ancora: le sfide della pubblica amministrazione per semplificare la vita dei cittadini o il sovraccarico informativo ( information overload)
rispetto alle capacità individuali di gestire i flussi di notizie.
Il primo passo, dunque, è di raccogliere opinioni, suggerimenti, intuizioni attraverso un confronto aperto su internet. A partire dalla tradizione dei forum, un laboratorio di proposte che da sempre ha contribuito allo sviluppo del mondo digitale. Diventa, dunque, un terreno fertile per elaborare una sorta di mappa delle "best practices" di progetti e regole nel mondo, in un'ottica comparativa. «Esistono già delle norme per internet, ma bisogna capirle a fondo anche nelle altre nazioni, per andare oltre dibattiti troppo superficiali», sottolinea Roberto Turatto, direttore del dipartimento Innovazione e Tecnologie del ministero di Corso Vittorio Emanuele. La consultazione aperta sul web permette di accumulare informazioni e di elaborarle con l'aiuto dei partecipanti: è un processo di "crowdsourcing" per valorizzare le conoscenze e le competenze del pubblico online. Ma resta un esperimento: «Se funziona vorremmo proporre un documento finale», aggiunge Turatto.
Il codice Azuni può diventare un testo da proporre all'attenzione di organizzazioni internazionali, come l'Ocse. «Sarebbe un contributo italiano al dibattito su internet», osserva Stefano Quintarelli, presidente di Eximia e membro del gruppo di lavoro al ministero della Pubblica amministrazione e innovazione. Il 14 settembre, inoltre, inizia a Vilnius l'Internet Governance Forum, un meeting annuale patrocinato dalle Nazioni Unite: il tema dell'edizione lituana è «Sviluppare il futuro insieme ». E il codice Azuni potrebbe essere un punto di partenza.










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