di Stefano Quintarelli
Si sta svolgendo da mesi un importante dibattito su Internet circa il bilanciamento tra tutela della reputazione e onorabilità, da una parte, e libertà di espressione dall'altra: un punto di equilibrio instabile persino nei mezzi di comunicazione con cui abbiamo decenni (tv, radio) o secoli di esperienza (stampa). Persone sono state diffamate on line con gravi effetti sulla loro vita personale o professionale ed anche contenuti di privati cittadini sono stati oscurati o rimossi senza decisione di un giudice.
La stampa è soggetta a regole dettagliatamente previste e i suoi limiti sono stabiliti dalla legge: ad esempio per diffamazione, ingiuria, obbligo di rettifica. E i blog? E i siti di privati cittadini? Oggi si tende a estendere semplicisticamente gli obblighi della stampa ai nuovi media. Un metodo contestabile almeno per due ragioni. La prima è che si estendono ai privati gli obblighi della stampa, ma non le sue garanzie. La seconda è che così facendo non si sfruttano le opportunità che le nuove tecnologie offrono. Supponiamo invece che le rettifiche debbano essere fatte senza alcuna rimozione o censura, ma con un nuovo articolo con le stesse caratteristiche della notizia da rettificare, e con l'inserimento in testa alla pagina dell'articolo diffamatorio delle parole "Rettifica in base alla legge tal dei tali", con il testo esplicativo della rettifica. Un vantaggio diretto sarebbe che il messaggio diffamatorio verrà qualificato come tale: chi fa una ricerca su Google non corre il rischio di trovarsi il contenuto diffamatorio senza vederne la rettifica. In più, con una semplice ricerca si potrebbe ottenere un elenco di tutte le rettifiche cui il blog o la testata on line sono stati obbligati, consentendo al lettore di valutare l'attendibilità della fonte. E tutto ciò senza che alcun contenuto venga rimosso, quindi senza alcuna censura.
Il tema è importante, ha a che fare con diritti fondamentali. La tecnologia determina una discontinuità che, se guardiamo con gli occhi rivolti al passato, pone solo problemi da inseguire. In questo caso invece ci offre la possibilità di fare un passo avanti alla ricerca di un nuovo equilibrio tra la libera espressione delle idee e la tutela della reputazione.
http://blog.quintarelli.it/










Di questo argomento penso che se ne sia parlato fin troppo, e spesso anche a sproposito, purtroppo i giornali hanno la spiccata tendenza alla semplificazione per cui passa l'errato presupposto che la rettifica serve a "rettificare" notizie false. Niente di più falso, se mi passate il gioco di parole.
In realtà si deve precisare che la rettifica non è altro che la verità di una parte, puramente soggettiva e talvolta anche falsa, che non ha alcun motivo per essere posta in evidenza più della verità soggettiva dell'articolista. Qualsiasi intervento che ponga maggiore enfasi alla rettifica rispetto all'articolo è, a mio parere, deleterio perchè impone un punto di vista soggettivo ad altro soggetto con ovvia violazione dell'art. 21 della Costituzione (io che ho un blog sono costretto a dire il contrario di quello che penso perchè me lo impone la legge). Inoltre è una illegittima interferenza nei rapporti tra privati, quindi soggetti posti sostanzialmente sullo stesso piano, che potrebbe avere ricadute anche a livello dell'art. 3 della Cost.
Qui non stiamo parlando affatto di diffamazioni, che sono solo un sottoinsieme del più vasto genere "articoli per i quali si chiede la rettifica". Se i due insieme coincidessero non avrei alcun problema ad accogliere soluzioni di tal fatta, fermo restando le criticità di ordine costituzionale, ma qui parliamo semplicemente di articoli che vengono ritenuti falsi o fuorvianti dall'altra parte, chiamata in causa, sulla base del suo insindacabile, soggettivo, parziale giudizio. Porre una enfasi alla sua personalissima "verità" sarebbe catastrofico per la libertà di manifestazione del pensiero in Italia.
Ecco perchè nell'ambito del rapporto tra privati, posti sostanzialmente sullo stesso piano (questa ovviamente è una affermazioni di principio, puramente teorica, come dire che un politico e un quisque de populo hanno diritto allo stesso processo, cosa che sempre accade....), è deleterio intervenire con una rettifica.
Ovviamente, nel caso in cui l'articolo che "da fastidio" si rivelasse anche realmente falso, oppure semplicemente diffamatorio (ricordo che nella giurisprudenza italiana può essere diffamatorio anche un articolo del tutto vero, ma eccessivamente enfatizzato a ridicolizzare l'altra parte), ci sono fin troppe possibilità di impedire il protrarsi del reato (con sequestro preventivo), e di ottenere il ristoro dei danni (cause penali e civili). Ma, ed è questo il punto essenziale, tale valutazione non può che essere demandata ad un giudice terzo, non certo al giudizio soggettivo, personale e sicuramente troppo interessato dell'altra parte in causa.
Un ultima considerazione mi sovviene: un blog che avesse tutti articoli con rettifica, pur essendo i suoi articoli del tutto veri e documentati (la rettifica si impone a prescindere della verità dell'articolo, come dicevo sopra), che grado di attendibilità avrebbe, agli occhi dei lettori?
Scritto da: bruno saetta | 01/11/10 a 11:06