L'autorità decide che cos'è la televisione
Di Stefano Quintarelli
La tv non è più quella di una volta e lo sarà sempre meno: sarà sempre più difficile distinguerla da un computer. Il broadcaster, del resto, non svolge più solo la selezione ed erogazione di contenuti in un palinsesto sequenziale (tv lineare), ma anche la gestione di un catalogo a disposizione dell'utente per l'accesso on demand (tv non lineare). Nel 2003 la Commissione europea ha avviato un procedimento di regolamentazione della nuova tv concluso nel 2010 con la Direttiva audiovisual media services, recepita in Italia il 15 marzo 2010. Il "servizio televisivo" è solo un di cui della categoria più ampia dei "servizi media audiovisivi": la direttiva regolamenta quelli "in concorrenza con la radiodiffusione televisiva". Il recepimento prevede una dichiarazione di inizio attività all'Agcom che deve anche produrre un regolamento individuante, tra l'altro, i criteri dei soggetti da ritenersi fornitori di servizi media, i concorrenti della vecchia tv. Viene anche data facoltà ad Agcom di disporre l'interruzione della ricezione di contenuti in violazione del diritto d'autore, ordinandolo anche all'operatore di rete (l'intermediario). La direttiva europea richiamava esplicitamente l'esclusione di responsabilità degli intermediari, ma il richiamo è assente nella norma italiana. I provvedimenti Agcom sono in corso di discussione in questi giorni; la loro approvazione da parte del Consiglio è già slittata a seguito del clamore sviluppatosi attorno alle bozze che sono trapelate. Le prime indiscrezioni riportavano che, per essere "in concorrenza con la radiodiffusione televisiva" fosse sufficiente una soglia ridicolamente bassa, ovvero un giro di affari annuo di 100mila euro in presenza di un catalogo di video fruibili on demand e/o di 24 ore settimanali di erogazione lineare. Le indiscrezioni raccontavano anche di previste azioni per una "cessazione immediata delle violazioni, senza lungaggini", misure nei confronti di siti sospetti con verifiche "eventualmente" necessarie, blocco di alcuni protocolli di rete e servizi di streaming, obblighi di oscuramento di siti che fanno riferimento a indici di contenuti protetti da copyright, eccetera. Non stupisce che l'approvazione del provvedimento Agcom sia slittata e che nulla trapeli delle nuove bozze. Sotto l'albero di Natale speriamo di non trovarci una sorpresa amara
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