2008.10.05 Obiettivo Leadership TECNOLOGIA, REGOLE, MERCATO: TUTTO SI TIENE Stefano Quintarelli Risale ai primi dell'800 la teoria dei ritorni decrescenti dell'economista David Ricardo: all’incremento di un fattore produttivo corrisponde una riduzione progressiva dell’incremento di prodotto. In ogni produzione esiste un punto ottimale nel rapporto tra input e output oltrepassato il quale si perde in efficienza. Solo nel 1990 Brian Arthur, economista del Santa Fe institute, ha pubblicato il suo saggio sui "Ritorni crescenti e la dipendenza dal percorso in Economia"; a differenza della teoria ricardiana, Arthur ritiene che a fronte di una unità investita in più, si ottenga un beneficio più che proporzionale. La teoria ricardiana descrive bene quanto avviene nell'economia dei beni fisici mentre la teoria di Arthur descrive cio' che avviene nell'economia dei beni immateriali. Le regole dell'informazione sono assai diverse da quelle dei beni fisici; nel mondo fisico produrre, riprodurre, archiviare, trasferire costa e richiede tempo. Nel mondo immateriale produrre costa e richiede tempo ma invece riprodurre, archiviare e trasferire sono attività con costi marginali quasi nulli. Quanto piu' i beni sono densi di informazione, tanto piu' essi sono soggetti alla legge di Arthur piuttosto che a quella di Ricardo consentendo creazioni di valore molto rapide. Secondo uno studio della Millward Brown, il marchio piu' forte al mondo e' oggi quello di Google, una azienda che ha appena compiuto 10 anni. Due principi dell'economia sono escludibilita' e rivalita. Si parla di escludibilità quando ad un individuo puo' essere impedito l'uso di un bene, ad esempio con la legge o con le regole, e di rivalità quando l'uso di un bene da parte di una persona limita la possibilità che altri lo utilizzino. I beni fisici sono certamente rivali e facilmente escludibili: se possiedo un bene non lo possiedi tu e se la polizia ce lo sequestra, nessuno di noi lo usa. I beni immateriali sono non rivali e difficilmente escludibili: se ti do un'informazione entrambi la possediamo; l'escludibilità dell'accesso e' ottenibile con la crittografia (almeno fin tanto che non viene decrittata grazie all'evoluzione della tecnologia). Mercato, tecnologia e regolamentazione sono fortemente correlate; nella "Società dell'informazione" piu' ancora che nel mondo fisico sono le tre dimensioni principali in ogni iniziativa economica, uno spazio all'interno del quale tutto si tiene. Ancor piu' che nel mondo fisico, nel mondo immateriale il successo di un'impresa e la sua capacità di generare ricchezza sono fortemente determinati dalla sua capacità di predirre gli sviluppi regolamentari (o influenzarli tramite azioni di lobby), conoscere gli sviluppi della tecnologia ed interpretarne l'effetto che questi avranno sul mercato. Non si puo' pensare che un mercato possa fiorire senza la presenza di regole adatte a indirizzarne e sostenerne lo sviluppo ed in assenza di adozione delle opportune tecnologie. Sarebbe un errore limitarsi a considerae solo uno di questi assi o ancora piu' in dettaglio solo ad alcuni aspetti di uno di essi. E' opportuna una riflessione di sistema che ponga al centro del dibattito il miglioramento complessivo e non solo interessi locali finalizzati a massimizzare un interesse di breve, per quanto legittimo. La regolamentazione sulla neutralità della rete, ad esempio, è un tema che diventerà caldo a Bruxelles e cio' che vi verra' deciso nei prossimi mesi avrà profondissime ripercussioni sul mercato tra qualche anno. Può un operatore di telecomunicazioni manipolare i flussi di traffico determinandone le priorità a suo piacimento ? il bene immateriale "priorita del traffico", per effetto di norme, sarà escluso dalla disponibilita' degli operatori oppure no ? Le conseguenze sono rilevantissime. Nel primo caso potremo avere fornitori di servizi in concorrenza su una rete che non entra nel merito delle comunicazioni (un po' come le strade) mentre nel secondo avremo dei fornitori di servizi verticalmente integrati con i possessori dei fili che potranno decidere chi offre servizi e chi no. Predirre gli sviluppi della regolamentazione e' assai difficile e talvolta foriero di sorprese, come ad esempio in occasione della bocciatura dei "brevetti del software" al parlamento europeo, nonostante la forte lobby esercitata dai produttori di software. Predirre gli sviluppi tecnologici e' invece piu' semplice. E' sufficiente guardare cio' che avviene nei laboratori di ricerca e nelle comunita' scientifiche oggi per conoscere gli ingredienti di cio' che sara' possibile domani. Non esistono pero' rose senza spine. Il frigorifero ha cancellato l'industria del ghiaccio, particolarmente florida nel nordamerica; l'aereo ha fatto altrettanto con i piroscafi; le macchine con la massa degli operai durante la rivoluzione industriale; i computer con le dattilografe; la posta elettronica con i servizi postali; le macchine fotografiche digitali con gli studi fotografici, e via distruggendo il presente obbligandoci ad innovare per il futuro. Un effetto di forte impatto sul mercato, causato dallo sviluppo tecnologico e' che alcuni beni che oggi sono fisici diverranno informativi e quindi abbandoneranno le limitazioni dei beni fisici descritte sopra per abbracciare la velocità e la dinamica dei beni immateriali, ponendo problemi nuovi e forzando ripensamenti del mercato e delle regole. Cio' e' evidente per la musica o per le notizie che in precedenza erano beni fisici ed oggi sono immateriali. Ma non finisce qui. Quando le stampanti tridimensionali (che producono degli oggettini di plastica) saranno ampiamente diffuse e di qualità sufficiente, le Barbie cesseranno di essere un bene escludibile e rivale per diventare un bene non rivale e difficilmente escludibile e arriveranno le "Barbie open source" da scaricarsi via rete e stamparsi a casa propria. E' possibile individuare in questo spazio Tecnologia-Mercato-Regolamentazione dei vettori di sviluppo in grado di accelerare la crescita del sistema ? Io credo di si e credo che su ogni piano si possa operare. Per quanto riguarda la tecnologia molto puo' essere fatto sia in termini di ricerca che in termini di divulgazione. Aiutare gli imprenditori a conoscere le innovazioni che avranno impatto prossimamente sulle loro attività è una iniziativa che puo' essere sostenuta dalle associazioni di categoria con il supporto di università e centri di ricerca. Per quanto riguarda la ricerca in sè, probabilmente sarebbe opportuno focalizzarsi su alcune aree in cui sia minore il rapporto tra costi della ricerca e potenziali benefici attesi per il sistema. Ad esempio grazie a delle nanotecnologie sara' possibile immagazzinare una quantità di energiasempre maggiore per unita' di volume. Più di 10 volte di piu' di quanto facciamo oggi. Analogamente dicasi per la conversione di energia dall'ambiente. La ricerca in queste aree presenta costi inferiori a quelle di altre attivita' (ad esempio la fusione a caldo) e possibili maggiori ricadute, direttamente nelle attività produttive ed indirettamente nei prodotti. Per quanto concerne il mercato, va osservato che il tessuto italiano e' composto in larga misura da aziende di piccole dimensione che, proprio a causa del loro numero e taglia, sono difficilmente orientabili verso obiettivi strategici di medio periodo. Esistono tuttavia alcuni settori che sono i grandi consumatori di tecnologie dell'informazione in grado di indirizzare gli investimenti e lo sviluppo. Sono la pubblica amministrazione, le banche e gli operatori di telecomunicazioni. Il ruolo del pubblico è quindi duplice: da un lato come grande cliente del mercato delle tecnologie e dall'altro come soggetto che definisce regole finalizzate allo sviluppo complessivo. Questo ruolo non è facile perchè promuovere il nuovo implica mettere in discussione l'esistente. La raccomandata elettronica, ad esempio, ha degli impatti positivi legati all'efficientamento complessivo del sistema, alla diffusione delle telecomunicazioni e dell'informatica e quindi all'innovazione dei sistemi informativi e dei processi, ma implica una probabile riduzione dell'attività del sistema postale. Il pubblico ha un dilemma davanti a sè: promuovere l'innovazione a vantaggio delle future generazioni o tutelare l'esistente a vantaggio di legittimi interessi consolidati ? Tutti amiamo il cambiamento, soprattutto quando riguarda gli altri. Marconi negli anni 30 invento' una prima versione del Radar, il "radiolocalizzatore" dedicandovi l'ultima parte della sua vita. Nella campagna vicina a Castel Gandolfo, nel 1933, dimostro' la sua tecnologia ad alti esponenti delle Regie Forze Armate. Su cosa investire ? su cose materiali tradizionalmente note (l'incrociatore) o su cose immateriali innovative (il radar) ? La marina preferi finanziare lo sviluppo di un piu' tradizionale incrociatore, contrariamente a quanto fecero le altre nazioni. Di fronte alle coste greche il 28 marzo 1941 la flotta inglese attacco' quella italiana, incapace di reagire nel buio della notte, lasciando in mare piu' di 2300 vittime. E solo allora i vertici dell'epoca capirono l'importanza del radar. Oggi come allora, pur senza lo spettro della guerra, occorre una forte leadership in grado di prendere decisioni e iniziative che siano utili a livello di sistema anche se magari legittimamente impopolari a livello di interessi locali. Prese queste decisioni il pubblico e le grandi imprese (pubblica amministrazione, banche e TLC in primo luogo) devono orientarsi per dare loro applicazione pratica, per non farle rimanere innovazioni sulla carta. Ma prima ancora è necessario che il pubblico si doti della capacità di conoscere, capire e valutare le innovazioni tecnologiche. In due parole, di cultura scientifica.