Strategie a rischio: Nel biennio 2003-2004 sono stati diradati gli interventi sui cavi: oggi gli utenti ne pagano le conseguenze. Soprattutto al Sud. Il rilancio di Pistorio.
TELECOM, C’E’ UNO STRAPPO NELLA RETE
Guasti a livelli record. Investimenti al risparmio nella manutenzione. Per puntare sulla banda larga

Nelle telecomunicazioni, dicono i guru, gli effetti delle cose che fai oggi li vedi a distanza di due o tre anni. Prendete la questione della rete di Telecom Italia: nei mesi scorsi è stata al centro delle polemiche sull’eventuale scorporo dalla casa madre e l’ipotetica, successiva quotazione in Borsa. Sul tappeto, oggi, c’è il tema della qualità.

Alla vigilia dell’accordo che dovrebbe siglare l’ingresso della Telefonica di Cesar Alierta e del gotha bancario nell’azionariato di controllo della società presieduta da Pasquale Pistorio e guidata dall’estate 2001 al settembre 2006 da Marco Tronchetti Provera, ci si chiede se l’attuale livello qualitativo della rete giustifichi qualche preoccupazione. La convinzione diffusa è che gli acciacchi dell’infrastruttura siano riconducibili alla riduzione degli investimenti di questi anni. Dovuta da un lato alla necessità degli azionisti di sostenere il peso dei debiti. E dall’altro alla riluttanza del gestore a investire in una rete che per legge è obbligato ad affittare ai concorrenti a «equo canone». Insomma una coperta corta, che ha spinto a ridurre i costi e a rivedere la politica degli acquisti di tecnologie, mettendo sotto stress (in parte benefico) l’intero sistema della fornitura.
Stanno davvero così le cose?
L’amministratore delegato di un’impresa che da sempre la vera per Telecom Italia descrive la situazione in questo modo: «Negli ultimi anni non si sono fatti adeguati interventi di ammodernamento e la mancanza di interventi strutturali ha fatto sì che i guasti si ripetessero. Un tempo ad esempio i cavi in rame venivano pressurizzati con l’azoto: la pressurizzazione sei-viva sia a proteggere i fili dall’acqua e dai topi, sia a segnalare eventuali rotture garantendo così un pronto intervento. Poi questo tipo di manutenzione preventiva, preziosa ai fini della qualità generale, è stato progressivamente abbandonato».

Come associazioni dei consumatori – dice Sergio Autocicco, presidente dell’Anuit – dal 2006 denunciamo l’aumento dei guasti alle linee telefoniche». Il fatto è confermato dalla stessa Telecom in un documento ufficiale, pubblicato a norma di legge sul suo sito Internet: la cosiddetta «Relazione sugli indicatori di qualità dei servizi di telefonia vocale forniti da Telecom Italia su rete fissa». Ne emerge che l’anno scorso, a fronte di un obiettivo del 13%, il tasso di malfunzionamento (rapporto tra numero di segnalazioni di guasti effettivi e numero medio di linee d’accesso) è stato del 14,9%, con punte del 18,9%, con un peggioramento del 10% sull’anno precedente. Si sta parlando di circa 4 milioni di guasti su 23 milioni di linee.
Il numero sale fino al 25% se si considerano le sole linee Adsl, dove però sono comprese anche tecnologie informatiche il cui cattivo funzionamento non può essere certo imputato all’ex monopolista telefonico.
A questo punto è intervenuta l’Authority delle comunicazioni, l’organismo presieduto da Corrado Calabrò, che ha avviato un procedimento di sanzione nei confronti del primo operatore. «L’azienda – dicono all’Agcom – ha attribuito i guasti agli allagamenti nel Nord del 2006, ma questo argomento non ci ha convinto, perché i malfunzionamenti riguardano anche zone non colpite dall’acqua. Naturalmente la Telecom adesso potrà fare ricorso»

Il problema della qualità della rete è molto sentito anche all’interno dell’azienda. Secondo quanto risulta al Corriere Economia, i punti chiave sono tre.
Il primo. Non è vero che gli investimenti nella rete sono calati. Quest’anno, tra l’altro, si passerà da 550 a 650 milioni di euro. Il fatto è che fino al 2000-2001 quei 550 milioni servivano a svolgere attività relativamente semplici, cioè ad attivare. un milione e a riparare 2,5 milioni di impianti telefonici l’anno. Mentre, da sei-sette anni, è arrivata la banda larga: e Alice, che nello spot familiare ha le simpatiche sembianze di Elena Sofia Ricci e Diego Abatantuono, sulla rete d’accesso pesa come un macigno. Tanto che gli interventi di attivazione sono passati da uno a quattro milioni l’anno e quelli di riparazione da 2,5 a 4,5 milioni. In altre parole: gli investimenti non sono aumentati in proporzione al nuovo carico di lavoro generato dal broadband.

Punto secondo. Alice indubbiamente piace al pubblico.
Ma questo successo sottopone la rete a uno sforzo molto più intenso. Come quando i camion passano sul pavé di un centro urbano. Il vecchio doppino di rame sta probabilmente arrivando al capolinea. E per sostenere il carico della banda larga, soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano, bisognerà prima o poi sostituirlo con la fibra ottica anche nell’ultimo miglio così com’è stato fatto da tempo nelle grandi dorsali e in altre linee. Tutto sta ‘a definire i tempi di quel «prima o poi». E’ questo infatti il rovello che impegna le meningi di tutti i telecomunicazionisti del mondo, ansiosi di capire l’effettiva reazione del mercato ai nuovi servizi offerti in banda larga, dalla videochiamata alla telemedicina, per graduare al meglio gli investimenti.
Il terzo punto è la manutenzione preventiva, ovvero gli interventi fatti per impedire il ripetersi dei guasti, come appunto la pressurizzazione dei cavi.
E questo il vero nervo scoperto di Telecom, perché nel biennio 2003-2004 l’azienda ne ha di fatto sospeso lo svolgimento per concentrare i suoi investimenti tecnologici nell’innovazione nello sviluppo della banda larga.
Con il riavvio della manutenzione preventiva a partire dal 2005, il «buco nella rete» di Telecom è in fase di attiva ricucitura attraverso interventi massicci sui pressurizzatori dei cavi, sui 150 mila armadi e sulle chiostrine, che sono oltre un milione. Ma, per la regola accennata all’inizio dell’articolo, se ne cominciano a vedere i risultati solo ora. Risulta infatti che nel primo semestre del 2007 (i cui dati saranno consultabili online sul sito www. telecomitalia.it alla fine del mese) il livello dei guasti sia sceso dal 14,9% al 14,2%. Nel solo 2007, alla manutenzione preventiva saranno destinati oltre 100 milioni di euro: ma per proseguire nel recupero qualitativo della rete, secondo gli esperti, un tale impegno finanziario dovrà essere mantenuto almeno per altri due o tre anni. Nel frattempo, azionisti permettendo, dovrebbe partire il piano di cablaggio 2007-2016, che porterà la fibra ottica in 1.200 città italiane con un investimento di 6,5 miliardi e una copertura del 63 per cento della popolazione.
Infine, come elemento di contesto non banale, vale la pena di aggiungere un fatto. La storia della rete di Telecom Italia – che a detta degli esperti resta una delle migliori del mondo – non è una peculiarità italiana.

Più o meno in tutti i Paesi occidentali, è in corso, come si diceva, una disputa tra gli ex monopolisti e i regolatori sulle condizioni d’affitto della rete ai concorrenti. Gli operatori chiedono di poterla offrire a prezzi commerciali. E, non riuscendo sempre ad ottenerli, in alcuni Paesi preferiscono ridurre gli investimenti nella «vecchia» rete e concentrare le risorse su un’infrastruttura nuova di zecca, la cosiddetta Ngn, acronimo inglese che sta per rete di prossima generazione. E’ quello che ha fatto, per esempio, la Teistra di Sol Trujillo in Australia realizzando una rete mobile a banda larga da 4 miliardi di dollari con una copertura del 98% della popolazione nel tempo record di dieci mesi. Anche Telecom Italia seguirà questa strada? Può darsi. Ma forse è più probabile che si cerchi una soluzione meno radicale.

Edoardo Segantini, 24/9/2007
Rapporto tra numero di segnalazioni di malfunzionamenti effettivi e numero medio di linee di accesso
Consuntivi 2006
Piemonte/Valle D’Aosta: 9,3%
Lombardia: 12,1%
Nord est: 10,9%
Centro nord (emilia romagna, marche): 12,2%
centro 1 (toscana umbria): 17,3%
centro (lazio, abruzzo, molise, sardegna) 17,2%
Sud1 (Campania, puglia, basilicata) 17,6%
Sud2 (Sicilia, calabria) 18,9%
Totale Italia: 14,9%