Discussione con Alfonso sulla Neutralita’ della rete

Alfonso affronta un tema difficile: cosa si intende per "neutralita’ della rete" ?

Sto dando una mano ad un tesista proprio su questa domanda.

Intuitivamente tutti capiamo, ma quando si tratta di formalizzarlo, e’ piu’ difficile.

La premessa é che bisogna capire che in una comunicazione si é in due, come in una relazione di coppia. Funziona se si é in due ed ognuno ha il suo pezzo cui badare.

Un minimo di storia: nel 1993 le organizzazioni di ricerca in Italia potevano collegarsi per mandare e ricevere posta elettronica da e verso Arpanet, usenet, bitnet, decnet, ecc. associandosi a I2U (Associazione utenti unix italiani) che con la società IUnet offriva il servizio a 2,4 milioni di lire l’anno piu’ il traffico (c’erano anche i gateway della BBS MCLink e Agora). Quando iniziammo la I.NET nel 1994 fissammo il prezzo a 2,4M senza traffico. I prezzi scesero velocemente, fino a 450Klire/anno e poi Niki Grauso pubblico’ assieme a Panorama  il primo dischetto Video On Line per collegarsi  pagando solo la telefonata; Era la nascita della remunerazione attraverso la cosiddetta "reverse interconnection".

I.NET imperterrita vendeva e molto a 2,4Mlire/anno alle aziende. come faceva ? in primo luogo assicurava che la linea telefonica del supporto tecnico fosse sempre libera e rispondesse subito (ovvero sovradimensionando l’assistenza tecnica, una voce di costo importante), la seconda e’ che assicurava di non trovare mai i modem occupati e di andare sempre a banda piena. Come ? facendo un rapporto utenti/modem rigorosamente inferiore ad 1/5 ed un rapporto banda_venduta/banda_disponibile, inferiore ad 1/5.

I.NET non era mai collo di bottiglia per le comunicazioni del cliente.

Dall’altro lato, offriva servizi di housing sempre con lo stesso concetto: I.NET non era mai collo di bottiglia. Se uno voleva assicurare che il suo sito fosse altamente visibile, la cosa piu’ ovvia era metterlo in I.NET.

I prezzi differenti, per avere garanzie differenti, ci sono sempre stati in Internet (e ci sono tutt’ora)
.

Questo non viola la neutralita’ della rete: il gestore non entra nel merito della comunicazione, ma il fruitore e l’erogatore si scelgono gli operatori di accesso che preferiscono, con le garanzie di "overbooking" che preferiscono e pagano di conseguenza.

Non ti piacciono le condizioni di overbooking offerte ? 1:5 e’ troppo per te ? ti accontenti di 1:30 ? (sui grandi numeri e’ piu’ che sufficiente), bene, scegli un operatore diverso e paghi meno.

Fai VoIP tra le sedi dell’azienda e vuoi un operatore che dia garanzie di latenza sulle tratte ? paghi il dovuto e l’operatore te lo fornisce. paghi di meno e ti accontenti del "best effort"

Questo e’ un passaggio  delicato.

A questo punto vi propongo una definizione di Neutralita’della Rete a livello di Trasporto (si puo’ parlare anche di Neutralità della Rete a livello di Applicazioni, ma lo faremo in una puntata successiva).

Un operatore garantisce la neutralità della propria rete a livello di trasporto  se garantisce il traporto dei bit ad un determinato "livello qualitativo" (inteso come livello di priorita’, latenza, o altro meccanismo), indipendentemente dal tipo di contenuto trasportato (*) attraverso tutta la propria rete, senza ostacolarlo, deteriorarlo né discriminarlo, nemmeno tariffariamente.

(*) una volta sarebbe stato sufficiente dire "indipendentemente dal numero di porta ed indirizzi sorgente e destinatario, ma oggi c’é la packet inspection ed é necessario generalizzare.

attraverso tutta la propria rete e’ importante, perche’ intende che il livello qualitativo, se garantito, deve essere garantito fino ai punti di peering.

Questo tentativo di "definizione", che e’ stato il frutto di una giornata di discussioni con colleghi su una collina intorno a Firenze, e’ abbastanza ben recepito dalla proposta dmin.it, dove della cosa se ne é discusso per giorni e giorni.

Intanto occorre definire cosa e’ "Internet".

Perche’ qualcuno potrebbe essere tentato di dire "no, io vado a 50Mbps verso la mia televisione via cavo, non e’ Internet; verso Internet c’e’ un gateway a 1200bit al secondo.."

in Dmin.it, dopo strenua argomentazione con urli che ci hanno lasciati afoni, siamo arrivati a dire "address space e porte IANA", ovvero, se usi le well known ports, i servizi standard e assegni indirizzi secondo uno schema descritto da IANA, allora e’ Internet. se usi la rete 10 al tuo interno, dato che quello e’ per definizione un numero riservato da IANA, allora e’ Internet. se usi per i tuoi utenti lo stesso spazio di indirizzamento del pentagono, allora vuol dire che veramente sei disconnesso dal resto del mondo e quello non e’ piu’ internet.

In Dmin.it siamo andati un filo oltre la Neutralità della rete, abbiamo detto che DEVE esserci sempre Internet best effort, se un operatore offre un seervizio di rete bidirezionale.

Abbiamo potuto farlo, essendo una RACCOMANDAZIONE.

Se un operatore si fa una rete di TV via cavo bidirezionale, Dmin.it raccomanda che questo operatore debba offrire anche Internet.

Abbiamo detto che

ogni operatore di reti bidirezionali (non DVB satellitare, ad esempio), quale la rete internet, dovrà comprendere nella propria offerta anche il solo servizio di accesso Internet.

Si sa mai, che qualcuno pensasse di fare una cosa chiusa tipo una Casa Chiusa che fu fatta un po’ di anni fa.

L’accesso dovrà essere "service agnostic", e dunque non potranno essere date diverse priorità al trasporto di diversi tipi di informazioni, a meno che ciò non sia richiesto dall’utente;

Cioe’, la condizione di default e’ che c’e’ Internet best effort, il resto, on top, deve essere una richiesta successiva.

dovrà presentare condizioni economicamente non discriminatorie rispetto alle altre offerte dell’operatore;

ovvio, ma non ovvio, se si guardano i cellulari…

dovrà avere caratteristiche tecniche (quali la larghezza di banda) che rientrino nello spettro delle offerte commerciali praticate dal medesimo operatore.

cioe’ non faccio la rete a 50Mbps con accesso a internet a 1200bit al secondo.

Cosa succederebbe se oggi un grosso operatore decidesse di non scambiare piu’ traffico con gli altri operatori in Italia al MIX ma lo facesse attraverso un collegamento strozzato che va negli USA ?

Succederebbe che quando andate a vedere il sito del vostro quotidiano o del servizio pubblico (RAI), fate il giro del mondo ed avete delle performance schifose, mentre se accedete ai contenuti del vostro operatore di accesso, avete delle prestazioni ottime.

Anche questa a ben vedere e’ una discriminazione, sebbene la rete sia neutrale.

per questo in Dmin.it abbiamo raccomandato che

gli operatori garantiscono l’interoperabilità dei servizi tra di loro, concordano ed assicurano livelli specifici di QoS (*) ai punti di peering (**) in modo tale da fornire agli utenti un livello di QoS definito in modalità end to end

(*) Quality of Service, inteso in senso ampio
(**) il punto dove gli operatori si scambiano traffico, ad esempio dove I.NET che ospita Repubblica, kataweb, borsa italiana, directa, ecc. scambia traffico con Telecom Italia (che ha i 3/4 degli abbonati di accesso)

Tema complesso la neutralità della rete, molto, molto articolato…

Mi piacerebbe leggere la vostra opinione…

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8 thoughts on “Discussione con Alfonso sulla Neutralita’ della rete”

  1. Giuliano Peritore

    La prendo alla lontana.
    Parlando di neutralita’ della rete (a livello di trasporto) si finisce sempre per parlare di QoS.
    Ma QoS, temo sia stato dimenticato, non significa “dare qualita’ (migliore) a un servizio”, bensi’ “peggiorare un altro servizio, in modo che il primo funzioni (forse)”. [E’ la differenza fra la definizione commerciale e quella tecnica.]
    Pero’ oggi si parla di QoS per servizi affamati di banda e se questi funzioneranno non sara’ per l’uso di tecnologie di QoS, ma perche’ la rete sara’ capiente abbastanza per loro, e quindi anche in grado di far girare i servizi piu’ leggeri. Anche senza QoS. Se la rete non ce la facesse non ci sarebbe QoS che tenga.
    Tutto finisce nella considerazione che una rete a larga (larghissima) banda veramente neutrale (senza QoS imposto) non e’ altro che un “best network”.
    Direi quindi che una rete neutrale e’: stupida (nel senso di non intelligente), “service agnostic”, a banda limitata dalla tecnologia disponibile (la tecnologia disponibile e’ quella compatibile con il prezzo retail), e senza meccanismi di QoS, di degrado artificiale o penalizzazione artificiose per direttrice di traffico/servizio. Insomma, molto simile al “best network”.
    Ma … “The best network is the hardest one to make money running” e quindi “That means it is also the perfect capital repellant, [which] implies a guaranteed loss to network operators, but a boon to the services on the ‘ends’.”
    L’ultimo virgolettato va comunque riconsiderato alla luce della sopravvenente/sopravvenuta polverizzazione dei ricavi dei servizi (tradizionali)…

  2. Michele Favara Pedarsi

    I miei “due cent” in risposta al tuo invito all’opinione:
    1) Esordisci parlando di bidirezionalità della comunicazione (“rapporto di coppia”), però poi questa bidirezionalità in qualche modo scompare nella definizione di neutralità che hai dato. Dal mio punto di vista una rete per essere neutrale deve ANCHE garantire la bidirezionalità (infatti ho apprezzato la raccomandazione di simmetria della quantità di banda up/down contenuta in dmin.it; in fin dei conti la simmetria è una conseguenza logica della bidirezionalità).
    2) Oltre a questo aggiungerei anche un altro fattore, che è la “costante reciproca comprensione” (come accade nel “rapporto di coppia”); che in soldoni si traduce sia nell’uso esclusivo di protocolli e standard aperti e pubblici, sia di una rete sempre accessibile da altri “operatori” (ma anche privati cittadini)… insomma, una “porta ethernet” sempre disponibile per i nuovi peers. Altrimenti si espone il fianco allo “scivolo” che descrivevi qualche settimana fa in un post.
    Come sintetizzare queste due cose in una definizione sintetica, e che include il concetto tradizionale di operatore, non saprei; dovrei pensarci meglio. Però mi sembra fondamentale che nel concetto di neutralità della telecomunicazione vengano mantenuti i due canoni della comunicazione sopra descritti, altrimenti rimane mera tele-trasmissione. Di fatto suggerisco di cambiare il termine “neutrale” in “naturale”, oppure manteniamo il termine (alla fine le parole sono solo convenzioni) ma facciamo in modo che neutrale sia il più naturale possibile 😉
    IMHO
    Ps: Giuliano, io invece sono concorde con Stefano nel parlare di “QoS in senso allargato”: politiche di gestione della banda end-to-end, concordate insieme e uguali per tutti i titolari di reti. E’ ovvio che l’over-provisioning sia meglio del QoS, però l’esistenza del QoS è indipendente dalle possibilità di over-provisioning. Quindi intanto la rete per essere neutrale deve garantire gli stessi livelli di servizio da un punto di peering all’altro, poi se è insufficiente a garantire i volumi per il singolo servizio… beh… prescinde dal concetto di neutralità. Sempre IMHO.

  3. Il “best network” è un sogno.
    Mio parere personale, lo è nel nostro paese, lo è per molti operatori, per non parlare poi di quelli virtuali ovvero senza propria infrastruttura di rete.
    Chi potrebbe non applicare alcun controllo, non lo fa, non gli conviene direttamente, se non sui flussi “premium” pcr=mcr, qualche contratto business di alto livello – rammentiamo che i 20 mbit di mcr non sono certo i 20 mbit che offrono cosi’ generosamente alcuni grandi gestori nazionali -.
    A mio avviso tuttavia vi è una importante distinzione operata sul QoS che rende una rete neutrale o meno; si tratta del controllo di traffico/servizi attuato col solo intento di sfavorire la concorrenza. Vorrei forzare il paragone al più bieco social engineering mirato.

  4. Giuliano Peritore

    Sarei portato, d’impeto, a concordare sul fatto che il “best network” e’ un sogno, ma non sono del tutto daccordo. Oggi la rete e’ di fatto un “best network” per moltissimi servizi.
    Devo invece precisare che nel mio post parlavo di QoS intendendo la QoS nella rete (e quindi non cooperativa con gli end point).
    La QoS end-to-end, invece, e’ cosa diversa. Salvaguarderebbe innanzitutto la visione di “End to end principles in systems design” che è basilare per internet, e funzionerebbe solo in due casi: se la rete fosse a banda infinita (nel senso di superiore a quanto serve per il servizio) oppure se la rete fosse in grado di trasportare la QoS.
    Nel primo caso serve solo se ci sono congestioni vicino agli end point (quasi o del tutto fuori dalla rete), nel secondo caso se la rete stessa rischia di essere un collo di bottiglia.
    Beh io penso che il secondo caso, salvo limitazioni artificiose stia diventando un problema sempre meno concreto…

  5. Larry Lessig dice che bisogna incentivare l’economia che favorisce l’abbondanza rispetto all’economia che favorisce la scarsità
    io sono d’accordo.
    se per risolvere un problema devo investire per mettere un filtro o aumentare la capacita’, va investito per aumentare la capacità.
    se pero’, come temo, non ci sara’ banda a sufficienza, mi aspetto che diventi pratica ababstanza comune prioritizzare il traffico VoIP e degradare il P2P a banda residua.
    la domanda e’, imho, sara’ dichiarato ? e gli utenti saranno informati ? e tutto il traffico sara’ tratatto nello stesso modo, regardless of src/dest ? e non ci saranno tariffe differenziate ? e il best effort di base sara’ sempre una opzione disponibile per il consumatore ?
    dmin.it rulez

  6. In linea di massima il concetto è esemplare.
    Tuttavia investire in metodi di filtraggio è poca cosa; investire in acquisto di banda ha un altro sapore.
    Il P2P è criminalizzato, per certo, ma quali vantaggi offre in realtà? L’unico traffico legale che mi viene in mente al momento sono rilascio di linux distro, voip e poco altro.
    Tutto il resto è mero scambio illegale di materiale prottetto da copyright, la qual cosa mi potrebbe interessare il giusto se non fosse che fagocita banda che potrebbe essere riservata a servizi più utili quand’anche alternativi al P2P.
    E allora si fa traffic shaping.

  7. La neutralità della rete – Come?

    Sia Quintarelli che Alfonso Fuggetta hanno parlato in questi giorni della Neutralità della rete e dei costi. Ma rete potrebbe o dovrebbe essere neutrale?
    Il mio è un parere facile e poco filosofico. Si la rete deve essere neutrale e i suoi costi …

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