Vita dura per gli incumbent

Bell’articolo di Sacco e Pennarola sul Sole di giovedi scorso

Vita dura per gli incumbent
    Non è solo il network: la separazione del servizio dal trasporto impone una ridefinizione per tutti i protagonisti    DI FERDINANDO PENNAROLA E FRANCESCO SACCO
D i questi tempi è sempre più dura la vita dell’incumbent. I margini si restringono, la concorrenza aumenta, il settore si internazionalizza, le Authority premono e i governi spingono. Anche se, come nella vita, tutto è relativo.
Gli incumbent europei sono colossi che hanno in media circa 35 miliardi di fatturato che spaziano dagli 82 miliardi di Dt ai 9 di Telekom Austria. Di questi, il 39,7% è fatto all’estero: il più esterofilo è Telia Sonera con il 72%, il più "domestico" Telekom Austria con il 6% e Telecom Italia a poca distanza con il 19. A fronte di questi introiti, la loro redditività è notevole (Ebitda rispetto ai ricavi): 36,5%, con Portugal Telecom come campione con il 42,4%, seguita da Telecom Italia con il 40,6% e Bt come ruota del carro al 28,4%.
Nonostante guadagnino piuttosto bene, la situazione finanziaria di questi colossi non è proprio rosea. In media hanno un indebitamento di 24 miliardi di euro, che spaziano dai 51 miliardi di Telefonica al misero 1,5 di Telia Sonera con un rapporto medio tra debito netto ed Ebitda di 1,8 (Telecom Italia indossa la maglia nera: 2,9 volte; Telia Sonera, all’opposto, è il più virtuoso: 0,6 volte). Questa notevole mole di debito è ripagata da un altrettanto consistente cash flow operativo che è in media di 8 miliardi di euro, variando da un massimo rappresentato da Telefonica (14 miliardi circa) a un minimo occupato da Portugal Telecom.
Il cambiamento che questi placidi giganti devono affrontare è strutturale: devono cambiare in corsa la rete, il proprio "impianto" produttivo. L’evoluzione della tecnologia, infatti, impone a tutti gli operatori di migrare verso reti full-Ip nelle quali tutte le informazioni (voce, video, dati) sono incapsulate in "pacchetti" e trasportate sullo stesso cavo. I vantaggi delle reti full-Ip, chiamate anche Next Generation Network (Ngn) sono notevoli. Di fondo, la maggiore innovazione che portano è la separazione del servizio dal trasporto. In passato, i servizi (come la voce) erano "embedded" nella rete. Crearne uno nuovo comportava grandi investimenti in hardware molto specializzato. Per questo il livello di innovazione del settore è stato a lungo piuttosto basso. Separando il servizio dal trasporto e facendo viaggiare soltanto "dati" si ottengono grandi cambiamenti che hanno delle conseguenze non del tutto evidenti.
Innanzitutto, c’è un notevole beneficio in termini di costi di gestione. Non solo perché è meno costosa la sua manutenzione (ad esempio, Bt stima di risparmiare con il suo 21st Century Network circa un miliardo di sterline l’anno di solo personale a partire dal 2008) ma anche gli stessi apparati sono meno specializzati e, in proporzione, più economici, godendo in buona parte di esternalità positive dall’ultracompetitivo settore informatico.
Inoltre, dovendo trattare tutte le reti la stessa "materia prima" (bit), diventa più semplice creare servizi che funzionino su reti ibride, in parte fisse e in parte mobili, o che servano utenti nomadici. Ma, soprattutto, diventa più facile creare ed erogare servizi. Il Voip, le videoconferenze, le reti private virtuali sono alcuni esempi. Creare servizi diventa tanto facile che questi possono anche non essere "contigui" alla rete. Per esempio, possono essere legati a un set-topbox che mi permette di vedere l’Iptv. Il che comporta anche un effetto indesiderato per gli incumbent e per loro molto preoccupante: la perdita del monopolio tecnologico sui servizi erogati sulla propria rete. Per capire la portata di questo pericolo basta considerare che il traffico voce rappresenta anche il 60-70% dei ricavi di un operatore medio. E la voce come servizio di rete può essere sostituita dal Voip come servizio voce su una rete dati, con costi incomparabilmente più bassi. Questo dipende dal fatto che storicamente le reti dati, meno richieste, erano un servizio sussidiato con gli extra-ricavi del servizio voce. Adesso che sta accadendo il contrario, è difficile gestire senza traumi la transizione.
Per molti incumbent il cambiamento è già iniziato da qualche anno ma ha finora interessato il funzionamento dell’infrastruttura e non si è ancora spinto oltre l’ultimo miglio. Adesso, però, a spingerli in questa direzione è la necessità di innovare. E le novità all’orizzonte sono tante.
Le reti full-Ip, separando i servizi dal trasporto dei dati, ridisegnano completamente la competizione tra gli operatori. Sulle reti mobili, ad esempio, in Italia da pochi giorni sono iniziati i servizi di telefonia di Coop. Gli operatori virtuali, che con tanta lentezza e difficoltà sono arrivati anche sul mercato italiano, quelli cioè senza le infrastrutture di rete, saranno una normale categoria tra le aziende di servizi nel campo della comunicazione.
Inoltre, le Ngn sono in grado di distinguere tra le patate e le pepite. È possibile infatti ipotizzare servizi (e pricing) differenziati a seconda che si trasporti la voce o una radiografia medica, o un flusso dati di una televisione commerciale. Si tratta di un mondo completamente nuovo per gli incumbent.
In conclusione, siamo alla soglia di una ridefinizione completa del settore delle telecomunicazioni: nuovi operatori, nuovi servizi, confini settoriali completamente da ridisegnare. Proprio una vita dura quella degli attuali incumbent!

 

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