Deutsche Telekom presenta i risultati semestrali: profondo rosso per la rete fissa

DT ha fatto metà dei ricavi fuori dalla Germania, prevalentemente mobile e prevalentemente USA.

Il dramma, anche in Germania, e’ la parte domestica e in particolare la
rete fissa. A differenza di Telecom Italia DT pubblica i dati
disaggregati della rete fissa in germania:
Ricavi: -7,5%
EBITDA: -18,8%

Qui ci sono i dati di Deutsche Telekom e qui quelli di Telecom Italia.

Faccio dei raffronti con Telecom Italia e con SPPY (same period, previous year)

Ricavi: DT +3,5% a 31 miliardi; Telecom Italia: +0,3% a 15 miliardi
EBITDA: DT 9,6 miliardi (-2,1% SPPY),  TI 6,3 miliardi (-3,1% SPPY)
EBITDA margin: DT 31%, per raffronto TI 40,8% 

Bt mi pare ancora la migliore del lotto, se non come valori assoluti, come tendenza.

I ricavi di DT mi sembrano confermare in pieno la mia tesi della non remunerabilità della rete fissa.

Su Telecom Italia, a sostegno della mia idea di One Network, dicevo:

  • Ricordo che i risultati semestrali mostrano un calo dell’EBITDA
    domestici (del margine) del 9,2% con una sostanziale tenuta dei ricavi
    del mobile. E’ mia personale opinione (non suffragata da dati) che il
    calo di EBITDA della rete fissa sia maggiore di quello del mobile e
    quindi ben oltre il 10%

L’unica opzione che vedo e’ quella di un cambiamento delle regole
del gioco che assicuri che tutti gli operatori concorrano alla
remunerabilita’ della rete fissa (che sta anche alla base degli
operatori mobili (le celle si attaccano li’)) compatibile con un piano
di investimenti  le cui priorita’ strategiche, in termini di servizio
al paese, siano definite dalla politica (considerando impatti
socioeconomici di breve e lungo periodo)

Diversamente credo che assisteremo a una tragedy of the commons e a quel punto sì che lo Stato dovrà intervenire.

Mi sembra che la strada che si inizia a intravedere sia quella giusta. Ci vuole piu’ decisione, pero’, ma l’incertezza legata agli azionisti di Telecom, non aiuta.

Scrive infatti Carmine sul Sole di oggi:

  Per questo, sia il ministro delle
        Comunicazioni Paolo Gentiloni sia il presidente dell’Agcom
        Corrado Calabrò guardano con interesse alla  creazione di una
        sorta di consorzio che coinvolga Fastweb e magari altri gestori.
        Una scelta già adottata dall’Authority per le comunicazioni
        francese, che tuttavia nel caso italiano presenta diverse
        incognite.
  La prima ipotesi (accennata
        dall’amministratore delegato di Telecom Riccardo Ruggiero
        nell’ultimo incontro con gli analisti) è una separazione
        societaria con ingresso di partner di minoranza. In questo caso
        potrebbero farsi avanti i fondi ma in teoria anche altri
        operatori.
  La seconda via, al momento più probabile, è una
        semplice separazione funzionale che si accompagni però a
        investimenti in cooperazione. Senza intrecci azionari tra
        gestori ma solo con un piano, in accordo con le Authority, per
        dividersi le zone di investimento e concedersi in modo reciproco
        accesso alle infrastrutture così realizzate.

La "seconda via" non aiuterebbe in quanto continuerebbe ad incentivare il free riding perche’ ogni impresa sarebbe monopolista locale sugli utenti collegati. La prima, con partecipazione di tutti, invece sono convinto che possa funzionare, magarè con finanziamenti pubblici (magari europei dai fondi strutturali), e cosi’ anche con una "guidance" del governo sulle strategie di medio periodo. Magari facendo ridere la fibra fino a casa (FTTH).

Tutto da rileggere, a distanza di poco piu’ di sei mesi, questo post.

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