Tomorrow never knows

Il futuro dell’iter di separazione della rete e’ incerto. Questo e’ il senso dell’articolo di Carmine.
Non e’ pensabile che sulla una delle 2-3 principali infrastrutture del paese e strategicamente ed economicamente probabilmente la piu’ importante, il governo "does not have a say"

Detto in altri termini, mentre il governo precedente ormai era allineato sull’output desiderato (separazione e rete in fibra), del prossimo non si sa quale sara’ l’orientamento (non e’ sufficiente dire "il precedente era favorevole" per desumere che "il prossimo sara’ contrario"). E le pressioni per rimettere le cose in discussione sono molte e ciascuno a suo modo, ci prova.

Non è un mistero che nel piano per arrivare alla separazione della rete il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, avesse trovato nell’entourage di Palazzo Chigi (e non solo nell’ex consigliere di Prodi, Angelo Rovati) qualcosa che era più di una sponda.
Quasi inevitabile che in questa fase subentri una certa dose di cautela. Tra i commissari dell’Autorità c’è chi ha più di qualche dubbio sull’opportunità di forzare la mano se Telecom dovesse rinunciare al suo autonomo progetto di scorporo. Anche perché quella norma elaborata a tempo di record dal ministro delle Comunicazioni per dare più poteri all’Agcom è poco più di un ricordo. Inserito in tutta fretta nel Ddl Bersaniter che giace al Senato tra le riforme mancate dell’Esecutivo, il rafforzamento dell’Autorità in materia di rimedi regolamentari sulla rete ebbe un peso decisivo sulla scelta degli americani di At&t di abbandonare la trattativa con Marco Tronchetti Provera.
Il resto è storia nota. Al gigante delle telecomunicazioni Usa è subentrata l’alleanza tra i poteri finanziari italiani e l’ex monopolista spagnolo Telefonica. Dopo una lunga incertezza, gli azionisti di Telco hanno trovato un compromesso sulla scelta del tandem Bernabè-Galateri, gradito a Palazzo Chigi e alla stessa Autorità che dopo le tensioni con Tronchetti Provera, Pistorio e Ruggiero sperava da tempo in interlocutori più disponibili al dialogo.
Un dialogo che, avviato con buone prospettive, ora torna in salita. Con un nuovo Governo alle porte, Calabrò rischia di perdere il sostegno che non gli ha mai fatto venir meno il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. E perderà anche l’assist che dietro le quinte gli stava preparando il ministero dello Sviluppo economico: un piano di sostegno pubblico alla nuova rete a banda ultralarga che richiedeva come presupposto la neutralità dell’infrastruttura tra Telecom Italia e concorrenti.
Ma non è tutto. Perché anche tra i competitor dell’ex monopolista il vento sarebbe cambiato. Vodafone, entrata nella telefonia fissa con l’acquisizione dell’operatore Tele2, è il competitor più determinato a raggiungere la separazione almeno dell’"ultimo miglio".
Per quasi tutti gli altri, a partire da Fastweb e Wind, lo scorporo a questo punto presenta più rischi che opportunità. La prima incognita è costituita dalle contropartite che l’Autorità di Calabrò potrebbe decidere di concedere a Telecom sul mercato al dettaglio; la seconda è legata all’eventuale societarizzazione, che se limitata all"’ultimo miglio" potrebbe diventare uno strumento per scaricare inefficienze senza risolvere i problemi di concorrenza e sviluppo del network. 

Secondo me c’e’ incertezza, ovvero no si sa se sara’ di nuovo in discesa o se diventera’ in salita. Se dovessi scommettere, io ricordo Fini che ha detto che il piano Rovati era la cosa giusta proposta nel modo sbagliato…

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