Louis Vuitton cerca di bloccare una campagna per il Darfur per una presunta violazione di proprieta’ intellettuale.

PosterSe fossimo in 10.000 a pubblicare questa immagine (o a comprare le
magliette o il poster, vedi oltre) vorrei proprio vedere Louis Vuitton a chiedere i
danni a tutti.. E nel frattempo contribuiremmo a ricordare la vicenda del Darfur.

Il Darfur è una regione del Sudan, in centro africa, dove è in corso un genocidio. Secondo le nazioni unite sono piu’ di 300.000 morti.

Nadia Plesner e’ una illustratrice che ha fatto delle magliette e questo poster per una campagna di raccolta fondi per il Darfur.

"How can Paris Hilton make more front covers than the genocide in
Darfur? So, I “pimped” a victim, to see if it worked. And it did!”
Her campaign indeed generated a lot of attention, but not for the
right reasons. For her “Simple Living” campaign, Nadia decided to
dress-up a Darfur victim with a Louis Vuitton-inspired bag, and a Paris
Hilton-style accessory dog.

"Come può Paris Hilton fare più copertine del genocidio del Darfur ?" si è chiesta, ed allora ha disegnato una vittima del Darfur con accessori che possono ricordare quelli della Hilton.

Louis Vuitton le ha intimato di smettere e le chiedono 20.000 dollari al giorno finchè continua. (attenzione, non riproducono il marchio, solo ricordano la borsa; forse LV avrebbe fatto meglio a sponsorizzare un campo profughi o organizzare una raccolta fondi).

Se volete saperne di più sul conflitto del Darfur, potete sempre guardare su Wikipedia, leggere questa informativa del Senato, o  guardare Italian Blogs for Darfur. (e magari ricordare il film Hotel Rwanda, male non fa).

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2 thoughts on “Louis Vuitton cerca di bloccare una campagna per il Darfur per una presunta violazione di proprieta’ intellettuale.”

  1. mh, questo tipo di stunt mediatici mi sanno tanto anni 90. Forse per questo ci si prova ancora con un marchio ‘vecchio’. C’e una lunga tradizione in questo tipo di strategie ed ad abusarne si colpisce sempre il piu’ debole. Ad ogni modo come riflessione personale aggiungo che su internet stride in modo particolare visto che e’ molto piu’ facile cercare informazioni e quindi colpevolizza l’eventuale acquirentepiuttosto che il ‘brand’ e, in questo caso, non mi sembra sia la strategia migliore. In piu’ visto che la tecnica non e’ nuovissima si aggiunge l’antipatia del sospetto che all’autore non interessi altro che una visibilita’ personale.

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