Primo miglio a proprietà diffusa ?

Mi chiede jecko:

Stefano, forse sono OT, ma tu cosa pensi della possibilità di diventare  proprietari del proprio tratto di fibra?  (http://www.newamerica.net/files/HomesWithTails_wu_slater.pdf)

l'idea e' analoga a quella di Alfredo.
teniamo presente che il "primo miglio" (visto dal punto di vista ell'utente, non e' piu' l'ultimo) in fibra può anche essere di 100Km. sara' certamente meno, ma il concetto e' che c'e' (almeno) un livello gerarchico in meno rispetto alle reti attuali dove il primo miglio e' 1,5Km mediamente. Ovvero, in un raggio di 1,5Km da una centrale (stadio di linea) ci sono tutti gli utenti che afferiscono a quella centrale. (un'area di 7Kmq).
con ftth, ragionevolmente si circa decuplica la lunghezza, l'area diventa di centinaia di Kmq. esistono due modi per fare la copertura:

  1. far partire da un nodo centrale una fibra che va in ogni abitazione (una fibra per ciascuna abitazione o per ciascun edificio) altrimenti detto "point to point" o P2P
  2. far partire da un nodo centrale una fibra che poi si dirama con uno splitter ottico passivo (vedi immagine) a qualche chilometro dalla centrale e poi a qualche chilometro dall'edificio si dirama di nuovo e poi all'ingresso del palazzo si dirama di nuovo.(altrimenti detto "gerarchia pon")

Nel caso 1, posso avere tutta una fibra o un colore a mia disposizione, che e' bellissimo, ma i tubi che arrivano vicino alla centrale devono essere enormi. oppure metto piu' centrali ma mi perdo il beneficio di liberare edifici pregiati nei centri citta' (che peraltro in italia la gestione precedente di Telecom si e' gia' venduta in larga parte…)
Nel caso 2, la banda viene affettata a livello ottico lungo la "gerarchia" PON

ora, io a casa mia, farei volentieri la 1), vediamo come andrebbe a finire:

fin dove devo tirare la fibra ? non e' pensabile che la tiri fino a 10km. mi costa una cifra. dovremmo metterci d'accordo tutti a livello di quartiere e farlo tutti assieme per minimizzare l'incidenza delle opere civili per la fibra tra il quartiere e la centrale piu' vicina. 
ma nel mio palazzo oltre la meta' dei condomini non vuole avere Internet e anzi un quarto degli stessi ha disdetto o sta per disdire la rete fissa.
ma se non ci stanno loro, diventa troppo costoso per i pochi che lo vogliono, pero' sappiamo che nel medio-lingo periodo e' benefico per tutti, quindi dobbiamo farlo. senno' uno  dice "perche' fare le autostrade ? io vado per la provinciale che va piu' che bene".
allora si dice "e' obbligatorio". si fa una legge che dice "ognuno deve pagare per la propria fibra e va messa giu entro x mesi". a chi do i soldi ? facciamo migliaia di cooperative ? e arriviamo in migliaia alla centrale ? ci vuole pianificazione. allora si dice "c'e' un  soggetto unico, in una determinata zona, che lo fa per tutti e tutti paghiamo quello. Poi la rete e' di ciascuno per il proprio pezzettino per la propria fibra"
E se una ruspa la rompe ? facciamo una sorta di mutua per coprire anche i guasti che ci saranno, in modo che non solo i danneggiati debbano coprire i propri danni, ma dandoci mutuamente reciproco sostegno. Facciamo un bel contratto quadro con dei manutentori, tanto in un dato momento ci saranno sempre dei guasti da sistemare.
E le inefficienze nella realizzazione ? ci sono di certo, come in ogni opera condominilae, figuriamoci a livello di quartiere!, ma diversamente non e' realizzabile!
A che punto siamo arrivati ? che abbiamo una rete di proprieta' collettiva i cui costi di gestione sono sostenuti dalla collettivita'. Ma lo Stato (o meglio, "il pubblico") e' esattamente questo….

Allora, se la cosa deve essere fatta con intervento "pubblico", e deve essere fatto a lotti per quartieri o citta' e se deve esserci una imposizione in modo da spalmarne i costi, allora cerchiamo la topologia con il miglior rapporto benefici/costi,… e una gerarchia PON costa meno di una rete P2P e (mi pare) sia gia' adeguata.

Ad un meeting all'OECD sono girati numeri con un differenziale di prezzo tra il 10-20% fino al 100%. ovvero, se P2P costa 1,2PON, allora no brainer, si faccia P2P, ma se P2P costa 2PON, beh allora la domanda bisogna farsela.

La domanda sorge spontanea: e' possibile fare una gerarchia PON con attribuzione dei costi ai soli interessati ? Nel mio caso, essendo l'unico interessato, avrei tutti i costi relativi a tutto il percorso e a tutta la manutenzione, fintanto che negli anni si attaccano alle varie diramazioni altri utenti. Ma io non sono disponibile a farlo solo per me, e ricadiamo pari pari nella situazione di prima.

Allora una rete "pubblica", ovvero di tutti, con il relativo onere a carico di tutti perche', anche se non interessati, e' base del bene collettivo e non possiamo sacrificarlo a egoismi locali, per quanto giustificati.

Questo implica che debba essere "statale" ? A mio avviso no. Ma occorre che "la politica" (diritto dovere di darsi delle regole) stabilisca cosa fare e chi paga. Se poi il meccanismo piu' effieciente e' il privato con una concessione o il provato con una partecipazione pubblica o totalmente pubblico, e' tutto da discutere e possono esserci molte idee.

Io ho la mia, ma non la ho mai detta a nessuno… 😉

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8 thoughts on “Primo miglio a proprietà diffusa ?”

  1. Ne abbiamo parlato diffusamente con Alfredo all’ultimo RomeCamp. Come sottolinei tu l’idea è buona ma ci vuole un progetto “di scala” che possa ingolosire politica ed investimenti.
    Ragionandoci un po’ siamo giunti alla conclusione che un tentativo si può fare a livello di piccoli comuni (sotto i 5.000 abitanti) “ricchi” e soprattutto attenti alla sostenibilità, perché questo è un progetto di sostenibilità bello e buono.
    I nostri calcoli ci hanno fatto dire che la spesa media per famiglia (installazione + manutenzione), spalmata in un arco di diciamo 10 anni, non supera l’attuale spesa (canone Telecom + canone Sky + canone Rai) con però tutti gli evidenti vantaggi di avere la fibra “pubblica” e diffusa.
    Questi conti non tengono conto (sigh!) di eventuali finanziamenti pubblici o interventi di privati che pur di diventare competitivi con i loro contenuti potrebbero perfino essere disposti a finanziare parte dell’operazione (penso a cable networks, ad esempio, ma qui sei più esperto tu).

  2. Caro Stefano,
    non metterla troppo complicata.
    Il motto, ormai abusato, è …YES WE CAN!
    In sintesi:
    – 15 miliardi di Euro (investimento per realizzare una rete ottica nazionale, stime max) diviso 20 milioni di famiglie e quasi 5 milioni di imprese fanno 600 Euro circa a testa + 400 per i lavori di elettricista e muratore in casa = 1.000;
    – 700 milioni di Euro (quello che spende Telecom di manutenzione), sempre diviso come sopra, fanno 1 (UNO!) bimestre di canone. Gli altri 5 bimestri pagano l’investimento.
    CIOE’: si fa l’investimento, si paga ancora il canone per qualche anno (per ripagare l’investimento, NON a Telecom!) e poi si paga solo la manutenzione (6 volte meno del canone, …e almeno si sa perché si fa).
    KEEP IT SIMPLE! L’Italia è il paese dove le coe non si fanno, perché si parla tanto, si complicano gli affari semplici (come questo) e, intanto, qualcuno sempre ci marcia.
    QUESTA E’ UN’OTTIMA OCCASIONE PER FARNE FINIRE UNO, dei soliti magna-magna!
    Saluti a tutti,
    Alfredo, abregni@iperv.it
    Per chi interessa: http://www.lulu.com/content/2682189.

  3. Ciao Stefano.
    Finalmente sei entrato in merito alla realtà.
    La fibra che ride è un progetto bellissimo ma applicabile
    solo in parte, per chi se lo può permettere….
    @ Alfredo:
    Voglio vedere quante delle 20 milioni di famglie accetteranno di spendere 1000e di questi tempi….
    forse le solite 6 milioni (quelli che si muovono nei ponti festivi e se lo possono permettere…..) 😉

  4. Alfredo, con 15 Bn non fai nemmeno una PON, temo. cmq. non cambia il senso del mio ragionamento.
    Deve essere una decisione collettiva, aka politica.
    poi si soldi si trovano.
    E “ciascuno contribuisce con il suo pezzo” = “tutti contribuiscono a tutto”, solo che magari proporzionalmete al reddito. IMHO.

  5. Io pagherei anche 2pon per averla p2p… poi uso un colore per un amico, un colore per un altro amico, un colore per un altro amico, un colore per la rete pubblica, un colore per la rete privata X, un colore per la rete privata Y… cioe’, visto che me la devo pagare, me la voglio anche configurare come mi pare; per stare tranquillo che nessuno possa piu’ vendermi un “avviso di chiamata”, “visualizzazione numero chiamante”, “traffico al secondo/minuto/kb/kg/hz/watt”. Pago l’omino che va in centrale a switcharla (o l’apparato per switcharla da remoto). Ma la voglio configurata a piacere. Quanto costa a cranio?

  6. Io penso che i conti che fai sulle persone che non si stanno staccando dalla rete fissa siano un po’ abbondanti, Vodafone ci spererebbe ma secondo me non sono così tanti.
    Per quanto riguarda la manutenzione delle linee secondo me Telecom spende tanto e fa poco, è una mia sensazione ma segue le urgenze, ripara i guasti manca sicuramente manutenzione evolutiva dell’ultimo miglio.
    Non hai tenuto in conto il risparmi energetico sia degli splitter ottici passivi sia del fatto che verrebbe eliminato un livello di distribuzione con meno apparati da alimentare e stanze da raffreddare.
    La scelta è politica ma in due anni che ne parli qualcuno ti è stato a sentire?

  7. Stefano tu continui a dire che con 15 Bn una PON non si fa, ma io sono pronto a dimostrare il contrario … e pensa che per la dimostrazione non ho nemmeno bisogno di scomodare la mia laurea in ingegneria elettronica ne i 25 anni di lavoro nel settore … sono sufficenti le capacita’ di un bambino delle elementari.
    In primo luogo segnalo che per assicurasi un taglio come minimo del 50% dei costi e’ sufficiente far realizzare questa opera ad un insieme NUMEROSO di piccole aziende LOCALI sotto il controllo locale. Sappiamo fin troppo bene come i costi riescano a lievitare vorticosamente quando abbiamo la catena dei sub-sub-sub-appalti.
    Escludendo gli apparati attivi (di cui non stiamo parlando) le tecnologia in gioco (stesura di cavi con eventuali scavi) presuppongono manodopera con competenze tecniche ridicole facilmente reperibili e coordinabili.
    In secondo luogo per capire come e perche’ questa rete debba nascere BOTTOM-UP e cioe’ dalla periferia e’ sufficente riflettere sul fatto che proprio con i costi che hai pubblicato tu (1Km di cavidotto costa 50.000 Euro ed 1Km di fibra costa un cinquantesimo) rendono LAMPANTE come RIUTILiZZARE i cavidotti gia’ in essere produrrebbe un risparmio vertiginoso, ed e’ altrettanto lampante che la conoscenza dei cavidotti riutilizzabili e’ una conoscenza della periferia e non di chi vuole operare centralmente.
    Il livello centrale deve fare una sola cosa: stabilire gli standard tecnici ed i frame economici ossia le eventuali compensazioni economiche tra aree con costi di realizzazione diversi. (servizio universale docet)
    Quantro sopra e’ sempre la stessa identica idea che da 2 anni, Alfredo ed io, cerchiamo di diffondere, noto con piacere che piu’ passa il tempo e piu’ essa viene presa seriamente in considerazione (ad agosto gia’ mi sembravi un po piu’ scettico http://blog.quintarelli.it/blog/2008/08/ftth-obbligator.html) spero solo che essa venga realizzata prima che sia troppo tardi e quindi prima che il solito gruppo di pseudo-imprenditori oligarchici consumi per l’ennesima volta tutte le risorse della colletivita’ spacciandosi oltretutto per salvatore della patria e diffusore di innovazione.
    E’ opportuno annotare che le reti PON possono essere declinate in modalita’ ethernet (EPON, GEPON standard IEEE 802.3ah) o in modalita’ derivata dall’ATM (GPON standard ITU-T G.984) e pur essendo praticamente equivalenti gli apparati hanno costi nettamente diversi e per la precisione gli apparati in tecnologia EPON costano un decimo di quelli in tecnologia GPON …. a questo punto vi lascio indovinare quale sia secondo Telecom lo standard da adottare e quale possano essere le conseguenze di lasciare per l’ennesima volta Telecom libera di agire indisturbata per mesi durante i quali accumula un parco utenti di dimensioni tali da obbligare poi tutti gli altri player (se vogliono avere la possibilita’ di contendere a Telecom i clienti) all’adozione della medesima tecnologia.
    Come tema collaterale sollevo la questione della NON neutralita’ della tecnologia e degli standard nel senso che le tecnologie vengono definite ed adottate NON solo per migliorare il prodotto offerto al cliente ma anche e soprattutto per assicurare ad alcuni l’affermarsi/perpetuarsi di oligarchie ristrette.
    E’ per questo che negli organismi di standardizzazione dovrebbe essere o proibita la presenza degli oligarchi o garantita la presenza significativa dei rappresentanti dei consumatori :-)) ITU e’ un esempio lampante di organismo che emette standard che guarda caso necessitano di strutture oragnizzative complesse e costose, un approccio diametralmente opposto a quello seguito da IETF.
    Il liberismo, quello vero, e cioe’ *praticato* e NON *predicato* a sproposito nei salotti della politica italiana, e’ l’unica vera preoccupazione di tutti gli oligarchi, ma fino a quanto avremo una classe politica connivente in modo perfettamente bipartisan potranno dormire sonni tranquilli.

  8. @mfp, Dino: tra poco pubblichero’ un post con dettagli di costi di rete, fatti da un operatore efficiente, per una rete estesa, in una geografia e contesto piu’ favorevoli. tra la teoria e la pratica, purtroppo, ballano i miliardi. si puo’ dire “le autorizzazioni pubbliche sono dovute”, poi, per non avere i vigili che ti bloccano i lavori, devi donare 1 asilo o 2 ambulanze alla citta’…
    @dino, aggiungo che non conta tanto quanto costa; e’ sempre una frazione di quello che costano le banche… cio’ che conta e’ l’effetto sul PIL e il breakeven. Ho un modello al riguardo, prima o poi lo postero’, per adesso sta girando dove deve girare.
    continuo ad essere totalmente scettico sull’idea della proprieta’ diffusa, a meno che, come vi dicevo “alla porchetta”, non coincida con “stato” o “organismo scelto e ‘governato’ dallo stato”.
    @stefano: anche a me sembrano tanti, ma sono i numeri dell’osservatorio banda larga (26% household senza) e da bilancio TI. mi diceva un altro stefano che tra 2001 e 2007 gli interventi di manutenzione sulla rete di accesso bband sono aumentati x7 e la prima causa di guasto sono gli interventi dei tecnici (errori, saturazioni, ecc.). Vero, c’e’ un risparmio notevole di corrente.

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