Disdetta RAI, tremenda disdetta

Mi segnala Luigi dal blog di Beppe Grillo: Disdetta RAI, tremenda disdetta.

Da ora fino a novembre si può dare la disdetta del canone

A me risulta che basta non avere TV, Computer, telefonini che consentono di ricevere video…. Il canone va pagato da chiunque abbia “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive”. Non mi pare che il quadro normativo sia cambiato…

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19 thoughts on “Disdetta RAI, tremenda disdetta”

  1. se avessi un ipod touch dovrei pagare il canone? ahahahah
    diciamo la verità, è una tassa per “vedere”… per il solo fatto di possedere occhi la devi pagare!
    poveri noi…

  2. Non capisco il senso del post e dei commenti.
    E’ infatti curioso che tutti le emittenti di servizio pubblico cosiddette “di qualita'” (BBC, la francese TF1 ed altre) abbiano canone di parecchio superiore a quello RAI.
    In Francia, in particolare, e’ della settimana scorsa la decisione di applicarlo a computer e cellulari anche se non si possiede alcun televisore e, in parallelo, il canone e’ aumentato per finanziare la eliminazione della pubblicita’ dalla tv pubblica.
    A mio avviso, se si disdice il canone e si sostiene di non doverlo pagare, non si dovrebbe (per coerenza) protestare mai per la qualita’ dei programmi RAI che, a quel punto, sono in balia del finanziamento pubblicitario.
    Certamente, se il ricavo da canone diminuisce, i primi programmi a sparire sono i programmi interamente finanziati dal canone (es. Report), mentre a sopravvivere rimangono i programmi finanziati dalla pubblicita’ (Affari Tuoi).
    Inoltre, il canone finanzia anche Radio Rai e, per quel che mi sembra, esiste un certo numero di italiani a cui le trasmissioni radiofoniche piacciono: poi chi le paga? Verrebbero semplicemente rimpiazzate da trasmissioni di scarsa qualita’ e la prima cosa a sparire sarebbe il servizio di podcasting delle tramissioni radio stesse.
    E’ questa la RAI che vogliamo?
    Personalmente pago il canone e ne sono contento e la mia richiesta e’ quella di una RAI migliore non di una RAI senza canone.

  3. @uairless: sposo pienamente. io sarei per togliere la pubblicita’ ed aumentare il canone. in realta’ il mio post e’ per correggere il messaggio dato da Beppe Grillo che ha diffuso una comunicazione errata, probabilmente si e’ fidato di qualcuno che gli ha detto una cosa sbagliata. (potranno chiedergli i danni ?)

  4. La procedura di Grillo (almeno nella versione attuale della pagina) e’ quella di far “suggellare” (sic) l’apparecchio atto alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive e si basa sul fatto che in realta’ nessuno viene ad applicare i “suggelli”.
    INAL, ma mi sembra quantomeno una cazzata e comunque un’inutile istigazione a dichiarare il falso, ma ammetto di avere un certo bias negativo nei confronti di Grillo e dei suoi modi.

  5. Infatti non è cambiata nè la normativa di riferimento né il comico genovese.
    La prima rasenta il ridicolo in quasi ogni suo aspetto, il secondo l’ha già abbondantemente sorpassato divergendo positivamente.
    La prima è ridicola perché (solo un esempio) due persone, proprietarie della stessa casa indivisa, domiciliati, residenti e conviventi, ma non sposate, secondo loro dovrebbero pagare due canoni.
    Il secondo prende queste iniziative coinvolgendo la gente comune; magari lui ha tutte le parature del caso, prende in giro chi vuole, esercita il diritto di satira.
    Il problema, serio, serissimo, è quello di coloro che gli danno retta. La casalinga di Voghera che lo segue su questa via, rischia non tanto in termini legali, quanto in termini economici e burocratici e non sa di farlo, non viene avvertita sulle eventuali conseguenze.
    D’altro canto pagare il canone per vedere cuochi e chiappe e una montagna di pubblicità (almeno così era ai tempi quando vedevo la televisione, magari adesso è diverso) sulla televisione pubblica, è una vergogna.
    Ma siamo sicuri che nelle attuali condizioni togliere chiappe e cuochi per metterci “informazione” faccia migliorare il prodotto?
    Come che sia, sarei (in astratto, per quanto ho detto) per aumentare il canone e togliere pubblicità e intrattenimento.

  6. alessandro longo

    La norma non è chiarissima. Si applica solo su pc con tuner tv o su tutti? Si applica su tutti i cellulari o solo su quelli con Umts? O solo su quelli con dvb-h?

  7. @Alessandro: la normativa mi pare chiarissima. “atti o adattabili” quindi TUTTI 😉
    @mORA: spero tu paghi il canone in quanto stai scrivendo da un PC 😉

  8. @FB: La normativa non è chiara e non viene chiarita neppure con gli intepelli che qualcuno ha tentanto. Ad esempio anche una semplice presa della luce è “adattabile” attaccandoci un televisore. O no?
    Però mi pare che manchi un passaggio ai ragionamenti canone sì/canone no.
    Qualche anno fa avevo notato che:
    – gli introiti per canone erano praticamente identici agli incassi pubblicitari di una nota catena di televisioni private;
    – che il mercato pubblicitario italiano era totalmente diverso da quello di altri paesi (in termini di prezzi, tipo di inserzionisti, player, ecc.)
    – se si sopprimesse il canone non cambierebbe solo la TV “pubblica” ma anche e soprattutto quella “privata”, anche dal punto di vista degli introiti;
    – il peso della TV nella formazione dell’opinione pubblica è tale che le regole della democrazia andrebbero ripensate perché furono sviluppate in un mondo oggi inesistente. Allora c’era una maggioranza di analfabeti, oggi c’è una maggioranza di telecomandati, non si può pensare che il canali TV “pubblici/governativi” non influiscano nel processo.
    Non so se oggi i dati di mercato sono diversi, ma il canone è una caratteristica del mercato TV nel suo complesso, non solo del bilancio RAI. Se poi si considera che uno dei player gioca a tutto campo, con tutti i ruoli e con tutte le squadre contemporaneamente credo sia più chiaro perché non ha ancora soppresso il canone e a quali condizioni potrebbe sopprimerlo…

  9. @Alessandro: per quel che so io, che me ne sono occupato in varie sedi, per quanto riguarda l’apparato televisivo si fa riferimento alla presenza di un sintonizzatore idoneo a ricevere i programmi RAI ma occorre anche verificare se nel luogo di installazione vi sia un impianto di antenna (etere, sat, iptv, dvb-t) che possa veicolare questi programmi.
    Allo stesso tempo, non si puo’ sostenere che un appartamento senza TV ma con antenna funzionante, non sia tenuto a pagare il canone (e’ “adattabile” portandoci una TV).
    Spesso questi problemi si sono posti per quei monitor che ci sono nei pubblici uffici e nelle aziende: sono televisori adattati e ci si domandava se si doveva pagare il canone anche per quelli… (direi proprio di no).
    Per il cellulare non mi risulta che vi siano interpretazioni in base al quale l’UMTS paga il canone.
    Si potrebbe invece sostenere che lo debba pagare il DVB-H, in quanto incorpora un sintonizzatore digitale terrestre e, spesso, una uscita per TV di grandi dimensioni.
    Per il computer il discorso e’ oggettivamente complesso.
    Non mi risulta infatti che vi siano interpretazioni in base alle quali il PC privo di sintonizzatore esterno debba pagare canone anche se l’interpretazione della norma – sono d’accordo – le consentirebbe (RAI e’ ricevibile via Internet senza problemi non occorre adattare niente).
    Se nel PC e’ inserito un sintonizzatore, invece, la norma non lascia scappatoie.
    In ogni caso, tutti questi problemi si pongono se il soggetto non paga gia’ un canone tradizionale, quello assorbe tutti gli altri apparati che possono essere posseduti ed utilizzati nell’ambito familiare.

  10. @Uairless: ah, i bei tempi del sacco di iuta! Stai usando info datate, ad esempio riferendoti alla ricezione dei canali RAI come presupposto per il canone. Qui ci sono info aggiornate http://www.abbonamenti.rai.it che comunque non risolvono la questione di cosa vuol dire “adattabile” ma chiariscono bene la questione dei PC aziendali.
    Rimane però il mio punto: perché quando lo stato dà soldi alle banche tutti si chiedono quali sono gli effetti sul complesso dell’economia mentre quando si parla di togliere il canone si pensa solo agli effetti sulla RAI?

  11. La norma è già abbastanza “ridicola” e vessatoria che non mi pare corretto infierire..:”detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione” … la presa non è un “apparecchio”.
    Il “canone” in altri paesi è obbligatorio (Anche, come da noi, quando la zona di residenza non è coperta dal segnale TV)? Se io non voglio (o non posso) vedere certi canali devo essere messo in grado di non doverli pagare…

  12. @Bubbo Bubboni (e senza polemica per carita’) un conto è quello che tenta di chiedere la RAI, un conto quello che effettivamente è entrato in normativa, un conto è come la normativa è stata interpretata dalla giurisprudenza e dotttrina.
    Tranquillo che le info le ho tutte e non sono affatto datate.
    A mio avviso, ad esempio, in questo tema occorre considerare attentamente la ridefinizione del concetto di televisione operata dalla Direttiva AVMS del 2007 nel tuo ragionamento e anche i paletti che il Commissario Kroes sta mettendo al concetto di televisione di servizio pubblico.
    Occorre inoltre valutare i contenuti dell’ultimo contratto di servizio.
    Non ci si puo’ assolutamente basare solo sulla normativa che riguarda il canone.

  13. @Uairless: (certo senza polemica, riporto malamente il poco che ne capisco) Parlando di canone c’è stato un grosso cambiamento concettuale diversi anni fa. Prima il presupposto del canone erano i canali RAI (questo risponde anche all’ipotesi di Camillo e spiega perché il sacco di iuta era contestato), poi il legislatore ha cambiato rotta.
    Il canone dipende dal possesso dell’apparecchio TV, comunque lo usi (VCR, senza antenna, senza copertura, solo satellitare, ecc.).
    Poi altro passo “avanti” è stato quello di legarlo a qualunque “apparecchio blabla”.

  14. @Bubbo: questo dibattito e’ assai interessante.
    L’art. 1 (vigente) del Decreto del 1938 parla tuttavia ancora anche di impianto.
    Se hai un impianto di antenna o di altro tipo (riterrei anche ADSL), devi TU dimostrare che non hai apparecchi adatti o “adattabili”…
    Quindi in casa no tv, no computer, no cellulare DVB-H, no RADIO (la legge parla comunque di dispositivo radioricevente)… e sei a posto.
    Cio’ non toglie che rimango della mia idea (contraria a quanto afferma RAI) che un monitor che trasmette info di servizio sull’autobus il canone non lo deve pagare.

  15. @Uairless: a me già il concetto di marca da bollo confonde, non sono un azzeccagarbugli professionale, però mi pare che il sito RAI sintetizzi bene un po’ di leggi e sentenze riportando quello che è attualmente in vigore.
    In particolare tra le FAQ c’è questa:
    1. Uso l’apparecchio televisivo solo come monitor per il computer o per vedere videocassette, devo pagare il canone?
    Si, in quanto l’obbligo al pagamento del canone di abbonamento alla televisione, secondo quanto disposto dall’Art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246, sorge a seguito della detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo (Sentenza costituzionale 12/5/1988 n. 535 – Sentenza cassazione 3/8/1993 n.8549). Pertanto, la destinazione dell’apparecchio televisivo ad uso diverso (visione di nastri preregistrati, utilizzazione come terminale per home-computer o come monitor per video-games) non ne esclude la adattabilità alla ricezione delle trasmissioni televisive e conferma l’obbligo a corrispondere il canone di abbonamento
    e anche questa
    1. Chi deve pagare il canone
    Secondo quanto dispone l’Art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246, il canone dev’essere corrisposto da chiunque detenga uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualita’ o dalla quantita’ del relativo utilizzo (Sentenza costituzionale 12/5/1988 n. 535 – Sentenza cassazione 3/8/1993 n.8549).
    Il caso della RADIO lo conosco meglio perché ero abbonato. Le FAQ RAI riportano i riferimenti della legge che mi ha felicemente esonerato.
    1. Si paga il canone per la radio?
    No. Secondo quanto disposto dall’Art. 449 del 27 dicembre 1997 non esistono piu’ canoni ordinari dovuti per la detenzione di apparecchi radiofonici nell’ambito familiare
    Poi oltre non ci capisco… a me interessa fare ipotesi su come cambierebbe il mercato televisivo e pubblicitario se non ci fosse il canone. Le mie conclusioni sono che senza il canone la TV “privata” avrebbe un danno economico consistente. Credo che la mia ipotesi sia condivisa da chi il canone lo può cancellare/modificare anche domani e mi stupisce che Beppe Grillo non accenni a questo tipo di scenario. Ma forse sbaglio.

  16. Il problema del pagamento del canone è che la normativa è basata su norme del 1938, difficilmente “atte od adattabili” a gestire le attuali tecnologie. Il voler inserire computer (senza sintonizzatore) e linee adsl in sistemi adattabili è a mio parere una cosa molto tirata per i capelli. Su internet non ci sono trasmissioni televisive, sia dal punto di vista tecnico (ho collegato il mio decoder digitale terrestre ad una 10Base-2, ma non si vede niente, anzi la luce sul repeater era spenta…:-)) che dal punto di vista legislativo, visto che per fare una trasmissione in streaming non ci vuole una concessione.
    Nel 1938 la televisione non c’era, ma c’era solo la radio, e c’erano anche i giradischi con amplificazione a valvole. Trasformare un amplificatore a valvole in una radio a rivelazione diretta è una cosa relativamente semplice, tanto che a volte succede involontariamente. Il legislatore con la locuzione atto od adattabile non indicava secondo me la generica possibilità di modifica di una apparecchiatura elettrica, ma piu` precisamente il fatto di avere apparecchiature sintonizzabili per ricevere le trasmissioni a radiofrequenza.

  17. @Mike: è vero l'”atto od adattabile” del 1938 era riferito “alla ricezione delle radioaudizioni”. Poi l’estensione alla TV ha fatto partire la bagarre sui pc sì/no, cellulari sì/no, ecc.
    Inoltre la RAI fa sapere che il canone e’ un’imposta (Sentenza Corte Costituzionale n. 284 del 26/06/02 – Sentenza Corte di Cassazione del 03/08/93 n. 8549) che viene comunemente definita abbonamento.
    Forse il punto è che non si può trovare una razionalità tecnica in queste cose, serve usare una “”razionalità”” di bilancio (dello stato, della RAI e della tv “privata) e poi applicarla, in modo raffazzonato, alla legislazione che ogni organo competente può e sceglie di emanare.
    Aggiungo che è un po’ triste vedere che nell’Italia delle valvole “adattare gli apparecchi” era cosa che il legislatore doveva prevedere, oggi invece il punto di vista è quello della “detenzione di prodotto d’importazione acquistato in negozio” ma domani protebbe essere quello di “prodotto modificato tramite aggiornamento software”…

  18. Preferisco non aggiungere alcunche’ a quanto scritto un paio di anni fa, se non il riferimento al link verso kataweb dove si tratta in breve ma chiaramente del problema; ritengo che la problematica venga con serieta’ trattata dalla associazione ADUC – http://www.aduc.it.
    L’argomento in se’ potrebbe essere argomento di non una, ma bensi’ dieci o cento tesi di laurea, sia per gli aspetti tecnici che giuresprudenziali (questi ultimi, parafrasando il Sen. Oscar L. Scalfaro, assimilabili a dei grandi autoerotismi mentali …).
    Comunque autocertifico ai sensi del Decr. Lgs. 445/2000 che la mia workstation Sun Ultra 5 NON e’ adatta od adattabile alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive etc etc etc.

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