UPDATE: Musica online, vincono i “pirati” Le major del disco: basta processi – Spettacoli & Cultura – Repubblica.it

IMHO il problema e' che molti potrebbero pensare che sia una cosa molto sensata e non che si basa su una leggerezza di analisi da far sorridere…

Musica online, vincono i "pirati" Le major del disco: basta processi – Spettacoli & Cultura – Repubblica.it.

…Chi alza bandiera bianca di fronte alla "pirateria informatica" è Feagarl Sharkey, responsabile di Uk Music, l'associazione che mette insieme discografici, artisti e produttori del più florido mercato musicale europeo, quello inglese. "La lotta al downloading non ha prodotto risultati rilevanti. C'è bisogno di un nuovo approccio al problema del file sharing, e c'è il consenso di tutti a lavorare con i fornitori di accesso per consentire una nuova politica"

giusto, magari come dice dmin. diversamente, se si tratta solo di fare il tre botte e via, con analisi del traffico…

dice John Kennedy, presidente dell'Ifpi, la Federazione Internazionale dell'Industria Fonografica, presentando, in occasione del Midem di Cannes, il "Digital Music Report 2009", dove c'è scritto a chiare lettere che il 95% della musica on line viene scaricata dai siti illegali.

sarei curioso di sapere come vengono misurati questi dati. che sia la grande maggioranza mi pare incontrovertibile (senno' perche' avrei partecipato a dmin.it ?), ma sulle metodologie di rilevamento sono abbastanza scettico.

…; a gennaio la discografia ha annunciato di aver chiuso l'accordo con la Apple per togliere le limitazioni alle copie alle canzoni scaricate legalmente da iTunes;

bene che almeno non abbiano detto "togliere il DRM", quello c'e' ancora, come abbiamo letto. cio' che e' stato tolto sono le misure tecniche di protezione.

 l'industria discografica ha ufficialmente annunciato la fine di un'era e l'inizio di una strategia nuova. Visto che il file sharing non può essere combattuto, visto che la musica gratis è una realtà incontrovertibile, "meglio adattarci a questa realtà", dice ancora Sharkey, "Il 2009 sarà l'anno in cui l'industria della musica smetterà di preoccuparsi e imparerà ad amare la bomba. Il file sharing on line va trasformato in un opportunità, in una fonte di ricavi".

giusto. come ripartiamo i proventi tra gli autori ? come misuriamo la diffusione nei P2P ? (i download, non le presenze) Usare dmin.it e' un modo

"Cercare di fermare il file sharing è stata una sostanziale sconfitta",
ha sostenuto Gerd Leonhard, uno dei massimi esperti del settore "Invece
di mettere in galera i ragazzi bisogna cercare accordi con le compagnie
telefoniche, che dal file sharing guadagnano moltissimo.

allora togliamo le levy dai supporti ? e quegli operatori (la maggioranza) che sono in perdita ? chi l'ha detto che "guadagnano moltissimo" ? hanno guardato i bilanci ??
il problema non e' Internet, come spiegavo a Davide Rossi di Univideo a margine del convegno a roma della settimana scorsa. il problema e' la smaterializzazione. come la mettiamo con chi si scambia/scambiera' migliaia di canzoni come figurine da cellulare a cellulare tra qualche mese/anno ? tassiamo anche gli accessi aziendali ? e via confutando… 

Cerchiamo
accordi con loro per compensare un consumo di musica che è cresciuto
esponenzialmente".

lo e' ?

 Ed è questa la linea che l'industria discografica
vuole imporre, cercando di far entrare nella partita anche i governi:
"I governi stanno cominciando ad accettare l'idea che non fare nulla
non è un'opzione", dice ancora John Kennedy. E una risposta al Midem è
già arrivata, anche se da un paese piccolissimo come l'Isola di Man,
che ha creato una licenza
per i fornitori di accesso a Internet che
consente agli utenti di pagare una quota fissa mensile (che poi viene
girata all'industria musicale) e scaricare tutto quello che si vuole.

"consente", non obbliga, giusto ?

I numeri? Li fa Gerd Leonhard: "Se potessimo avere una licenza in grado
di far pagare a chi si connette a Internet un solo euro al mese per
poter scaricare liberamente la musica, l'industria potrebbe guadagnare
500 milioni di euro al mese, circa 26 miliardi di euro l'anno".

e agli autori ?
perche' solo la musica e non le foto ? a giudicare dalla quantita' di foto rubate da siti dei loro autori anche dai mainstream media, come remuneriamo loro ?
Gia' che ci siamo, io vorrei essere remunerato per i miei scritti.
E per i video ?
Facciamo una levy di 20 euro al mese per remunerare tutti ? e come distribuiamo i proventi ? (a me, quanto verrebbe ?)
E chi usa per connettersi le reti wireless degli operatori ?
Dato che ogni SIM consente di accedere ad Internet, tassiamo tutti gli utenti italiani ?
Una tassa su tutti i cittadini a favore di aziende private che usano meccanismi di redistribuzione non certificati ?
Una grande idea….

E INFATTI NON LO E': VEDI NEI COMMENTI LE DICHIARAZIONI IN UK (nel commento di Enzo Mazza)

Il
modello è quello che dai primi anni del '900 è in vigore per le radio,
che consentono di ascoltare musica gratis, ma che pagano una licenza
per poterlo fare. "Alla fine di tutto quello che conta è la musica",
tiene a sottolineare Feargal Sharkey,

C'e' piu' di una "piccola" differenza… vediamo chi le coglie…

"e dobbiamo tornare a pensare
alla musica prima di tutto".

Ah, l'amore per l'arte…

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3 thoughts on “UPDATE: Musica online, vincono i “pirati” Le major del disco: basta processi – Spettacoli & Cultura – Repubblica.it”

  1. Il modello è quello che dai primi anni del ‘900 è in vigore per le radio, che consentono di ascoltare musica gratis, ma che pagano una licenza per poterlo fare. “Alla fine di tutto quello che conta è la musica”, tiene a sottolineare Feargal Sharkey
    Il problema è che le radio erano/sono un entità centralizzata, quindi facilmente gestibili. Infatti per ogni canzone si pagano royalties che vengono poi redistribuite (non economicamente vantaggiose per gli artisti dico io) ai vari anelli della catena distributiva. La radio fa da “server” dove tutti gli ascoltatori accedono per sentire la musica. La posizione del cliente è quindi passiva (sul modello televisivo).
    Internet è l’opposto. Ogni ascoltatore può diventare radio, può creare playlist ed esse possono essere passate ad un’altra radio-utente. Tale catena è potenzialmente infinita nelle combinazioni di canzoni che può produrre. Il ruolo dell’ascoltatore è quindi bidirezionale e qui non c’è nessuna radio centralizzata a cui chidere le royaltes. Si dovrebbero tassare ogni utente, per ogni canzone che utilizza. Un suicidio economico oltre che una follia gestionale.
    Per parafrasare Pirandello…uno nessuno centomila.

  2. dimostrazione di un articolo fazioso e poco inerente alla realtà da parte del solito Ernesto che scrive quello che pensa lui e non ciò che viene detto realmente, è capitato anche con me.
    Di blank license nessuno ha parlato ma si è parlato di modelli basati su abbonamenti per un consumo illimitato, ovvero di modelli dove un ISP offre ai clienti un abbonamento per utilizzare milioni di brani sui propri servizi. Diverso dalla licenza obbligatoria. tant’è che la BPI(FIMI in UK) ha precisato
    The BPI also issued a statement today clarifying comments made by chief executive Geoff Taylor on the proposal.
    “Our door is open and if there are broadband companies interested in launching a music service in the Isle of Man, then we would welcome commercial discussions,” the BPI said in a statement. “But speculation of a blanket filesharing deal akin to a broadband tax imposed by Government, as has been suggested, is not something we’d welcome – and is some way wide of the mark.”
    Taylor had been welcoming ISP partnerships, rather than a blanket licence, the BPI stressed.

  3. Magari sarebbe meglio evitare di prendere per oro colato le dichiarazioni delle major, visto che in UK la loro idea di “collaborazione con gli ISP” è chiedere una three strikes law alla francese.

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