Non mi pare cosi’ ridicolo il processo a Google per Youtube e il ragazzo down.

Ho letto questo articolo su Techdirt e ho pensato di scrivere un post sul mio blog in inglese. (here's the post on my english blog): Ridiculous Criminal Trial Of Google Execs Begins In Italy | Techdirt.

Penso che questo post di techdirt sbagli il punto, asserendo una posizione basata su una non conoscenza dei fatti, pochissima conoscenza delle norme europee e nessuna conoscenza delle leggi e del sistema legale italiano.

La definizione di ISP in Italia è molto chiara e Google non è un ISP (tantopiù che non mi risulta disponga della autorizzazione generale con relativa iscrizione al registro presso il Ministero), ma comunque c'entra poco.

La direttiva europea sull'ecommerce esclude la responsabilita' dei "mere conduits", cioe' di chi fa solo il tubo, il serbatoio. (update: mi rileva Andrea correttamente che l'esenzione c'e' anche per caching e hosting)

Youtube è un "mere conduit" ? e' da vedersi. (in riferimento all'update sopra, ho affrontato il tema dal punto di vista del mere conduit perche' non mi pare sostenibile che sia hosting,dato che c'e' una serie di applicazioni che opera sui contenuti che vengono classificati, organizzati, taggati, rimossi, strippato l'audio in alcuni casi; ovviamente non e' caching.)

le imputazioni, da quanto mi risulta, riguardano la diffamazione aggravata e trattamento illecito di dati a
fini di profitto.

da quanto capisco la pena e' carcere fino a 3 anni e multa fino a 1032 euro.

le offesw contenute nel video erano rivolte ad un minore disabile e Google (Youtube), ha contribuito ad aumentarne la visibilità derivandone da ciò responsabilità editoriali, secondo quanto ho capito essere la posizione dell'accusa.

a sostegno di questa posizione ci sono i fatti che il video è stato classificato come "funny" (divertente), inserito in un sistema di contenuti organizzato, in un catalogo, è stato taggato, azioni che non ricadono in automatico nella classificazione di "mere conduit".

il secondo addebito è il trattamento illecito di dati personali sensibili.

il ragazzo aveva problemi di salute che risultavano evidenti a qualunque spettatore del video. erano evidenti nel video come lo sarebbero state in fotografie rubate.

chi autorizza YT a rendere tali informazioni disponibili a chunque ? in queste condizioni (informazioni sensibili) l'autorizzazione  poteva essere fornita solo per iscritto dai genitori e quindi certamente non online.

l'errore che YT ha probabilmente fatto è stato non chiarire nelle condizioni del servizio che alcuni tipi di video non possono MAI essere caricati, trattandosi di trattamento personale di dati sensibili.

IMHO, non è impossibile che qualche dirigente di Google sia trovato colpevole, debba pagare la multa e sia condannato ad alcuni mesi, e quindi rimesso immediatamete in libertà (sotto i 2 anni non vai in carcere).

se fosse solo per le conseguenze legali del caso specifico, IMHO, non saremmo qui a discuterne.

l'aspetto critico è che sta entro fine 2009 deve essere recipta in Europa la direttiva sui servizi audiovisivi (prima chiamata "TV senza frontiere, oggi giustamente Audiovisual Media Services) e dei precedenti sulla implementazione di ciò che costituisce o meno il fatto di essere un "mere conduit" può, a mio avviso, avere effetti rilevanti.

tagging, classificazione, ranking, ecc possono essere una attività di "mere conduit" ? dove si ferma il trattamento automatico possibile da parte di un sistema perche' esso sia un "mere conduit"?

prima, quando certe "analisi" di contenuto potevano essere fatte solo da umani, era più facile tracciare la linea.

costruire un servizio che esaminasse dei contenuti e proponesse contenuti specifici illeciti era una attività che richiedeva intervento umano e quindi era facilmente individuabile una responsabilita editoriale che poteva essere perseguita in caso di illecito (per esempio un sito che promuova l'odio razziale o l'abuso di stupefacenti).

oggi, strumenti automatici possono produrre gli stessi risultati (anche su scala assai maggiore, trascendendo le capacità umane) grazie alla analisi semantica, il riconoscimento della voce, il riconoscimento di forme, volti, attributi, possibilità di correlazione, indicizzazione, classificazione, ecc. e potrebbero essere programmati per produrre lo stesso output senza intervento umano.

questo sarebbe sufficiente per dire che una entità che beneficia economicamente di questa attività è solamente un "mere conduit" ? solo perchè nessun umano è coinvolto nel processo ?

scopriremo presto cosa decideranno i giudici nel caso specifico, ma penso che potrà essere solo il primo di una sequenza di casi simili, man mano che la tecnologia evolve.

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6 thoughts on “Non mi pare cosi’ ridicolo il processo a Google per Youtube e il ragazzo down.”

  1. Sono considerazioni corrette che sostengo da tempo. Mi fa piacere che tu abbia sottolineato l’esatta portata delle norme della direttiva 2000/31/CE. Credo che l’impianto accusatorio del P.M. sia proprio quello del trattamento “attivo” dei dati.

  2. Ho qualche dubbio che si possa parlare di dati sensibili, diritto all’immagine indubbiamente ma dati sensibili? Se mi fai una foto e la pubblichi (sempre ch eio non sia un calciatore od un puntino sullo sfondo) violi il mio diritto di immagine, ma se non sto bene è anche trattamento illecito?
    Hai certamente ragione, ed in questo caso è anche abbastanza intuitivo, ma in casi più dubbi quale è il criterio oggettivo? Qualcuno mi può illuminare?
    In ogni caso, hai grandemente ragione, è un tema che dovremo indirizzare quanto prima!
    A
    Ps
    Credo che gli anni di reclusione da accumulare prima di mettere un piede in carcere, siano almeno tre tra condizionale e servizi sociali

  3. Non è solo una questione di tutela dell’immagine, ma proprio di trattamento illecito di dati. Il passo più importante delle considerazioni di Quintarelli è questo:
    tagging, classificazione, ranking, ecc possono essere una attività di “mere conduit” ? dove si ferma il trattamento automatico possibile da parte di un sistema perche’ esso sia un “mere conduit”?
    Su questo c’è da riflettere e da discutere. E bene ha fatto Quintarelli a rilevarlo ed ad evidenziarlo (dando una giusta lettura delle norme della direttiva). Un altro caso che merita a mio avviso un approfondimento è il “Google confusion” del 31 gennaio scorso. Quante aziende sono state danneggiate da quel trattamento illecito? Vogliamo parlare anche dei risultati aberranti di alcune SERP di Google Suggest o di Yahoo Search Assist? La verità è che con l’analisi semantica vi è un trattamento “attivo” dei dati e molto spesso questo viene realizzato senza discernimento e senza rispettare il principio di pertinenza ed il principio di verità.

  4. “oggi, strumenti automatici possono produrre gli stessi risultati […] e potrebbero essere programmati per produrre lo stesso output senza intervento umano.”
    scusa, ma quegli strumenti automatici chi li ha progettati? Chi dice al sistema “non umano” di fare un’analisi di contenuto in un modo piuttosto che in un altro? Mi sembra evidente che ci sia dell’intervento umano anche in questi sistemi “automatici” (altrimenti, sparare a qualcuno non sarebbe reato perché è la pallottola – che “trascende le capacità umane” – ad ammazzare la persona e non chi ha sparato).
    Quanto al “mere conduit”: da un lato le eventuali ricadute negative nei confronti della libertà di espressione su internet mi preoccupano e non poco. Eppure neanche la tesi opposta, e cioè che ognuno su internet fa un po’ come cazzo gli pare (cit.) e la responsabilità è solo sua [che se capisco bene è alla base della tuaidea di anonimato protetto], un po’ mi disturba.
    A me sta cosa del sito che
    1) fornisce a chicchessia gli strumenti per amplificare a dismisura la portata del proprio messaggio *indipendentemente dal messaggio*,
    2) ci fa i soldi sopra,
    3) se poi qualcuno dice che il messaggio è sbagliato alza le mani e dice “ambasciator non porta pena”
    non mi convince del tutto. Il problema (per me) è che è molto difficile inquadrare la situazione, perché il passato non ci forenisce analogie su cui basare il ragionamento: ‘sta cosa nasce con internet (l’unica cosa vagamente simile che mi viene in mente è il microfono aperto di radio radicale).

  5. io non sono un legale, ma per me la questione e’ semplice: se c’e’ intervento umano, ci puo’ essere sanzione; altrimenti, no. al limite si puo’ imporre un “risarcimento mediatico”, ma niente carcere o multe per singole persone, se non c’e’ stata alcuna volonta’ a commettere l’illecito.
    il problema semmai e’: chi ci assicura che nessun umano abbia visionato quel filmato?Google sicuramente dira’ che e’ stato fatto tutto automaticamente, e come gli si puo’ dare torto, esistendo la proprieta’ intellettuale?
    saluti, giovanni

  6. mi sono riletto l’articolo a distanza di vari anni e… sbaglio o i media non hanno più dato spazio a questo tipo di fatti? (che sicuramente hanno continuato ad accadere)

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