Circa l’impunità del blogger

(consiglio vivamente l’acquisto del libro “tutta Mafalda” da cui ho tratto questa vignetta che spero, stante la promozione, mi consentiranno di lasciare. diversamente, basta una mail e la togliero’)

AnonimatoProtetto
Assisto sempre un po’ stupefatto alle diatribe circa la presunta assenza di regole dell’Internet.

Leggendo opinionisti qua e la’ parrebbe che chi posta su un blog o un forum una cosa illecita non abbia a risponderne in alcun modo. Alcuni chiamano questa presunta facolta’ “liberta'”, altri “anarchia”

Secondo me, sbagliano entrambi.
Questa facoltà è presunta, la verità sta in mezzo; la libertà è un punto di equilibrio che si trova all’intersezione tra la propria e quella altrui. Tutti devono poter esprimersi e ciascuno ha il diritto che venga tutelata la propria reputazione, onore e decoro. (in rete la possibilità di rettifica è generalmente più accessibile che sui mezzi fisici)

Leggendo opinionisti qua e la’ parrebbe che chi usa strumenti telematici per commentare o intervenire sia totalmente anonimo. Per alcuni ciò è una facoltà irrinuciabile, per altri è il male assoluto.

Secondo me, sbagliano entrambi.
Questo anonimato è presunto, la verità sta in mezzo; l’anonimato è un punto di equilibrio tra il proprio diritto di espressione e quello della Società di enforcement delle norme. Non si deve essere tutti identificati ma ciascuno deve poter essere identificabile, nei casi e modi previsti dalla legge. (e in rete la possibilità di identificazione è generalmente più concreta che nel mondo fisico)

Alcuni (e mi piaono soprattutto i piu’ tecnologhi)  ritengono che, dato che non puo’ esservi un enforcement assoluto nè per una fattispecie, nè per l’altra, nulla possa essere normato. Per alcuni ciò è un bene, per altri è una sciagura.

Secondo me sbagliano entrambi.
Questa impossibilità  è presunta. Nessuna norma consente l’enforcement assoluto, matematico. Ogni strumento puà essere usato per il suo scopo legittimo o per offendere. E in questi casi la legge sanziona i comportamenti deviati.

In definitiva, Internet non e’ cosa terza rispetto alla vita, fa parte della vita, e delle sue regole, norme e leggi.

E cio’ era cosi’ anche per Mafalda, anche al telefono, e Quino giustamente ironizzava sul fatto che il pubblico, in larga misura, non lo sapeva.

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5 thoughts on “Circa l’impunità del blogger”

  1. Premesso che concordo perfettamente con il post, vorrei però sottolineare che in internet, a mio avviso, il concetto di rettifica ha una efficacia molto minore. L’ho spiegato meglio in un paio di post sul mio blog (http://robertobolis.blogspot.com/search/label/diritto%20all%27oblio ) ma riassumo: una notizia pubblicata su media tradizionale non ha memoria indicizzata e, quindi, la sua rintracciabilità decade per la labilità della memoria umana (Pico della Mirandola se la ricorda, io no). In quest’ottica la rettifica ha senso perché serve a presentare l’altra campana nel momento in cui il pubblico si ricorda la notizia. Di fatto, dopo un po’ di tempo entrambe vengono dimenticate (ovviamente a meno di faticose ricerche in emeroteca o videoteche o radioteche). La notizia pubblicata in internet rimane invece accessibile sempre e il fatto che lo sia anche la smentita, però, non ne riduce l’impatto perché non é detto che appaiano contemporaneamente durante una ricerca. Se un giornale on-line scrive che ho commesso un reato e poi pubblica il fatto che sono scagionato non è detto che chi faccia una ricerca a mio nome su Google valuti entrambe le pagine e comunque resterebbe l’associazione del mio nome ad un crimine.
    Intendiamoci, anche per i media tradizionali è così ma se mi contatta qualcuno che non conosco non vado certo in emeroteca a cercare il suo nome nei giornali ma una ricerchina in Google la faccio di sicuro.

  2. No, aspetta Roberto. tu assumi una particolare modalità di rettifica. Ovvero che la smentita sia disgiunta dalla notizia.
    Io quando correggo qualcosa, in genere lo metto nel post originale, e talvolta ne faccio anche un nuovo post.
    In questo modo la smentita è assieme alla notizia anche per accessi successivi, cosa che invece non puoi fare nei media tradizionali (una volta che hai stampato…)

  3. Hai perfettamente ragione, mi sono spiegato male.
    Non mi riferivo ai blog ma alle pubblicazioni on-line che seguono, purtroppo, la mentalità di quelle tradizionali. Un esempio è la versione on-line di un giornale: la rettifica o la contro-notizia non viene messa sulla pagina originale ma in una successiva pubblicazione. In questo vengono disgiunte.
    Certamente anche in questi casi è possibile tecnicamente legare le due cose in modo da avere notizia e smentita insieme, ma, purtroppo, penso che pochi abbiano questa mentalità. Il tuo modo di gestire le correzioni, che è anche il mio, è solo un comportamento corretto che si sceglie di assumere. Il punto è che gli effetti di chi non si comporta in questo modo vengono amplificati dalla memoria indicizzata della rete: ciò che leggiamo su di un media tradizionale si dimentica o si trova con difficoltà, quello che viene messo in rete no e questo amplifica sia i pregi che i difetti di un utilizzo non attento (o corretto) dello stesso.

  4. Filippo Facci

    Scusate, io guardo alla pratica. La pratica è che una persona di fronte a un anonimo desiste. Così come desiste il 99 per cento delle volte in cui riceva una telefonata anonima.
    Anche i siti o blog di persone che conosco sono infestati di persone che conosco e che insultano e calunniano in maniera perfettamente proporzionale al loro anonimato, ma che si dovrebbe fare? Querelare la persona che conosco? Chiamare la polizia postale? Quello che rifiuto, io, è proprio che si voglia a tutti vedere una separatezza e un’unicità anche quando non ci sono assolutamente; anche sui giornali, in mancanza di una regola seria – quella non seria, senza il «severamente», c’è già – le smentite e le rettifiche diventano invisibili e i giornalisti anche in errore si prendono sempre l’ultima parola. E comunque si moltiplicano le notizie false ma qnche le smentite, e se una persona facesse una ricerca su di me – un minimo approfondita – almeno troverebbe entrambe le dose.

  5. beh, pero’ nel mondo online non ci sono gli attriti del mondo fisico e se beccare chi ti riga una macchina e’ sostanzialmente impossibile, risalire in fretta a chi pubblica una diffamazione e’ infinitamente piu’ semplice (e organizzazndosi un filo, anche molto piu’ veloce.
    ripeto, l’anonimato e’ piu’ presunto che reale.
    e’ da tempo che vado ripetendo che occorre una norma sull’anonimato protetto.
    http://is.gd/1uSHy http://is.gd/1uSNR
    per varie ragioni.
    la prima, per riempire dei buchi di applicabilita’ delle norme, la seconda, per offrire garanzie alle persone, la terza per aumentare l’efficacia della giustizia, la quarta per fare una azione culturale che spiega responsabilita’, diritti, doveri eliminando questo senso di sostanziale impunibilita’ (che non e’ tale).

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