De Benedetti vuole una levy sull’accesso per l’editoria : Critica ragionata.

Scrive sul Sole 24 ore di oggi… (vedi anche come si sviluppa la discussione da Luca)

Ecco tre passaggi del documento voluto dall'European Publishers Council: «Numerosi operatori di internet usano il lavoro degli autori, degli editori e dei broadcaster senza pagare alcunché. A lungo termine, questo mette a rischio la produzione di contenuti di alta qualità e l'esistenza del giornalismo indipendente.
(…) L'accesso per tutti ai siti web non significa accesso gratuito. Non siamo d'accordo con quanti sostengono che la libertà d'informazione è assicurata solo se tutto è disponibile online gratuitamente. (…) I legislatori e i governi devono proteggere più efficacemente, a livello nazionale e internazionale, la creazione intellettuale di valore da parte di autori, editori e broadcaster».

Il documento si trova qui. (link diretto al PDF)

Quali "operatori di internet", secondo la definizione della
Dichiarazione, usano il lavoro degli altri ricavandoci, in alcuni casi,
cifre che nessuno aveva immaginato in secoli di industria
dell'informazione? I principali sono i motori come Google e le telecom,
ossia chi fornisce i servizi di ricerca e l'accesso alla rete. Perché
questi anelli della catena del valore aumentano fortemente i loro utili
mentre gli editori soffrono? Vediamo di spiegarlo.

Ingegnere, non dimentichi quelli  che vendono i computer.
Forse non glielo hanno detto, ma e' bene che sappia che anche le telecom non se la passano molto bene…

Google prospera
sui contenuti degli altri perché, su richiesta dell'utilizzatore, li
rintraccia con il suo motore di ricerca e, nella pagina di risposta,
gli piazza accanto la pubblicità a performance. Pubblicità che nel 2009
genererà sul solo mercato italiano un fatturato pubblicitario intorno
ai 400 milioni di euro, quasi la metà dell'intera raccolta sul web.

I dati di Iab Forum dicono che nel 2008 erano 280 milioni su 847, ovvero la pubblicità non-search erano 567M. Io non conosco le previsioni di Google, vorrebbe dire che cresce di 120; Se i 400 della pubblicità da ricerca e' quasi la meta', vuol dire che agli altri passano a circa 450 milioni, un calo di circa 120 milioni pari al 22% in meno (con quella pubblicità di google che passa da 280 a 400, ovvero una crescita del 43%) -22% contro +43%.  Una differenza di performance del 65% in un anno, pare ardito, come numero…

Gli operatori di telefonia in Italia
controllano circa 13 milioni di connessioni ad alta velocità (19,2
linee ogni 100 abitanti a fine 2008) e ora stanno vedendo crescere a
ritmi sostenuti anche l'internet in mobilità.

purtroppo per loro, come sappiamo bene, dato che non hanno abbastanza margini per fare gli investimenti di upgrade necessari.

Bene, calcoli ufficiali
in Germania e Stati Uniti mostrano che oltre il 30% del traffico in
Rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive.

peccato non abbia detto di chi, sarebbe stato interessante sapere chi li fornisce.
Mettiamoci pero' d'accordo, non era tutto P2P  ?

Mi pare poco fair (seppure indubbiamente fa colpo sul lettore non riflessivo nè avveduto) mettere insieme "siti di quotidiani e reti televisive", banale per tutti noi che un video su youtube (sospetto andreottianamente sia contato nelle "reti televisive") pesa in termini di traffico come tutti i contenuti testuali del Gruppo Espresso in un qualsiasi giorno…

Andiamo a vedere quanto pesano "di traffico in rete" le news
Uno studio di Cisco dice che nel 2008 il traffico "web+mail+data" è il 18,8% del traffico in Rete
Uno studio dell'Osservatorio banda larga (su incarico del Ministero) dice che la mail e' la cosa che si usa di piu' e che le news interessano circa come l'enciclopedia online (wikipedia, I suppose) e poc' piu' delle info per l'eCommerce. (per cui, al massimo, le news possono pesare il 3-4% del traffico in rete.

Traffico

Uso banda Larga

Quindi
l'informazione main stream è un driver eccezionale per le telecom, che
si fanno pagare con margini molto elevati ogni Adsl e abbonamento ai
dispositivi mobili con accesso al web.

Quindi l'informazione main stream è un driver come gli altri per le telecom che si fanno pagare con margini insufficienti ogni Adsl e abbonamento ai
dispositivi mobili con accesso al web.

L'elenco dichi guadagna
senza alcuna fatica grazie al lavoro di redazioni ed editori è lungo.
Ci sono, come in altri settori dell'economia, i pirati della Rete: per
ogni persona che legge un pezzo o vede un filmato sul sito originario,
altre cinque lo trovano su un blog o su una rassegna stampa che l'hanno
"copiato" senza pagare alcun diritto.

Mi pare che se qualcuno ci guadagna, basta chiedergli i danni. Chi vende rassegne stampa è noto. Il leader di mercato se non erro e' l'Eco della stampa. Se non paga, bsogna andare a chiedergli i soldi e poi tutti si adeguano (la ex-mia Presstoday si era adeguata, facendo accordi con editori e telco, come raccontavo qui) (poi ci sono quelli che offrono rassegne stampa gratis, tipo il parlamento…)

Qualcuno potrebbe anche osservare che non bisogna dimenticare che c'e' anche chi ci guadagna evitando di stampare e distribuire carta vendendo la pubblicità su informazioni trasmesse senza maggiorazioni sulle reti di quei poveri telco che non riescono a far quadrare la domanda con gli investimenti…

In Germania sono arrivati alla conclusione che tutte le aziende hanno
vantaggi economici dall'informazione giornalistica in Rete perché usano
notizie su fornitori, clienti, candidati dipendenti; dunque è molto
probabile che il nuovo Parlamento, che risulterà dalle elezioni del
prossimo weekend, viste le posizioni in merito già assunte dalla Cdu,
Spd e dall'Fdp chiami presto ogni azienda tedesca a dichiarare quanti
sono i suoi computer collegati a internet e a pagare per ciascuno una
flat fee mensile di 5 euro. I relativi ricavi andrebbero solo agli
editori.

Bene, quando avverrà vedremo. Sono pronto a scommettere che i firewall aziendali si arricchiranno di filtri per inibire l'accesso ai siti dei giornali (specie i più noti), provocandogli un calo di visitatori.

Attenzione che poi ci sono le free press che riscrivono articoli che prendono da altre parti (mi è capitato di vedere veri e propri cut&paste dal televideo) Potremmo portarci avanti e chiedere 5 euro al mese per persona residente (Magari mettendoli in bolletta dell'Enel) e distribuire quei soldi agli editori sulla base di rilevamenti statistici che potremmo commissionare alla SIAE.

Anche in Italia le autorità di garanziae il legislatore devono studiare
come consentire ai produttori d'informazione di qualità di continuare
ad operare

E, su questo, siamo perfettamente d'accordo. L'ho detto anche venerdi scorso a Torino al Prix Italia 2009 nella tavola rotonda sull'argomento..

Bisogna parlarne, magari non in un'ottica di contingenza dell'emergenza ma  piu' ampia, di sviluppo, istituendo un gruppo di saggi come gli estensori del rapporto Digital Britain in Uk.

Ho una proposta, per aprire il dibattito. Il passaggio dei giornali
al web, che amplia l'audience e diminuisce i fatturati, venga
sussidiato alla stregua del passaggio dall'analogico al digitale nella
televisione.

Su questo nutro qualche perplessità. Quando la mia azienda (I.NET) ha fronteggiato una crisi che riduceva il valore di ciò che vendeva del 70-80% all'anno (ed il gruppo Espresso, che era uno dei principali clienti, ne ha beneficiato), abbiamo dovuto reinventarla e investire significativamente per farlo (abbiamo investito in 2 anni piu' dei ricavi annuali, per capirci).

La transizione carta-web è una motivazione insufficiente? Allora si
discuta l'opportunità di "girare" agli editori, a compensazione della
quota del valore creato a vantaggio degli operatori di telefonia, una
piccola parte di quanto pagano gli utilizzatori per l'Adsl o per la
connessione a internet in mobilità. Alla Rete potrebbe cioè essere
estesa la logica adottata per la televisione satellitare, in cui il
proprietario della piattaforma retrocede ai fornitori di contenuti una
quota del fatturato derivante dagli abbonamenti.

Il fatto e' che uno non usa l'abbonamento a Sky per altri scopi che non siano vedere Sky. No editore, no uso della piattaforma. Per Internet, certamente, le news sono solo una piccola, minima, parte degli usi possibili.

Una ripartizione di questo fatturato, come d'altronde avviene già negli
Usa, tra operatori telefonici e generatori di contenuti renderebbero
non iniquo come attualmente è il rapporto tra chi sostiene i costi per
produrre contenuti e chi deriva utili da traffico utilizzando quei
contenuti.

Questo mi è ignoto. A qualcuno consta ? A meno che, con una brillante manovra, non assimili gli operatori di TV via cavo agli operatori di TLC, come sopra quando metteva assieme news e video su web…

Ingegnere, mi scuso per essere stato un po' dissacrante a tratti, ma l'ho fatto per non perdere i lettori a un quarto del post…

Il tema e' rilevante ed e' bene che ci sia una discussione bisogna creare un nuovo equilibrio basato su nuovi meccanismi di remunerazione, su questo ho scritto all'infinito e sono con lei, ma non ci possono essere scorciatoie, bisogna mettersi assieme e lavorare per indivuare ed adottare a livello di sistema un sistema nuovo che consenta di massimizzare la circolazione dei beni digitali, la implementazione di qualunque business model assicurando l'interoperabilità a livello di sistema chè non si formino posizioni dominanti.

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11 thoughts on “De Benedetti vuole una levy sull’accesso per l’editoria : Critica ragionata.”

  1. Che poi, se non vado errato, le telecom vorrebbero fare esattamente la stessa cosa con gli editori: ossia farsi pagare mettendosi in mezzo. Non è forse questo il succo del cosiddetto modello duale?

  2. Confesso che non mi aspettavo tanta confusione e superficialita’ da uno come De Benedetti.
    Non vorrei che avesse assunto un consulente TLC che in passato ha lavorato per le industrie discografiche.
    Comunque di questo passo mi aspetto che Marchionne chieda una percentuale dei pedaggi autostradali perche’ senza auto i concessionari non guadagnerebbero
    🙂

  3. Giuliano Peritore

    Strumentalmente un po’ polemico:
    Se i “contenuti” fossero veramente cosi’ desiderati verrebbero forniti dietro abbonamento e quindi erogati solamente dopo autenticazione. Se cosi’ fosse gli “aggregatori” e i “parassiti”, mi si passi il termine, non avrebbero modo di leggere i contenuti né di utilizzarli, sia perche’ il crawler non potrebbe fare il browsing del sito, sia perche’ avendo sottoscritto un apposito contratto per la lettura non potrebbero utilizzarli.
    Distribuire una cosa a tutti senza limiti e poi pretendere di farsi pagare da altri mi pare un po’ azzardato.
    Come dire… “Regalo computer, vino, frutta sull’isola d’Elba. Questo aumenta l’appetibilità dei traghetti per l’isola. Visto che fatturano di più per mio merito, devono darmi una levy”… cosa che ci potrebbe anche stare se ci fosse un accordo non unilaterale.
    Naturalmente come dice Stefano non basta “fatturare di più” ma anche avere la necessaria marginalità.

  4. Quindi l’informazione main stream è un driver eccezionale per i produttori di carta, che si fanno pagare con margini molto elevati ogni pagina e copertina dagli editori.
    O, forse i margini non sono cosi’ elevati, ma il senso non cambia…

  5. Non ho capito bene. ll dipartimento dove lavoro ha tre subnet per un totale di 255*3 IP. siamo piuttosto pieni ed avremmo bisogno di maggiore allocazione: diciamo che ci sono un 500 ip assegnati. De Benedetti trova ragionevole una proposta come quella presunta tedesca secondo la quale dovremmo pagare DUEMILACINQUECENTO euro al mese (TRENTAMILA l’anno) cosi’, perche’ qualcuno potrebbe leggere repubblica.it dall’universita’? ho letto giusto?

  6. Dall’epoca in cui si scriveva su tavolette di cera alle rotative qualche annetto è passato. Dalle rotative ad oggi il progresso ha camminato e sta camminando. Non mi risulta che, ad ogni passaggio, si sia chiesto al nuovo di pagare perché il vecchio restasse in uso.
    I giornali vengono già finanziati dallo Stato, come dire da noi. Molti di loro sono giornali di parte, molti giornali di partito con tirature ridicole. Ora si chiede a noi, seduti davanti ad un monitor, di finanziare quotidiani e settimanali gia finanziati, perché il mondo avanza e la carta stampata non ce la fa a reggere.
    Brillante discorso: finanziare giornalisti pagatissimi ed editori dai mille mestieri che dettano (spesso) l’indirizzo politico a signori che scrivono quel che dice il padrone – non mi riferisco a De Benedetti, sia chiaro – o cambiano mestiere. Pochi hanno la forza mediatica necessaria a resistere. Non tutti sono Montanelli. Ebbene, poveri capitalisti della stampa, inventatevi qualcosa di nuovo. Svuotare le tasche a chi guarda al futuro significa frenare il futuro, non conservare il passato “migliore”.
    Quale sia poi il passato da salvare chi lo deciderà? Un sorteggio?

  7. Anche i fotografi avrebbero dovuto chiedere alle ditte di macchine fotografiche digitali una tassa per ogni macchina venduta per lo sviluppo delle foto perse. Non vendo il giornale e non mi paghi per leggerlo online allora mi devi pagare un canone perché potresti leggere le mie news? E’ questo il concetto o sbaglio?

  8. @ Stefano
    Non credi che con l’avvento del SAAS alle porte (e interi OS come Chrome OS) e la maturità di servizi come streaming su PC e su TV, si arriverà ad un punto in cui una responsabilizzazione dei provider di contenuti sul traffico, diventerà inevitabile?
    È pur vero che, almeno negli anni passati, quelle voci che oggi vediamo occupare la gran parte della quota di traffico (ivi compreso il P2P), devono aver rappresentato una leva per vendere connessioni, ma anche allora gli operatori lavoravano su margini esigui.
    O sbaglio?

  9. Alessio, no. non credo. Piu’ di quello mi preoccupa l’evoluzione dei sistemi semantici. Oggi e’ facile dire “se non c’e’ intervento umano, allora e’ mere conduit/hosting”. Domani potrebbe essere difficile tracciare la linea.
    IMHO, la responsabilita’ non ci deve essere se il trattamento e’ fatto da macchine, con algoritmi deterministici (se l’algoritmo deterministico fa qualcosa di illegale, si puo’ attribuire la responsabilita’ a chi lo ha realizzato).
    gli operatori, salvo qualche eccezione, non hanno mai fatto leva sul P2P, proprio perche’ vivendo con margini esigui o negativi, non si potevano permettere di promuovere qualcosa che gli aumentava i costi. ripeto, con qualche eccezione che non si poneva il problema della marginalità.

  10. @ Stefano
    Grazie della risposta!
    Per quel che ne capisco condivido la tua preoccupazione per i sistemi semantici. Tanto più che chi li gestisce non condivide informazioni su procedure e metodologie, e non è tenuto a dire se/quanto già oggi l’intervento umano abbia un ruolo.
    Ti spiego come ho ragionato relativamente alla responsabilizzazione (economica) di chi genera traffico sulla rete (e ne viene remunerato, p. es. youtube) rispetto agli ISP. Se da domani YT passa a video solo HD, questo genera un incremento secco del traffico sull’infrastruttura degli ISP, e quindi li sottopone a maggiori costi a fronte degli stessi guadagni. Lo stesso dicasi per il SAAS ed una serie di altri servizi in “accelerazione” riportati sull’indagine CISCO.
    La responsabilizzazione di cui parlavo – scusa se mi sono espresso male – non era dunque legale, quanto economica: io provider di contenuti genero un sovraccarico sulla tua rete, tu ISP prima o poi potresti chiedermi un compenso per il surplus di banda che ti costringo ad acquistare. Non sarà questo prima o poi inevitabile?
    Relativamente al P2P, in effetti non era tanto dal lato ISP che la vedevo, quanto dal lato utente. La mia frase non voleva significare altro che questo: sarà pur vero che, in qualche misura, il P2P ha rappresentato per gli utenti un motivo per volere l’ADSL o per volerla upgradare.

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