FTTH obbligatoria per ogni licenza edilizia in Belgio

1) in belgio hanno un Ministro all’ICT!
2) vogliono portare la penetrazione di internet dal 64% al 90%
3) ogni licenza edilizia richiede il cablaggio del palazzo in fibra.

come da noi, uguaglio, uguaglio.

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Belgium’s ICT minister Vincent Van Quickenborne has unveiled his ‘Digital Belgium Action Plan 2010-2015. It includes measures for driving internet penetration from 64% today, exactly on par with the European average, to no less than 90% in 2015. The Belgian government will give incentives for PC ownership, as well as donate refurbished pc’s to the poor and unemployed.
The 30-point action plan also gives a clear vision about the ‘next generation’ of ICT networks, mainly LTE and FTTH. “This has to be mainly driven by market dynamics”, the minister states. However, as a European first, if not worldwide, every new building permit for homes and enterprises will need to include a fibre connection access.

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6 thoughts on “FTTH obbligatoria per ogni licenza edilizia in Belgio”

  1. Dino Bortolotto

    Caro Stefano,
    come ben sai sull’argomento ho un punto di vista poco noto e che propone un approccio radicalmente diverso:
    il mezzo trasmissivo che esce dall’abitazione dell’utente finale deve essere di proprietà dell’utente finale (e quindi non deve essere sotto il controllo ne dello Stato e men che meno di una Azienda privata).
    Questo è l’unico approccio per togliere dalle mani di chiunque il ricatto del local loop e rendere l’utente finale libero di determinare le dinamiche del mercato (liberismo vero e non truccato).
    Se non avessimo la mente ottenebrata dai pregiudizi generati da oltre un secolo di approcci diversi (Stato o Aziende) ci porremmo la domanda fondamentale e cioè come mai una risorsa/bene di esclusiva pertinenza di un soggetto (rammento che la condivisione inizia solo e soltanto dopo il primo switch attivo/passivo) non e’ nella disponibilità piena del suo utilizzatore esclusivo.
    Con altri beni avviene l’esatto contrario, e cioe’ che un uso esclusivo determini quasi sempre che il soggetto decida per la proprietà di quel bene.
    Ovviamente questa rivoluzione copernicana non avverrà mai se non svegliamo gli utenti finali sul loro reale diritto a rivendicare questo possesso e su quali danni possano subire se lasciano il controllo di questo bene, fondamentale per realizzare una piena libertà di comunicare, in mano a terzi.
    Sarebbe interessante verificare quanta parte dei mezzi trasmissivi presenti presso le case degli utenti sono stati già ampiamente ripagati dai canoni pagati.
    Se a quanto sopra aggiungiamo che il mezzo trasmissivo fa uso a sua volta di un altra infrastruttura rappresenta dai cavidotti (quella che potremmo definire quasi un ISO/OSI layer -1) e che tale infrastruttura è realizzabile solo e soltanto con l’uso di suolo pubblico e/o con l’induzione di limitazioni della proprietà privata (obbligo di concessione degli attraversamenti) realizzabile solo in presenza di leggi emanate dalla collettività, mi sorge spontaneo domandarmi come sia possibile che un privato abbia l’arroganza di pretendere il controllo esclusivo di tale infrastruttura e/o una marginalità priva di qualsiasi controllo da parte della collettività stessa.

  2. Come fai a associare una proprieta’ a un pezzo di una gerarchia PON ? All’ultimo ramo (centinaia di metri) si, ma quello che sta a monte ? il primo paga per tutti e poi viene rimborsato ?
    temo che non ci sia un percorso plausibile per passare dall’attuale situazione a quella che descrivi tu.. (ma ne abbiamo gia’ parlato estesamente e sai come la penso).

  3. Dino Bortolotto

    Diverse possono essere le soluzione alle domande che poni ed alcune già ampiamente esplorate in settori che presentano problematiche similari, è sufficiente infatti domandarsi come vengano risolti i problemi economici della suddivisione delle spese di urbanizzazione per scoprire uno dei tanti modi.
    Nello specifico della distribuzione xPON (EPON/GPON) credo che sia abbastanza ovvio che nessuno si metterà mai a realizzare una condivisione passiva tra utenti che siano “spazialmente fortemente sparpagliati” e quindi con conseguenti grosse difficoltà nella determinazione della parte condivisa, mentre è logico supporre che si realizzerà un “trunk” condiviso da 32/64 utenti che siano, tra di loro, ad una distanza di qualche decina (al massimo un centinaio) di metri, con una metafora una specie di ramo secco con in punta un cespuglietto (non ho una dimostrazione matematica che spieghi come questa configurazione sia quella ottima ma sono pronto a scommettere che non sia così difficile da produrre)
    Detto ciò concordo con te che il percorso è comunque difficile, ma non tanto per problemi tecnico organizzativi insormontabili (plausibilità) ma solo e soltanto perché questo approccio mette a serio repentaglio i ricavi di chi lucra dalla struttura attuale e che quindi ha tutto l’interesse a bollare questa come soluzione “assolutamente” non praticabile e sulla quale non vale nemmeno la pena di aprire un dibattito per verificarne la praticabilità.

  4. Leggevo che nuove case dell’Aquila avranno la fibra e, a seguire, la rete ultrabroadband a 100 Mbit/s.
    Insomma gli altri mettono la fibra quando costuiscono, in Italia solo dopo che è stato tutto tragicamente distrutto!

  5. Leggevo proprio ieri che a Settimo Torinese per facilitare l’installazione della fibra utilizzeranno i cavidotti installati mentre costruivano il teleriscaldamento! Se non è lungimiranza quella!

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