Vodafone e la gestione del traffico

Update: leggi il post di Alfonso al riguardo

Ieri sera sono stato a cena con Paolo Bertoluzzo e Stefano Parisse per un confronto su scenari di sviluppo delle tlc. Ci eravamo sentiti a seguito di un articolo su Panorama Economy di un paio di settimane fa che parlava delle politiche di gestione del traffico (shaping del P2P) di Vodafone in cui le mie argomentazioni venivano contrapposte a quelle di Paolo Beroluzzo.

Loro pensano che la loro scelta di comunicazione è orientata alla trasparenza ("cosi' fan tutti", ma nessuno lo ammetterebbe) ed a favorire la maggioranza degli utenti. Vediamo perche'.

Ieri sera, nel merito della questione shaping del P2P, Paolo Bertoluzzo diceva che una esiguissima percentuale degli utenti fanno qualche decina di punti percentuali di traffico sulla rete, consumando risorse a scapito degli altri (l'accesso wireless e' una risorsa condivisa, a differenza del fisso, e quindi se uno ne consuma troppo, gli altri sono penalizzati).

Questa era una cosa che per la verità  mi aveva gia' detto alcuni mesi or sono quando mi aveva detto anche che, a quegli utenti, gli conveniva regalare una ADSL, solo che la situazione si è radicalizzata.

Io ho sostenuto che, se la risorsa e' limitata, piuttosto di intervenire sul traffico significa che il prezzo per quegli utenti bandi-vori è troppo basso, stimolandoli a disallacciarsi dal fisso e quindi bisognerebbe aumentare il prezzo.

Questa e' una opzione che, ha replicato lui, penalizzerebbe gli utenti "normali" che non pongono alcun problema alla rete. Al che io ho risposto che, a risorse limitate, piuttosto che qualcuno mi imponga una
gestione del traffico, e' meglio mettere dei "cap" con prezzi crescenti:
X GB al mese Y euro, gli X GB aggiuntivi a 2YEuro, gli X GB aggiuntivi a 4YEuro, in modo da scoraggiare l'uso "eccessivo", non penalizzare gli utenti morigerati e, soprattutto, non ficcare il naso nei pacchetti dati degli utenti.

Stefano Parisse ha detto che questa tariffazione non sarebbe un problema in alcuni paesi, dove sono abituati a offerte a volume, ma invece ritiene che sarebbe un problema in Italia dove le persone sono abituate diversamente.

Il dubbio mi pare sensato, vi pongo quindi un quesito, qui sulla destra: preferite che venga fatta gestione del vostro traffico o avere dei sovrapprezzi per traffico oltre certi livelli ? (magari con avvertimenti in prossimità  di sforamenti)

Guardando le cose in ottica sistemica, di fatto, SMS e telefonia stanno sussidiando la rete per il traffico dati (bit di SMS e di voce venduti a caro prezzo e bit di dati venduti a poco). Se i ricavi scendono (come scendono) e il traffico aumenta, lo sviluppo della infrastruttura ne risente. Una opzione potrebbe essere quindi aumentare il prezzo del traffico dati, ma cio' sarebbe negativo per la diffusione di internet wireless.

Alla fine, il punto e' sempre quello: cercare di limitare l'aumento delle possibilita' di controllo dell'utente, abilitate dallo sviluppo dell'elettronica, e' futile. Se la tendenza e' il trasferimento di
valore all'utente, per sviluppare la infrastruttura nel modo piu' efficiente possibile, e' meglio mettersi in tanti. Sviluppare n reti separate e' inefficiente.

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30 thoughts on “Vodafone e la gestione del traffico”

  1. Il mio personalissimo dubbio sulla tariffazione a traffico e’ che sia un sistema che costa troppo ai gestori per essere implementato e gestito (conteggio, bollettazione, gestione reclami, gente che fa causa…) rispetto allo shaping dove di problemi gestionali non ce ne sono: io ti taglio la banda e tu taci, fine della storia.
    A me andrebbe bene la tariffazione a traffico PURCHE’ ci sia un tool semplice, efficace e soprattutto off-the-band (ovvero un sito il cui accesso non aumenta il numero di byte trasmessi) che mi dia in tempo [quasi]reale (non a fine settimana, per capirci) la banda che sto consumando. Diciamo una URL che viene data all’utente che se la mette nel bookmark che, una volta aperta dal browser, dia tre o quattro numeri essenziali e la possibilita’ di settare un blocco automatico della navigazione (con sblocco e configurazione tramite la visita del medesimo sito di servizio) al raggiungimento di certe soglie programmabili.
    Per esempio il Symbyan dell’E71 ti mette in alto a destra quanto cacchio e’ elefantiaca la pagina del Corsera che stai visitando, magari altri telefoni non lo fanno e/o l’utente non e’ consapevole del traffico che sta facendo.
    Io stesso non ho abbonamenti dati sul cellulare (uso i wifi, per quel poco che mi servono) proprio perche’ le tariffazioni a traffico mi sembrano troppo (deliberatamente?) oscure nei modi di gestione e temo la fregatura e le tariffazioni flat sono onestamente troppo care per l’uso che ne faccio.

  2. Una soluzione intermedia come quella che adotta NGI non sarebbe praticabile?
    Una tariffa bassa ma con pesanti limitazioni al p2p e una più cara senza filtri.
    Capisco che resterebbero in piedi i filtri che non sono mai belli ma sarebbe forse più facile da gestire

  3. I pacchetti a volume sono standard in molti paesi. Non e’ un problema di software di rilevamento ne’ di billing.
    Certo, avere i propri consumi dettagliati come i mattoncini del lego (le telefonate), con i dati che sono, invece, “liquidi” li rende meno verificabili dall’utente, ma anche qui esistono dei tools per consentire ad una persona, sul suo lato, di misurare e di confrontare con un “contatore” lato operatore.

  4. Stefano: posso allora pensar male e credere che non applichino quella tariffazione perche’ ci guadagnerebbero (magari sul breve) meno?
    Vero che le telefonate sono piu’ “atomiche” del traffico dati, ma ci sono moltissimi piani tariffati che fatturano a secondi, non a “scatti” discreti, quindi se da una parte hai i secondi di conversazione, dall’altra hai i megabyte di traffico. La gente e’ gia’ abituata a questa “risoluzione”.
    Secondo me un sistema per incentivare l’adozione di un pay-per-use sarebbe la possibilita’ di autobloccarsi al raggiungimento di certe soglie; in questo modo potrei essere sicuro di non sforare le soglie di tariffazione alta. Certo che se poi un provider fa affidamento sullo sforamento per portare a casa i guadagni abbiamo gia’ finito di discutere.

  5. Mah, ti dirò, secondo me ci sono alcune cose non chiare. Tutto reggerebbe se si parlasse di P2P, ma perchè bloccare anche il VoIP, allora? Il VoIP non genera assolutamente uno streaming di dati pesantissimo, specie con i codec (tipo G729) che si usano sui dispositivi mobili.
    Per la questione P2P, invece, non è vero che gli italiani non sono abituati ai “cap”. Basta che siano fatti bene, e che non siano un cappio al collo anche per gli utenti con consumi medio-bassi (vedi la storia dei 600 mega per iphone poi diventati 2 giga dopo numerose proteste).
    Quello che temo è che il blocco si sia reso necessario perchè molto vicini a saturazione, cosa ancor più grave se si considera il fatto che Vodafone non ha EDGE e ha una copertura 3G inferiore a Tim e 3. Ed è forse questo il motivo dei blocchi: buona parte del territorio (specie per quanto riguarda l’indoor) è ancora servita da connessioni GPRS, drammaticamente lente. Se upgradare a 3G costa, una misura potrebbe essere l’upgrade ad EDGE per tappare i bucchi.
    Quindi da un lato gli utenti dovrebbero sì accettare dei cap sulla banda, dall’altro però l’operatore stesso dovrebbe intraprendere delle misure infrastrutturali per migliorare la situazione, e non rimandare la risoluzione a dei semplici blocchi…

  6. Uh? Ma la tariffazione dei dati wireless è già a gradoni!
    Non sono aggiornatissimo sulle offerte italiane ma non ne ho MAI viste di “illimitate”.
    Sono del tipo 2 GB, 5 GB o 10 GB al mese (eventualmente anche con il limite a settimana non recuperabile e/o scattoni di vario tipo e natura) e il resto ad un prezzo senza senso e senza nessun warning (classica ragione di bollette incredibili). Come pure il prezzo insostenibile scatta in caso di roaming e/o GPRS (sempre senza warning a quanto mi risulta).
    O c’è davvero un’offerta “illimitata”? Se c’è non ha senso perché la risorsa non è illimitata, ma non mi pare ci sia dato che tutti conoscono la storiella di quando un piccolo ISP negoziò un accordo con un grosso operatore telefonico che non sapeva che gli utenti non avrebbero fatto delle telefonate da 3 minuti ma delle connessioni Internet in media 10 volte più lunghe…
    Insomma il punto è che gli operatori non controllano più le applicazioni quindi hanno solo capito che non devono rischiare di avere un traffico non voluto e non previsto. P2P, SMS su dati, Skype o quello che sarà comunque non è gradito perché alternativo alla buona e bella offerta dell’operatore.

  7. Pero’, scusate un attimo.
    GSM e UMTS veicolano la voce campionandola con dei codec e mandando pacchetti di dati. Alla fine anche quella e’ (ovviamente) trasmissione dati, solo che e’ tariffata diversamente. Idem per gli SMS, che hanno un costo per byte paragonabile al costo al litro degli inchiostri delle stampanti ink jet.
    Verra’ (probabilmente) un giorno in qui un gestore proporra’ l’uovo di colombo, ovvero un canale solo dati (no voice, un po’ come le ADSL solo dati) con uno schema di tariffazione a piacere (byte al giorno, giga al mese, tera alla settimana…) su cui l’utente ci fa quel cavolo che vuole, dalle chiamate alla mail al download del pr0n.
    Certo, ci vogliono dei terminali che supportino questo schema, ma di fatto esistono gia’ con i vari client voip e similari per dispositivi mobili.
    Come nei primi anni 2000 siamo passati dal doppino in rame per la voce al doppino per l’ADSL/VOIP non c’e’ la possibilita’ di fare la stessa transazione sul doppino UMTS?

  8. @Luigi Rosa: perché i costruttori del mondo wireless sono più bravi, molto più bravi a difendere la loro posizione, la loro tecnologia, i loro prezzi e i loro brevetti. Certo, non per sempre ma sicuramente più a lungo.
    Inoltre è difficile per chi è abituato ad un mondo chiuso, di servizi tutti pre-pensati e previsti in ogni dettaglio, accettare un mondo aperto dove l’utente “fa casino” sulla TUA rete.
    Non è un caso se, dal punto di vista dei gestori, l’utente pagante sembra ed è trattato come un criminale. Guarda le clausole delle formule “””flat””” per la voce e l’odissea di quelli il cui traffico è stato ritenuto “anomalo”!
    Il tutto mentre gli ISP non vogliono assolutamente sapere cosa fanno gli utenti sulla loro rete per non avere responsabilità. E’ una bella differenza di mentalità, no?

  9. Mah navigo da cellulare da quando partì il GPRS e ho sempre preferito le offerte a volume su quelle a tempo proprio perché meno penalizzanti per noi utenti. Un’offerta come quella prospettata da Stefano la sogno da quasi dieci anni, ma non scommetterei su Vodafone che ha sempre preferito conteggiare i quarti d’ora quando il cellulare fa da modem, lasciando le tariffe a volume per il traffico dati da cellulare. teniamo conto, poi, che presto coi tablet e ebook reader con connettività 3G la gente avrà bisogno di SIM profilate per i dati più che per la voce (cavolata immensa bloccare il Voip, a propositosi rischia di perdere quei clienti che magari di molti contatti hanno email e Skype name ma nessun telefono).

  10. Si potrebbe offrire un abbonamento da X GB al mese per tutti e poi permettere agli utenti di scambiarsi il traffico. Se abbiamo entrambi a disposizione 5 GB ma io ne voglio consumare 3 e tu 7, io ti venderò 2 GB di traffico. Tipo diritti di inquinamento trasferibili.

  11. Gli italiani diventano sempre più diffidenti nei confronti delle offerte a traffico semplicemente perchè gli operatori approfittano ed hanno sempre approfittato degli italiani.
    Moltissimi operatori mobile giocano proprio sulle tariffe a traffico: magari hai 500MB al mese con pochi euro, poi se superi del 5% il tuo traffico (25MB) spendi 75 euro. Sì, proprio così… 75 euro.
    Almeno una metà dei miei conoscenti che ha usato tariffe a traffico è rimasta fregata più di una volta dallo sforamento.
    Basterebbe che al superamento del limite la connessione non andasse più invece di continuare a farla andare a prezzi astronomici.

  12. Sembra che nessuno si sia accorto che Wind ha una tariffazione a volume di default (0,3 cent/kB, tantissimo) sulla quale si possono comprare dei “buoni” da X MB a Y euro esattamente come descrive Stefano nel post. Io per esempio pago 8 euro/mese per 488 MB e per sapere quanto traffico mi rimane mi basta chiamare il 4242 e premere “5”.
    Detto questo non so se Wind filtra il traffico p2p o no, né me lo sono chiesto, semplicemente non mi è mai saltato in mente di scaricarmi un torrent in mobilità.
    Poi il fatto che gli italiani non siano abituati ai cap è una forzatura.. diciamo che sono stati abituati male e da poco tempo a questa parte, visto che le connessioni mobili sono esplose solo nell’ultimo anno soprattutto tra quelli che non colgono la differenza tra una connessione UMTS e un’ADSL.
    Ma qua si parlava di Vodafone…

  13. Stefano, non te ne accorgi ma stai chiedendo a Bertoluzzo il sovrapprezzo per i consumatori di banda mobile ed è nei fatti cio’ che gia’ fa Vodafone.
    NON LO DICI MAI CHE ci sono 16 piani abilitati a fare tutto (ed è esattamente quello che te impropriamente chiami sovrapprezzo).
    Gli altri 16 piani sono limitati e non ammettono certi servizi con soddisfazione della quasi totalità dei clienti che al massimo sono interessati alle email e non a salire in voip con la banda mobile (e diciamo pure che chi sa usare quei servizi VOIP sale direttamente in wifi e sfancula definitivamente e totalmente l’UMTS come a volte faccio io quando sono all’estero).

  14. sei proprio sicuro che e’ “esattamente” quello che dico io ? io ho meno certezze di te.
    ad esempio, non e’ che hanno una tariffazione all’inizio della sessione ? (che e’ cosa diversa e limitante, ad esempio, dell’instant messaging e di piccole transazioni frequenti ma non continuative, ragion per cui sono scarsamente presenti nella customer base effettiva ?) …

  15. Mi connetto da mobile da quando si andava in dial-up a 9600 con l’Ericsson SH888, ricordo quando Omnitel offrì l’HSCSD che consentiva i 14.400 e si pagava a tempo, ma per un certo periodo Aruba e Galactica ti davano la flat da mobile se eri un loro abbonato: poi gli operatori mobili gli segarono la possibilità.
    Poi arrivò il GPRS, era più o meno il 2001, primi mesi completamente gratuiti perchè la tecnologia andava a singhiozzo, non c’era nemmeno un servizio di assistenza tecnica decente (se chiamavi TIM per un problema GPRS ti richiamavano, forse, dopo 3 giorni con una “possibile soluzione”), gli operatori volevano che si prendessero telefonini abilitati. Dopo la pacchia del tutto gratis arrivarono le tariffe (**pazzesche**, si rischiava di dover accendere un mutuo per aver scaricato due email) e le “offerte”, che erano delle flattone periodiche promozionali tipo “venti euro per i prossimi 30 giorni con tetto a 20MB di traffico”, mai che diventassero delle tariffe vere e proprie, c’era sempre il rischio che non venissero riproposte alla scadenza. Ma, tutto sommato, erano offerte che andavano abbastanza bene, e via via nel tempo iniziavano ad offrire un tetto adeguato (50, 100 e più MB di traffico mensile).
    **continua**

  16. Sono favorevole ad una tariffazione a scaglioni, utilizzo poco la connessione Internet in mobile e quindi voglio spendere poco ma quando la uso voglio poterci fare il cavolo che voglio. Non voglio che mettano il naso sui pacchetti anche perché oggi si comincia con P2P ed il VOIP, domani sarà la mail se non la prendo da loro, dopodomani sarà per certi siti…
    Poi la tariffazione deve essere a traffico e non a tempo. La maggior parte delle offerte che ho trovato sono a tempo e con scatti di 15 minuti…
    Già la tariffazione a tempo mi lascia molto perplesso, infatti a voler pensare male all’operatore conviene darmi una connessione lenta così sto più tempo appiccicato a loro. Con una connessione a volume è loro interesse darmi più banda per farmi raggiungere prima gli scaglioni successivi.
    Gli scatti di 15 minuti sono una fregatura colossale. Se mi collego 30 secondi magari per cercare una cosa al volo su Google, ho eroso comunque 15 minuti dal mio bonus…

  17. **segue da precedente**
    Ad un certo punto in Vodafone ebbero la pensata geniale di introdurre le tariffe a tempo, anzichè a volume: mutuavano il concetto della tariffazione della voce a tempo “conteggiato a minuti”, e ti offrivano quindi “tot ore” di traffico internet nel mese, però conteggiato a sessioni di 15 minuti (cioè, se ti colleghi per un minuto per controllare la posta, e lo rifai tra venti minuti, hai bruciato due sessioni da quindici minuti per un totale di mezz’ora del tuo monte ore, a fronte di 2 minuti effettivi). Credo che la cosa sia uscita dal marketing, che pensava di aver avuto una grandiosa idea per “rendere più comprensibile le tariffe” (aka sfilare più soldi ai clienti), e sia piaciuta molto ai commerciali che in un attimo si trovavano spazzata via la concorrenza di servizi over IP che richiedevano necessariamente connessioni always on (tipo la voip, ma forse soprattutto i programmi di instant messaging per smartphone che iniziavano a proliferare proprio in quel periodo, e minacciavano il fatturato degli sms).
    **continua**

  18. **segue da precedente**
    Pensata geniale, questa sopra, di cui oggi pagano le conseguenze: oggi che Internet non è più solo “navigazione ed email”, ma che significa peer to peer, videochiamate skype, youtube, navigazione di siti molto elaborati e pesanti; proprio oggi, è proprio Vodafone che cerca di fare concorrenza al fisso promuovendo le proprie reti per il mobile broadband, facendo annunci di copertura della Sicilia, della Calabria (magari con l’ambizione di accedere a finanziamenti pubblici per offire questo importante servizio che ha un’utilità sociale), che dice alla gente “staccate il fisso”.
    **continua**

  19. **segue da precedente**
    Ora però si lamentano se la gente li prende in parola, se molti utenti buttano via l’adsl e prendono una chiavetta facendo p2p, se pretendono di passare le ore su youtube, magari intasando completamente una BTS, e se a tendere questo fenomeno rischia di crescere troppo oltre il sopportabile.
    Beh, cari miei, la soluzione non è più così semplice. Bisogna sì buttare via le offerte a tempo e tornare al volume, ma anche fare marcia indietro comunicativamente, spiegando che internet con la chiavetta non è la stessa cosa, che la chiavetta è destinata ad un uso “mobile” di internet che è pertanto differente da quello tipicamente domestico (quindi p2p è innaturale, ma la voip dev’essere abilitata).
    **continua**

  20. **segue da precedente**
    Ma questo va fatto come moral suasion, offrendo alternative più affidabili e convenienti, e non precludendo o filtrando: filtrare alcuni protocolli è una soluzione tampone, che rischia di essere illegittimata molto presto da Bruxelles, ed è comunque un “tradimento” verso l’utente. Questo significa che bisogna rilanciare gli investimenti per raggiungere con altre tecnologie le abitazioni che oggi non offrono un adsl o lo offrono di qualità indecorosa (perchè ci sono i mini dslam, perchè il rame è danneggiato, per le troppe linee attive in quella centrale), tecnologie che possono essere anche Hiperlan o Wimax, in attesa di un auspicabile futuro in cui arrivi la fibra.
    L’alternativa è lasciare le cose come stanno, ed aumentare enormemente la densità delle BTS. Tertium non datur.
    **continua**

  21. **segue da precedente**
    Non conosco Bertoluzzo, ma conosco abbastanza Stefano Parisse dalla sua precedente esperienza e dall’averci condiviso con pochi altri una vacanza in una sperduta isola del pacifico: è un intelligente ragazzo aquilano che ha più entusiasmo e coraggio della media dei suoi ex colleghi McKinsey (che di solito fanno il suo salto verso l’impresa molto più tardi), che in Fastweb fu il primo a tentare di creare con forza una rete di hotspot wifi, forse un pò in anticipo sui tempi, e che in Vodafone sta facendo bene. Sono certo che comprenderà quanto sia stretto il corridoio in cui si sono infilati.

  22. Giuliano Peritore

    Non capisco la necessità di cercare soluzioni ad un problema che si riassume in tre righe: “bisogna fare marcia indietro comunicativamente, spiegando che internet con la chiavetta non è la stessa cosa, che la chiavetta è destinata ad un uso “mobile” di internet che è pertanto differente”.
    Non penso ci sia altro da aggiungere… da un lato ci si lamenta che il traffico internet da’ fastidio alla rete cellulare… ma nessuno si chiede chi ce lo sta portando sopra a scapito della rete fissa ?

  23. “la chiavetta è destinata ad un uso “mobile” di internet”
    vallo a dire a quelli che (come me) non sono coperti da ADSL pur abitando in un capoluogo di provincia…

  24. @giuliano, anche io nego l’effetto sostituzione tout court perchè sono servizi diversi. Tuttavia l’ITU dice che a fine anno gli utenti mobili nel mondo sono 600 milioni mentre gli utenti fissi sono 500 milioni. Quindi questo qualcosa vorrà dire.

  25. Giuliano Peritore

    @dario: 600 milioni e 500 milioni di cose diverse fra loro. Non ha senso confrontarle. Vuoi essere “Mobile”, allora non avrai internet vera e completa (la fisica e’ fisica). Per fare un paragone banale… vuoi essere mobile e non usare radiofrequenza… non avrai il servizio.

  26. x GIULIANO – sono molto d’accordo con te e chiarisco:
    – il dato 500 e 600 mlm l’ho citato per dire che l’accesso mobile è un fenomeno da tenere in grande considerazione
    – tuttavia nego il c.d. effetto sostituzione (perchè tra mele e pere non c’è rapporto surrogatorio)
    – concordo quindi che sono cose diverse accesso mobile e fisso e che vanno trattate separatamente
    – infatti hanno regolamentazione diversa
    – se vuoi essere mobile? allora non hai tutto Internet oppure se vuoi tutto paghi (MA SBAGLIO O QUESTO GIA’ AVVIENE?)
    x QUINTA
    – non credo che ha senso chiamare ‘sovrapprezzo’ una proposta di flat a volume (che esiste gia indisturbata su 16 piani VODA) e non credo che cmq questo risolva la congestione delle reti mobili e soprattutto non lascia salva la NN.
    – inoltre il ‘domandone’ che hai messo è demagogico da morire.
    LA DOMANDA VERA E’:
    CHE CI VUOI FARE CON UN ACCESSO MOBILE?
    No, perchè sai, la banda non è infinita e se ti metti a giocherellare (pure che mi compri 25GB) rompi le scatole agli altri utenti (e anche al business dell’operatore che ha fatto investimenti in rete).
    in termini giuridici è quasi un abuso di diritto (http://it.wikipedia.org/wiki/Abuso_del_diritto)
    “Usi banda a screzio perchè te la sei comprata”.
    Della serie: Ho 25 GB e me li uso tutti…
    UAUUU
    e te, poi, che vuoi pure le notifiche quando stai per esaurire i GB a disposizione…
    Te piacerebbe…. eh..
    😉
    Dario

  27. Alessio Ciurluini

    faccio una provocazione: non è che quell’esigua percentuale di utenti che consuma molte risorse di rete è anche quella parte di utenti che fornisce a tanti altri il motivo per cui hanno un collegamento internet, ovvero i contenuti? Se sì, perché penalizzarli e non premiarli?
    Personalmente sono dubbioso su tanti modelli di tariffazione esistenti e proposti in quanto in contraddizione con l’evoluzione della rete in termini di qualità e disponibilità di contenuti. Potrebbe essere interessante approfondire modelli tipo il P4P, che tenderebbero a modificare i comportamenti singoli in un ottica di gioco collaborativo a somma non nulla (stessa filosofia alla base di tanti ragionamenti sullo smart grid, da google a microsoft), probabilmente a minor costo e a maggiore stickiness visto l’alto grado di fiducia reciproca e i primi con cui provare potrebbe essere proprio la minoranza più vorace.

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