Il punto della situazione sulla abolizione della Pisanu/Stanca

ovvero: cosa posso o non posso fare ?

Questo e' il punto della situazione, da quanto so.

Cominciamo col dire la rete pubblica di telecomunicazioni e' qualunque accesso ad un operatore. fastweb, tiscali, mclink, telecom … whatsoever.

Chiunque offre al pubblico servizi di accesso alla rete pubblica di telecomunicazioni deve essere titolare di una autorizzazione generale (ovvero deve essere un operatore di telecomunicazioni) che ha un certo insieme di obblighi.

L'AGCOM ha chiarito che "Non si considera fornitore di un servizio pubblico di telecomunicazioni … quell’esercente l’attività commerciale, quale ad esempio gestore di bar, albergo, pizzeria, tabaccheria, che, non avendo come oggetto sociale principale l’ attività di telecomunicazioni, mette a disposizione della propria clientela le apparecchiature terminali di rete".

Terminali di rete, non porte di accesso. ovvero, se metti dei PC accessibili al pubblico, non sei operatore, non devi fare tutte quelle cose descritte nel primo link.

Nel milleproroghe si dice che

  • non occorre piu' chiedere fotocopia del documento di identità a fini antiterrorismo
  • negli esercizi pubblici che offrono al pubblico in via prevalente l'accesso ad internet, occorre la licenza preventiva del questore.

Quindi, se il servizio invece e' accessorio (bar, ristoranti, alberghi, ecc), non occorre la licenza del questore.

Pero' se viene fornito il servizio al pubblico vale sempre il discorso che, se metti un terminale non sei un operatore, se metti un punto di accesso alla rete sei un operatore con gli obblighi che ne conseguono.

Come peraltro e' sempre stato, anche se generalmente disatteso, e non solo in Italia.

Strasintesi:

  • no copia della carta di identita' per nessuno.
  • sei un circolo privato/azienda ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
  • sei un bar con un terminale ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
  • sei un bar con un access point ? no licenza al questore, si autorizzazione generale (e obblighi conseguenti) (oppure fai un abbonamento con un operatore che eroga il servizio presso di te, come fanno la provincia di roma, rete luna, panservice e altri)

 

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33 thoughts on “Il punto della situazione sulla abolizione della Pisanu/Stanca”

  1. Domanda banale: ho un hotspot wifi FON e sono un privato. L’hotspot illumina una zona molto centrale qui.
    In “strasintesi”: alla peggio mi smazzano?:)

  2. Devi assicurarti che Fon sia un operatore di comunicazioni autorizzato
    in italia e che tu abbia un contratto in qualche forma che dice che loro
    adempiono agli obblighi di legge e che tu ti limiti a mettere a
    disposizione risorse mentre il servizio lo lo forinscono loro.

  3. Ciao Stefano, sarò più specifico nella domanda 😉 Un BAR che dal 1° Gennaio 2011 offrirà Internet gratuitamente nel proprio locale attraverso un access point Wi-Fi sarà soggetto al mantenimento del LOG di navigazione? Il buon senso dice di sì, ma a tuo parere la legge porrà degli obblighi? Non ho onestamente capito questo aspetto dell’abolizione che mi sembra ancora da definire. Grazie

  4. Qualcuno può aiutarmi a capire la mia posizione, sto pensando di andare a fare il lavapiatti :<(((
    1) Con la mia azienda fornisco il logging e l' autenticazione a livello centralizzato
    2) gli Access Point li vendo all'utilizzatore (locale, hotel) che se li installa da solo e quindi sono di sua proprietà
    3) all'utilizzatore fornisco una dichiarazione di conservazione dei log per fini legali
    4)l'utilizzatore mette a disposizione una connessione ADSL di un operatore commerciale (telecom, fastweb, ect.)
    a questo punto:
    chi è l'operatore di telecomunicazioni?
    chi deve iscriversi al R.O.C. ?
    io non fornisco alcun servizio di connettività ma solo un servizio di autenticazione i dati della navigazione internet passano direttamente dall' acccess point all'operatore di TLC che rende disponibile l'adsl.
    Grazie per ogni chiarimento e Buone Feste a tutti

  5. @Mauro: per essere in regola il bar deve diventare operatore di telecomunicazioni e fare tutti gli obblighi linkati sopra. (insieme di obblighi). oppure si rivolge ad un oepratore che fa cio’ al posto suo e quindi non e’ il bar ad offrire il servizio al pubblico ma l’operatoer in questione, presso il bar. (cerca i due ultimi operatori che ho citato, per degli esempi)
    @Carlo: Immagino che parliamo di wifi e non di terminali. a naso direi che traspaiono diversi profili di irregolarita. Mi pare di capire che non sei operatre autorizzato, quindi non puoi tenere i log. Tantomeno lo puo’ fare sic et simpliciter un terzo per conto dell’operatoer, se l’operatore fosse l’esercente (bar, hotel). quello che tu chiami l’utilizzatore (l’esercente) con ogni probabilita’ sta violando il contratto che ha con il suo ISP (telecom, fastweb, ecc.)
    o l’esercente diventa operatore, si iscrive al registro, fa un bel contratto di outsourcing con te per la gestione sistemistica con conseguenti log, entrando bene nel merito delle responsabilita’, fa un contratto con il suo ISP che gli consenta di redistribuire il servizio al pubblico
    o piu’ semplicemente fa un contratto con un operatoer che gli fornisce tutto il pacchetto di servizio presso la sede dell’esercente, ottemperando lui (operatore) agli obblighi

  6. Quindi se ho capito bene un internet point con postazioni fisse non dovrà più identificare gli utenti ma permarrà l’obbligo di licenza in questura?
    Però nel caso gli utenti usino dei programmi voip dovrebbe invece identificarli perchè stanno telefonando?

  7. @elio: la domanda e’ trppo generica…
    un esercizio che offre al pubblico un terminale come servizio accessorio alla sua attivita’ principale, non deve avere l’autorizzazione del questore. period. a prescindere se l’utente lo usa per comprare una casa o parlare con la zia
    un esercizio che offre al pubblico accesso alla rete (router, porta di rete, switch, wifi, bluetooth, piccioni viaggiatori) deve essere oepratore di tlc.
    un operatore di tlc deve essere iscritto al registro degli oepratori ed ha tutto “l’insieme di obblighi” linkato sopra.

  8. Quinta, sono in disaccordo con la tua lettura testuale dell’AGCOM. Nel 2003 il wifi in Italia praticamente non esisteva ancora, è stato più o meno in quegli anni che ha iniziato a diffondersi.
    Non vedo alcun senso logico per avere obblighi differenti in caso di wifi o meno. La tua lettura letterale di “apparati terminali di rete” può essere corretta, ma mi sembra ovvia sia la volontà dell’AGCOM pre-Pisanu, sia quella del ministro Maroni oggi. Quindi mettersi a fare le pulci sulle terminologie informatiche che ovviamente variano più velocemente delle nostre leggi non mi sembra molto utile.
    Quell’elenco di “bar, ristoranti, alberghi” fa capire che la volontà è che quella lista di attività sia esente dagli obblighi che tu citi, e il fatto che la tecnologia informatica sia cambiata negli anni a mio avviso vale molto poco. Se l’AGCOM avesse voluto vietare esplicitamente l’utilizzo di apparecchi personali, avrebbe potuto farlo in maniera MOLTO CHIARA, inserendo per esempio una frase del tipo “… purché per l’accesso ad Internet l’utente non utilizzi apparati di sua proprietà ma si avvalga esclusivamente di apparecchiature fornite dall’esercente”. Il fatto che non sia presente questa frase, lascia intendere che non c’è una volontà esplicita per negare questa soluzione, ma che semplicemente le soluzione tecniche disponibili comunemente nel 2003 erano diverse dalle attuali.
    Penso che una e-mail/interrogazione all’AGCOM potrebbe chiarire questo punto.

  9. @Elio: si.
    @Giovanni: si, potrebbe chiarire. e dare all’AGCOM l’opportunità di cambiare indirizzo.
    probabilmente hai ragione ad interpretare lo spirito dell’epoca ed è vero che non c’era il wifi, però c’erano i modem. avrebbero potuto dire accesso, anzichè terminali di rete.
    eri operatore se facevi qualunque cosa eccetto un bar con terminali. ovvero viene delimitato l’insieme del concesso rispetto all’universo. Le evoluzioni della tecnologia in quale insieme ricadono ? nell’insieme I oppure in U-I ?
    la lettera è questa, esclude solo i terminali e stai sicuro che chi la deve applicare la applica in questo senso.

  10. Alessandro Ragusi

    Scusate ma colgo una contraddizione:
    .sei un bar con un terminale ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)by Articolo Principale
    .un esercizio che offre al pubblico un terminale come servizio accessorio alla sua attivita’ principale, deve avere l’autorizzazione del questore. by Stefano Quintarelli
    Qual’è la versione corretta?

  11. @Carlo: beh, no, distinguiamo… Lato utente la Pisanu rompeva le scatole con la fotocopia del documento di identità. Questo adesso non cè più.
    Lato esercente è come il contratto dellenel: non fai un contratto residenziale e ci attacchi la macchina del caffè ma per commercianti: non prendi una adsl qualunque e ci attacchi un access point ma fai un contratto business con incluso il wifi a norma.

  12. Ecco ora è tutto chiaro Stefano, così le TelCo non si vedono erodere il margini dell’umts dal wifi libero.
    Comunque non ho mai visto una Telco ricorrere verso un internet point perchè rivendeva la connessione, qui penso che si debba usare il buon senso se io prendo una linea ADSL la collego ad un router wifi e così facendo rivendo o cedo a qualunque titolo la connessione nel circondario ad utenze fisse quali abitazioni o uffici, evito a questi di sottoscrivere un abbonamento con le TelCo provocando a quest’ultime un danno economico.
    Qui su due piedi ricordo una normativa sul wifi che parlava di nomadico e sicuro l’intendimento del legislatore era quanto da me appena illustrato ovvero offrire una connessione a chi lontano dalla propria sede abituale necessita di internet è anche vero che quando quella norma venne scritta il massimo dell’ internet mobile era il GPRS ed i siti wep.

  13. @Carlo: direi proprio che non c’entra. E’ sempre stato cosi’. leggi il tuo contratto di alice o fastweb. Se fai un abbonamento per bar con il mio amico Peritore (Panservice, che so che li offre) ti da’ l’adsl, l’access point ed il servizio di autenticazione facendo lui l’operatore). i clienti del bar cosi’ usano il wifi. che c’entra l’UMTS ?
    http://www.panservice.it/site/connettivita/wifi/
    non e’ una questione del ricorso della telco, quanto della responsabilita’ se la cosa viene usata per qualche illecito.
    poi, non e’ che cambia un granche’. stando sempre sull’amico panservice, ad esempio, i prezzi tra residenziale e azienda sono pressoche’ identici…
    l’uso nomadico che ricordi non c’entra nulla con il wifi bensi’ con i diritti d’uso delle licenze per le frequenze assegnate in uso esclusivo con asta per i 3,5GHz.

  14. A mia opinione leggendo quanto riportato sul sito Panservice egli opera come service provider in quanto tutto il traffico generato ed instradato sia su adsl da lui fornite che di terzi viene inviato sui suoi server/router che lo filtrano e inoltrano.
    La maggioranza dei fornitori nazionali di router wifi con autenticazione sms e non si limitano ad autenticare l’utente e raccogliere il log del traffico generato dagli AP wifi sul server centrale mentre non si occupano dei pacchetti dati generati dai dispositivi portatili, ovvero offrono un servizio di data-storage punto e basta.
    Non mi sembra una differenza da poco.

  15. Panservice e’ un oeprater e da quanto so io non offre servizi di autenticazine su accessi di terzi. Non mi risulta che effettui alcun filtraggio sui suoi server.
    da dove trai queste due idee ?
    la “maggioranza dei fornitori” che tu citi, e che io non conosco, da quanto capisco, fanno una cosa che non ha riscontro legale nel codice delle comunicazioni.

  16. Stefano, spero però che tu non voglia incentivare, come idea generale, l’adozione di un sistema stile Panservice, dove di fatto c’è un operatore che VENDE un accesso Internet via wifi.
    Quello che auspico io (e molti altri) è il wifi gratuito nei locali (“meno alcool e più internet”). Un gestore di un bar dovrebbe poter tranquillamente comprare un abbonamento ad Internet (diciamo pure business con partita IVA, 30-50 euro al mese), comprare un access point a Mediaworld, e condividere la connessione ai suoi clienti in modo gratuito (che poi sia aperto, wep o wpa è un dettaglio). Secondo me dobbiamo arrivare qui, e ci siamo molto vicini, manca solo la rettifica/chiarimento da AGCOM della delibera da te citata.
    Se poi l’esercente preferisce spendere zero e far fare tutto a Panservice (ed accordarsi poi con Panservice su un revenue sharing, o su una franchigia di connessione, o qualunque altra cosa), deve ovviamente essere possibile e legale, ma solamente una libera scelta dell’esercente stesso.

  17. @giovanni: io sono pronto a scommettere una cifra non elevata che tale interpretazione da agcom non arriverà mai. arriveranno invece N (con N grande) offerte da operatori che assolveranno agli obblighi di legge unitamente alla fornitura dell’adsl, come oggi ti danno mail, dns, ecc.).
    perchè non deve succedere ?
    ho citato panservice, ma guarda ad esempio rete luna. quello è un altro business model. o la provincia di roma e tutti quelli che ad essa si federeranno. anche quello è un business model (danno gli acxess point anche ai bar).
    intendo dire che dare le garanzie di legge non implica non pote dare il servizio come più aggrada.
    non ci sono scuse…
    (poi, non indifferente, io sono sempre a favore dell’autenticazione perchè olrre ad autenticarmi io nei confronti dell’access point si autentica anche l’access point nei confronti miei, almeno se è un honeypot so chi denunciare…)

  18. @ Stefano
    mi riferivo a questa nota del sito Panservice
    “Si suggerisce di verificare le condizioni contrattuali del proprio fornitore per la fornitura dell’accesso internet. Pur potendo utilizzare una linea Adsl di altro operatore, per ottenere le migliori prestazioni di accesso (il traffico verrà comunque inoltrato tramite server di Panservice), si consiglia l’utilizzo di una linea fornita da Panservice.”
    Ovviamente nulla di polemico è solo una metodologia per fornire il servizio più complessa e costosa per Panservice, la quale avrà certamente ponderato la sua decisione, in quanto richiede un mucchio di banda in/out sul server per poter garantire un servizio decente.
    Quoto:
    “la “maggioranza dei fornitori” che tu citi, e che io non conosco, da quanto capisco, fanno una cosa che non ha riscontro legale nel codice delle comunicazioni.”
    La legge Pisanu è successiva al codice delle telecomunicazioni e non dice DOVE devono essere conservati i dati ne chi lo deve fare e con quali modalità. Se poi consideriamo che l’utilizzo di sms e carte di credito come metodi di autenticazione per il wifi è solo frutto di una circolare ministeriale che dice che sono ammissibili partendo dal presupposto che le SIM telefoniche e le carte di credito sono nominali addirittura si arriva ad un ipotetico incrocio di dati in caso di indagini ed ancora una volta si evince che i dati di chi utilizza il wifi possono essere ovunque.
    Comunque se tutto questo si risolve con l’invio della raccomandata a Roma per l’iscrizione al R.O.C. da parte di chi ospita l’hotspot non mi sembra la fine del mondo.
    Su almeno una cosa sono in sintonia con te, l’identificazione dell’utilizzatore è opportuna.
    Certo è che qualcuno questi servizi di autenticazione li dovrà pagare e non credo alla pubblicità sulla pagina di accesso al servizio, troppo pochi i contatti giornalieri.

  19. Giuliano Peritore

    Salve a tutti, mi trovo un pò a disagio nello scrivere questo post ma ritengo necessarie alcune precisazioni e spiegazioni in relazione ai servizi offerti da Panservice a seguito di commenti precedenti. In particolare:
    @bajo: Chi paga e quanto: per scelta aziendale cerchiamo sempre di convincere l’esercente a fornire il servizio gratuitamente all’utente finale. Ad oggi l’utente finale non paga alcun costo, ed ha un servizio tipicamente limitato a 60 minuti/giorno (con timeout di 2 minuti per non sprecare tempo durante la lettura di pagine web) oppure illimitato (a seguito di accordi speciali con l’esercente). L’esercente, invece, sostiene un costo una-tantum di 50 o 100 euro (a seconda che disponga o meno di una linea Panservice) per ricevere in comodato un access point telegestito e pronto per offrire un servizio limitato a 60 minuti / giorno. Non sono previsti canoni per il servizio wifi salvo che per alcune tipologie di esercizi ad “elevato transito di persone” dove il costo degli SMS di registrazione potrebbe divenire rilevante, e che viene coperto con un canone paragonabile al costo di un’adsl entry level o salvo esercenti di aree talmente estese da necessitare di progetti speciali.
    @Carlo/Stefano: Penso che Carlo per “filtrano/inoltrano” intendesse dire “filtrano il traffico non autenticato” e non riferirsi, per esempio, a tecniche di DPI. Il motivo della scelta architetturale fatta da Panservice, come Carlo ha giustamente notato, è quello di dare ad ogni utente wifi un indirizzo IP dinamico pubblico univoco, e (almeno ad oggi) assolutamente senza alcun tipo di filtraggio sulle tipologie di traffico. A differenza di altre soluzioni, infatti, nel momento in cui un utente wifi si associa ad un access point gestito da Panservice, naviga con un indirizzo pubblico univoco dell’aggregato Panservice, esattamente come se avesse un router ADSL. Oltre a ritenere tale caratteristica necessaria per legge riteniamo che, unitamente all’autenticazione, consenta di prevenire spiacevoli situazioni. Inoltre con questa modalità non serve altro log oltre all’associazione utente-ip a differenza di soluzioni dove sarebbe necessario archiviare anche i log delle connessioni TCP con evidente impatto sulla privacy dell’utente finale, per non parlare di eventuali violazioni del codice privacy. L’uso della di una linea Panservice è inoltre consigliabile, ma non necessario (riusciamo ad assegnare nostri indirizzi IP pubblici anche in tunneling). Per quanto riguarda l’utilizzo di banda verso i nostri server, e’ un non-problema; il costo della banda è ad oggi così basso (se non si conta il trasporto della stessa) che l’utilizzo di decine di megabit o più risulta essere trascurabile all’interno del costo del progetto. Ultima precisazionedi carattere tecnico: la velocità delle connessioni viene limitata a 512 kbit/s/down e 128 kbit/s/up (per evitare di intasare le linee adsl su cui tipicamente il gestore dell’attività esegue altre operazioni, e comunque rendendo possibile qualsiasi tipo di operazione standard, dalla fruizione occasionale di video, a chiamate VoIP).
    A questo punto qualche conclusione.
    Panservice è un’azienda commerciale, e come tale ha naturalmente l’obiettivo di creare dei profitti. Il progetto WiFi è però nato con un diverso intento, quello di diffondere quanto più possibile l’installazione di hot spot gratuiti presso esercizi pubblici e luoghi di interesse comune, azzerando gli impegni da parte del gestore dell’esercizio stesso, pur senza intendersi sostitutivo del normale accesso residenziale. In alcuni casi ovviamente i costi previsti (più che contenuti, a nostro giudizio) servono a coprire alcuni costi che affrontiamo, e danno comunque un forte valore aggiunto all’esercizio stesso. Il tutto ad esclusivo vantaggio dell’utilizzatore finale che si ritrova a poter utilizzare gratuitamente un servizio di accesso ad internet (per cui qualcuno sta sostenendo dei costi).
    Per quanto riguarda invece l’autenticazione ritengo che sia un enorme valore aggiunto. Avere l’Italia piena di hot spot totalmente aperti, senza alcun tipo di autenticazione e identificazione, vuol dire lasciare in giro delle armi cariche puntate su tutti i “nostri” server; non penso sia fantascienza immaginare che da hot spot aperti infatti partirebbero in maniera estremamente massiccia attacchi di tutti i tipi verso server di ogni tipo (centralini VoIP, server web, server di posta) visto che l’autore potrebbe poi difficilmente essere identificato (non a caso oggi gran parte dei tentativi di attacco provengono da nazioni/luoghi dove è più difficile risalire all’identità dell’autore).
    Il giusto compromesso è un’elevata semplificazione delle procedure, cosa che sta accadendo, ma con il mantenimento di una identificazione dell’utente finale (la ricezione del messaggio SMS non è una cosa complicata… e volendo potrebbe essere ulteriormente semplificata). Ritengo sia una minima complicazione per diminuire le possibilità di perdere il proprio sito, vedere il proprio credito di servizi Voip esaurito, vedere la propria posta elettronica letta o il proprio server “bucato”, per non parlare di banali diffamazioni, semplicemente in nome di una forse esagerata libertà.
    Aggiungo una conclusione, senza riferirmi ad alcun commento precedente, visto che spesso mi sono trovato a chiacchierare del “costo” di internet con utenti convinti che “internet” dovrebbe essere completamente gratuita per tutti…
    Internet è un insieme di reti, e quindi un insieme di impianti e di persone che li fanno funzionare, e di regole. Quando un fornitore fa pagare l’accesso ad internet non sta “vendendo” internet, ma sta remunerando gli impianti, gestiti secondo determinate regole, e il personale che li esercisce (dal personale delle network operations, agli operai impegnati nelle opere civili, al personale customer care, dell’amministrazione, degli uffici legali, dello sviluppo software, del marketing, delle autorità di controllo, di tutto l’indotto…). Pretendere un accesso “gratuito universale” vuol dire non voler considerare e quindi disprezzare il lavoro di tutte queste persone che, spesso in maniera invisibile e silenziosa, svolgono ogni giorno responsabilmente e professionalmente il proprio lavoro, per permettere a tutti gli utenti di avere un servizio di accesso ad internet degno di tale nome. Voler comprimere i costi dell’accesso non può tradursi in altro che un peggioramento del servizio ricevuto o in un ritardo nell’implementazione di nuove tecnologie.

  20. Mi allineo perfettamente con le posizioni di Stefano Peritore.
    Quella dell’internet gratis ad ogni costo è una assurdità degna di persone poche riflessive, l’acqua è un bene ben più primario della rete eppure la paghiamo benchè basterebbe un secchio ed il fosso vicino casa (se si è poco schizzinosi e ben vaccinati).
    Non so perchè ma quando sento parlare di internet gratis ad ogni costo il pensiero mi corre al sei politico.

  21. Il punto non è “internet gratis per tutti”, ma chiedersi chi dovrebbe pagare l’accesso e chi potrebbe fruirne gratuitamente: per me, chi ottiene un vantaggio, seppur indiretto (tipo quello che godrebbe un esercizio pubblico quale il bar, la pizzeria et similia …) è corretto che paghi; chi invece fruisce del servizio, tra uno stuzzichino ed un aperitivo… paga già per i suddetti stuzzichini/aperitivi.
    Credo che in questo senso, la lettura di Giovanni nel suo ultimo commento, sia più che accettabile.
    @Giuliano: il tuo ragionamento non fa una grinza, però, perdonami, è un po’ troppo welfare centrico …

  22. Giuliano Peritore

    @erregi: Concordo con la tua riflessione su “chi dovrebbe pagare”. Forse non ci siamo capiti ma hai scritto proprio quello che ho scritto io.
    Per quanto riguarda la parte del welfare, invece, ma senza voler innescare polemiche, mi trovi in disaccordo. Non intendevo per niente, e non penso di averlo fatto, essere welfare centrico 🙂

  23. @Giuliano: se e’ vero che l’identificazione e’ cosi’ indispensabile perche’ altrimenti capitano le cose negative che descrivi, mi dici perche’ negli USA (300+ milioni di abitanti, prima economia al mondo) io posso connettermi a reti wi-fi aperte all’aeroporto (Dallas, Denver, ecc.ecc.), nei caffe’, in biblioteche e in mille altri posti senza ALCUNA forma di identificazione? Cosa hanno capito loro che noi non abbiamo colto (o viceversa)?

  24. Giuliano Peritore

    @Juan: mi pare di aver sentito in radio, ma non ho avuto modo di verificare, che l’italiano e’ la terza lingua al mondo utilizzata per le truffe on line dopo il cinese e l’inglese… le nozioni medie di sicurezza informatica e la considerazione del problema sono pessime… per finire le leggi esistenti possono portare a situazioni veramente grottesche.
    Cambiando sponda e passando dalla tua parte, una ventata di anonimato, come dici tu, sarebbe uno stimolo a capire che l’unico modo di non essere truffati e’ essere svegli, la sicurezza verrebbe tenuta in considerazione, le norme forse si adatterebbero.
    Sembra paradossale ma tremo al pensiero di veder fioccare denunce per diffamazioni a mezzo blog postate da access point anonimi, con tutti i costi che ne deriverebbero per lo stato.
    Ammetto, non so decidere quale dei due scenari sia migliore. L’inventiva degli italiani e’ topica.

  25. Signore e Signori l’ultima gazzetta ufficiale che dovrebbe inserire il “decreto 1000 proroghe”.
    http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2010-12-29&task=sommario&numgu=303&tmstp=1293706364104
    Io non sarò bravo a leggerla oppure ho cercato male e nel posto sbagliato ma non vedo nessuna abolizione parziale o totale dell’ art.7 della legge 155/2005 così come non leggo una proroga degli obblighi prescritti dallo stesso.
    Lo stesso dicasi per l’art. 6 che con qualche forzatura, non improbabile, poteva essere applicata a chiunque fornisse telefonia o internet al pubblico, intendendo quest’ultimo quale il pubblico avventore di un locale.

  26. Perdonatemi quanto sopra scritto questo art. è presente
    19. All’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: «fino al 31 dicembre 2010, chiunque» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2011, chiunque, quale attivita’ principale,»; b) i commi 4 e 5 sono abrogati.
    Resta per me valida a questo punto anche la mancata proroga dell’ art. 6 della 155/05, ma non so se le modifiche introdotte dai commi 3 e 4 hanno effetto permanente oppure cessano con il cessare di queto articolo.

  27. In telecomunicazioni il termine Wi-Fi indica la tecnica e i relativi dispositivi che consentono a terminali di utenza di collegarsi tra loro attraverso una rete locale in maniera wireless (WLAN) basandosi sulle specifiche dello standard IEEE 802.11. A sua volta la rete locale così ottenuta può essere interallacciata alla rete Internet tramite un router ed usufruire di tutti i servizi di connettività offerti da un ISP. Qualunque dispositivo o terminale di utenza (computer, cellulare, palmare ecc.) può connettersi a reti di questo tipo se integrato con le specifiche tecniche del protocollo Wi-Fi

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