Quattro semplici domande a Telecom Italia circa la gestione del traffico.

Re. questo: Gestione del traffico Broadband – Assistenza Alice Telecom.

le quattro semplici domande sono :
1) fate deep packet inspection ?
2) la gestione riguarda anche centrali con backhauling in fibra ?
3) pubblicate un elenco degli upgrade di backhauling previsto per le centrali che oggi sono in rame/ponte radio ?
4) lo shaping fatto nelle centrali in congestione discrimina per client o per server o è generale ?

1) Perchè, come noto (10/2007) ad qualche anno, io penso male della Deep Packet Inspection (ovvero della pratica di esaminare il contenuto dei pacchetti e non solo la loro intestazione). Qui c’è una lista degli operatori che, a partire da ottobre 2007 hanno reso pubbliche le loro politiche di gestione del traffico, senza deep packet inspection.

2) perchè là dove c’e’ il collegamento tra le centrali ed il backbone (backhauling) in fibra, conviene eliminare la scarsità (07/2007) invece che gestirla e quindi una gestione del traffico ha senso per motivi diversi dalla user experience, e quindi potenzialmente discriminanti ed anticompetitivi.

3) perchè è vero (09/2009) che gli investimenti sono ingenti ma con vari strumenti lo Stato contribuisce alla eliminazione del digital divide e quindi sarebbe utile sapere quali sono le centrali il cui backhauling è oggetto di upgrade tecnologico

4) perchè se fosse specifico (10/2007) per alcuni utenti o fornitori di servizi, ci sarebbe una chiara discriminazione anticompetitiva.

Infine, spiego a qualcuno che non ha capito perchè dico che la prioritizzazione della coda locale è un servizio che deve essere venduto ad una tariffa aggiuntiva.

Il compito di un ISP è quello di saturare la banda del cliente.

Questo lo sanno tutti quelli che dal 1994 hanno lavorato in I.NET; era un mantra. Significa che l’ISP non è un collo di bottiglia per le comunicazioni del cliente. (se il canale di accesso è dedicato, come nel caso della rete fissa). L’ISP ideale deve avere una banda sufficiente sul backbone+backhauling per saturare l’accesso dei clienti (almeno nel 99,5% del tempo, o giu’ di li.)

Se l’ISP fa bene il suo mestiere, la coda locale del cliente si può saturare e quindi si saturerà. Se il cliente su quella coda ci fa anche traffico vocale, rischia di non riuscire a parlare. Ergo, deve poter chiedere ed ottenere, sull’unico segmento che è GIUSTO che si saturi, di riuscire a parlare, di avere una prioritizzazione del protocollo che preferisce.

Chiarito ciò, veniamo al punto: deve essere regalato o deve essere fatto pagare una cifra incrementale ? La risposta è la seconda, a prescindere dal considerare il lavoro e gli investimenti aggiuntivi necessari per offrire questa funzionalità alla generalità degli utenti.

Supponiamo esistano due servizi A e B uno potenzialmente sostitutivo dell’altro e che entrambi si gioverebbero della prioritizzazione del traffico in presenza di coda locale satura. Supponiamo l’operatore regali tale prioritizzazione per il servizio A.  (o addirittura faccia uno sconto a chi lo adotta!)

Cio’ orienterebbe gli utenti verso il servizio A a scapito del servizio B, penalizzandolo.

Per questo, la prioritizzazione è fair solo sulla coda locale non condivisa e solo richiesta dall’utente e solo se pagata una cifra incrementale.

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18 thoughts on “Quattro semplici domande a Telecom Italia circa la gestione del traffico.”

  1. “Per questo, la prioritizzazione è fair solo sulla coda locale non condivisa e solo richiesta dall’utente e solo se pagata una cifra incrementale.”
    Perfetto, allora siamo d’accordo. Il punto è che non sappiamo ancora cosa intende fare TI dunque sono tutte ipotesi. 🙂

  2. Se ho capito bene, stai dicendo in realtà che le politihe di allocazione della banda devono essere trasparenti e fair. Cioè, a pagamento (come ogni risorsa scarsa, o destinata a scarseggiare), e con regole chiare ed eque. Reservation di banda, più che prioritizzazione?

  3. Discorsi tecnici a parte, cosa può fare l’uomo della strada per evitare queste politiche “scorrette”? Premiare gli operatori più virtuosi, che però si contano sulle dita di una mano e che magari non hanno nemmeno copertura nazionale? Come convincere l’uomo della strada a pagare di più per un qualcosa di cui nemmeno percepisce il valore? Quello che pubblicizzano gli operatori è invece molto semplice, lo capiscono tutti: la nostra connessione è la più veloce, costa meno e puoi scaricare tutto quello che vuoi in pochissimo tempo. Che poi non sia vero è un altro discorso. Finché saremo “costretti” a sottoscrivere le adsl dei soliti noti questi faranno il bello e cattivo tempo.

  4. Riguardo al punto 2, nell’articolo che ho letto si parlava di linee adsl quindi ritengo che si parli anche di centrali collegate in fibra.

  5. Ma domanda sopra a tutte: questa maledetta DPI è legale? Chi autorizza l’installazione di una apparecchiatura che di fatto intercetta i pacchetti, ci guarda dentro e decide cosa farne? Perché se è legale potrebbero farlo anche con il traffico voce, facendo pattern matching vocale per vedere se parlo della Lazio e farmi cadere la linea.
    Io ricordo che nel codice c’è scritto che Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative a un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. (617 quinques)
    E basta installarle anche spente solo per configurare il reato.

  6. @Carlitos: “fuori dei casi consentiti dalla legge” – ecco risolto il problema. 😉
    @Stefano: perdona l’ingenuità, ma la saturazione della banda del cliente mi pare utopia. O sbaglio? Quando mai un ISP non fa concentrazione / multiplazione statistica in accesso? Il picco della banda di utente (e.g. della linea ADSL) non è mai garantito e pressochè irragiungibile (l’uplink dell’apparato di accesso è una strozzatura totale).
    Sarò malpensante ma la vedo molto pragmaticamente: gli operatori vedono i prezzi delle connessioni scendere sempre di più (e meno male), la società preme per adeguamenti e migliorie (eliminare il Digital Divide, costruire la NGN etc) ma con prezzi retail che comunque non si riesce ad alzare (in caso di total replacement hai voglia dire a chi aveva l’ADSL che ora con la fibra dovrà pagare qualcosa di più).
    Tutto questo mentre i soldini vanno sempre più in tasca agli OTT (Skype, Google, Facebook & Co), l’IPTV “corporate” degli operatori non prende etc: come possono fare per recuperare?
    Possono differenziare le tariffe, limitare al massimo il “servizio garantito” (tipo mandare solo le mail) e far pagare un extra per i plus (VoIP, peer to peer, video streaming etc).
    La DPI è uno strumento per realizzare quanto sopra…

  7. Concordo con Fabio. Gli operatori di TLC devono fare i conti con costi e investimenti. La marginalita’ di un accesso ADSL Bitstream e’ praticamente 0 (vista la guerra dei prezzi) mentre sull’ULL e’ decente. Ma per fare sempre piu’ ULL occorre posare fibra, accedere alle centrali e metterci gli apparati.
    Il DPI e’ uno dei modi di dare innanzitutto un servizio accettabile su bitstream, che viene altrimenti ammazzato dal Peer-to-peer (che e’ un buon 30-35% di tutto il traffico internet), in modo da non perdere clienti, e un modo per fornire meccanismi per la gestione di serivizi evoluti (e pagati) per chi li vuole pagare. Non vedo il DPI come il “farsi i fatti” dei clienti…ma piu’ come tutela sia degli investimenti che dei clienti..

  8. @Fabio i casi consentiti dalla legge sono quelli dettati dal codice di procedura penale, ovvero pe eseguire intercettazioni autorizzate dalla magistratura.
    La Telecom è la magistratura? Esiste una legge che gli consente esplicitamente di fare DPI?
    Non diciamo eresie per favore, qui non si parla di strumenti al servizio della magistratura, ma della telco di turno.
    E per come la vedo io la legge è tassativa. Non si può e basta.

  9. @Carlitos, intanto le leggi si possono cambiare, e poi: suppongo che la legge in questione parli di intercettazione (la “lettura”, la “comprensione” di una comunicazione, cosa che non avverrebbe in questo caso, dove basta capirne la tipologia), impedimento o interruzione… qui si tratta solo di traffic management, la tua comunicazione funziona, ma lentamente…
    Temo che gli avvocati di Telecom sapranno trovare un varco nelle maglie della legge, visto che ultimamente si sono occupati parecchio di intercettazioni… 😉

  10. @Fabio: in orario di picco e’ escluso, ma per una buona parte del tempo e’ auspicabile. io uso un wisp (abito fuori milano) con un 6Mbps/4Mbps che in questo momento mi sta dando 5,9 down e 3,84 Up, che se consideri le intestazioni dei pacchetti, significa banda piena down e piu’ che il promesso in up. https://skitch.com/quinta/rtd6f/ngi-line-quality-test
    il prezzo retail si sta alzando, il prezzo al bit diminuisce ma l’arpu internet e’ stabile o leggrmente in aumento. ad esempio, alice flat rate (top di gamma) a 12.2005 era 19,95/mese con sconto 50% a 9,95/mese; alice 20M è 24,95/mese.
    in generale, dato che la voce ha un prezzo scorrelato dall’impatto sulle risorse, e’ abbastanza inevitabile che il servizio degradi o, per chi non degrada, il prezzo aumenta. il prezzo del mo servizio e’ circa 75eur/mese. D’altronde uso molto piu’ intenret di Sky che ne costa 50…
    i soldini che vanno in tasca agli OTT sono negligible. se tutti i margini di tutti gli internet player venissero distribuiti su tutte le telco, secondo uno studio di Yankee Group, l’arpu aumenterebbe dell’1%, ovvero una buona rinegoziazione dei debiti ha un effetto maggiore.
    ladifferenziazione ha un limite come spiego in questo post, determinata dal modello competitio basato su ULL e bitstream: http://is.gd/nu5MGD
    @Lucio: si puo’ fare traffic shaping anche senza fare DPI. attenzione che se si scade sotto la soglia di usabilita’ per quelli utenti, il traffico viene occultato. le ultime statistiche che ho in mano io dicono che il P2P e’ in forte calo, superato da video streaming/transfer
    @Fabio, no, la legge parla di installazione degli apparati atti a fare cio’, fuori dai casi consentiti dalla legge http://is.gd/mxhSTW
    la domanda per il penalista e’: lo shaping del traffico e’ un caso consentito dalla legge ?

  11. @Lucio – che il DPI sia a tutela degli investimenti passi , ma che lo sia dei clienti questo non so. Cominciamo che, mentre aspettiamo la fibra, l’NGN, la ripresa di equilibri tra i vari Google, Facebook ecc e gli operatori TLC, diventi mandatorio accompagnare le offerte da una chiara esposizione delle proprie policies (“faccio DPI”, “non faccio DPI”, “faccio passare tutto”, “faccio passare questo si’ e questo no” ecc.); cominciamo che non si possa dire “vendo accesso ad Internet” quando in realtà se ne dà solo una sua porzione perchè anche senza DPI si filtra sulla base di ciò che è considerato “scomodo” (da gestire tecnicamente, economicamente o strategicamente);
    cominciamo insomma che i clienti possano scegliere di accettare o meno che qualcuno entri nel merito di ciò che fa e fa passare in rete, che possano scegliere di accettare o meno una connessione tronca. Ecco che allora si’ si puo’ parlare anche di tutela dei clienti perchè essi hanno scelto di farsi “tutelare”, ma non se si fa a loro insaputa. Con questi presupposti, allora sì che il DPI è accettabile (se legale …)

  12. NGI espone il simbolo “No DPI” e contemporaneamente afferma di limitare la banda a chi utilizza software P2P, addirittura riporta i grafici con la banda divisa per applicazione.
    La cosa mi lascia alquanto perplesso…
    Per quanto ne so non e’ possibile determinare se il traffico riguarda eMule senza sbirciare nel pacchetto.
    L’impressione e’ che ci prendano per i fondelli.

  13. Nessun software puo’ identificare con esattezza il traffico P2P, senza sbirciarne il payload.
    Ma anche supponendo che si possa fare, e’ questa una pratica in linea col principio di neutralita’ della rete?
    La mia impressione resta sempre quella della presa per fondelli.

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