Net neutrality senza la giustizia sportiva

Penso che l'essenza della net neutrality sia una incompatibilità strutturale tra i tempi della giustizia e la velocità dei fenomeni tecnologici.

 

mi spiego…

Gli "over the top" hanno paura che gli "under the hood" facciano pratiche anticompetitive a loro danno (e a ragione! è successo!). Per questo chiedono norme che stabiliscano "ex-ante" divieti per gli "under the hood". Diversamente, con il rischio di queste pratiche anticompetitive, chi si mette a innovare ? con il rischio che poi l'"under the hood" ti chiuda il traffico ?

Gli under the hood sono aggravati finanziariamente, e il valore esce dal loro perimetro (gli SMS diventano skebbini, ad esempio) e anche un po' invidiosi. Gli over the top diventano stelle mondiali con crescite stellari (i cocchi di mamma dei mercati finanziari) e loro invece appaiono grigi e noiosi gestori da utilities..

Aggiungiamo che gli over the top possono fare pagamenti alternativi mentre gli under the hood (fino ad oggi) no; gli OTT possono usare i dati delle reti sociali degli utenti, gli UTH no (hanno il dettaglio delle nostre telefonate e la frequenza di chiamate!); gli OTT possono usare i dati di localizzazione e gli UTH no; gli UTH devono anonimizzare tutti i dati dopo qualche mese e gli OTT no, e via dicendo.

Gli UTH ex monopolisti, inoltre, hanno anche degli obblighi per cui devono dare la materia prima anche ai concorrenti e gli OTT, pur se dominanti, invece no.

C'e' una asimmetria di flessibilità regolamentare. Non la l'assenza di regole di cui talvolta si sente demagogicamente raccontare, ma, in alcuni aspetti di business, c'è una diversa flessibilità regolamentare.

 

E' comprensibile che gli UTH vedano come fumo negli occhi ulteriore regolamentazione "ex-ante" che proibisca in partenza di offrire servizi usando la loro risorsa principale (il traffico) che gli consenta di guadagnare un po' di euro in piu' per pagare i debiti, svalutare gli avviamenti (iscritti in contabilità a valori da new economy…), distribuire dividendi per non fare crollare il titolo ed evitare rincari del costo del debito (che potrebbe innescare spirali perniciose).

 

Anche perchè ci sono clienti che questi servizi li comprano da sempre ed è giusto continuare a venderglieli (penso ai collegamenti voip che facevamo prima del 2000 tra le sedi di aziende!)

 

Negli UTH, oltre all'invidia per gli OTT c'e' anche la speranza che nutrono sempre di riuscire a combinare qualcosa di buono nei servizi OTT anche loro.

Una pia illusione.

"là fuori" ci sono 200 milioni di ragazzi che sanno come vivono senza bisogno di fare focus group. In un UTH ci sono al massimo qualche centinaio di cattedratici o sperimentatori che per fare una prova di qualunque cosa devono seguire un iter di approvazione giurassico.

Un po' come se un cuoco, ogni volta che cucina un piatto, dovesse seguire le regole di validazione di un farmaco…

 

Gli UTH dicono agli OTT (ed è vero) "non avete bisogno di nuove regole; le norme ci sono tutte; ci sono le norme della privacy, antitrust, codice civile". E' vero. Il problema è che si applicano valutando le situazioni ex-post, dopo che si sono verificate; solo allora si va a vedere se il comportamento era  abusivo…

Gli OTT dicono agli UTH (ed è vero) "se tu mi freghi, ora che il tribunale mi dà ragione io sono morto. e questo inibisce l'innovazione perchè di fronte a questo rischio non si innova". Le norme che intervengono ex post consentono valutazioni autoptiche…

 

Vi immaginate se, contro una sospensione di un calciatore, la squadra facesse ricorso al TAR e poi al Consiglio di Stato ? Le sentenze definitive arriverebbero quando il giocatore ha già cessato le attività!

Ci vorrebbe una classe di giustizia a sè, come la giustizia sportiva, con tempi velocissimi: settimane.. Ma mi pare poco praticabile 😉

 

Ecco, questa è l'essenza della questione, secondo me.

Hanno ragione entrambi ed entrambi hanno i loro validi motivi, ed entrambi rappresentano industrie che danno lavoro a un numero di persone confrontabile.

 

Penso quindi che, finchè cercheremo di definire norme per gli operatori che impongano comportamenti ex-ante, non ne usciremo. E quindi le norme non arriveranno.

E allora gli UTH intanto stanno un po' attenti a non comportarsi troppo male, perchè se lo facessero si conclamerebbe che gli OTT hanno ragione e la politica avrebbe un forte incentivo ad introdurre una regolamentazione ex ante. E allora gli UTH dicono che la questione net neutrality non si pone e che è una soluzione in cerca di un problema.

 

Ma è proprio impossibile fare un passo avanti ?

penso che si potrebbe fare, se cambiassimo punto di vista.

Se invece di parlare di obblighi per gli operatori si parlasse di diritti degli utenti, senza l'ambizione di risolvere in un colpo solo tutte le questioni.

 

Ad esempio, nella consultazione pubblica sulla neutralità della rete fatta dall'AGCOM, come nnsquad abbiamo suggerito che:

Nelle reti in cui il segmento di accesso è dedicato ed in assenza di carenze strutturali di risorse, l’utente, sul suo segmento di accesso alla rete, ha il diritto di stabilire liberamente, senza costrizioni o forzature, ed essendo adeguatamente informato, quali servizi a valore aggiunto o politiche di gestione del traffico acquistare incrementalmente rispetto all’accesso base ad internet (best effort).

Penso che poterbbe essere accettabile da entrambe le parti, non toglie nulla a nessuno e mette dei paletti di garanzia.

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20 thoughts on “Net neutrality senza la giustizia sportiva”

  1. Non ci ho capito niente.
    Mai pensato di scrivere per tutti e non solo per gli UHT e gli OTT?
    Oppure, in questa lotta fra UTH e OTT, noi dobbiamo restare ignoranti?

  2. Mi sembra che si parli di trovare soluzioni per problemi che ci siamo creati da soli. E se si provasse a buttare a mare tutto il solito blabla sul mercato, i monopoli, ecc. ecc.? Le TLC non si muovono come il mercato dei beni e servizi indifferenziati (per mille ragioni) e il loro funzionamento non è rappresentabile con i grafici delle prime 30 pagine del libro di economia.
    E’ vero che se i clienti paganti pompano “volontariamente” più soldi nel sistema (ah, quante volte si sente la metafora della business class nelle TLC! Forse perché non hanno mai visto il bilancio di una Low Cost!) tutti gli errori di relazione con il mercato spariscono, ma non mi pare un modo per arrivare al cuore dei problemi.
    Se fosse ipotizzabile pensare a lungo in un mondo che è più precario e precarizzato che innovativo e dinamico, qualche problema sarebbe anche risolvibile.
    P.S.: sarà anche un tema per iniziati, ma una volta che lo vedi non te lo togli più di torno. Cambiano le tecnologie ma la paura di finire a vendere solo i bit, il voler fare tutto per tutti ovunque e sempre, la paura per non avere il controllo dell’infrastuttura, ecc. ecc. sembrano più vecchie di Matusalemme e più longeve dell’universo. Mi piacerebbe sapere se all’alba della filodiffusione già si lagnavano del fatto che i soldi sarebbero andati tutti ai costruttori di filtri…

  3. OT
    “Vi immaginate se, contro una sospensione di un calciatore, la squadra facesse ricorso al TAR e poi al Consiglio di Stato ? Le sentenze definitive arriverebbero quando il giocatore ha già cessato le attività!”
    In certi casi sarebbe meglio…Farsopoli docet!

  4. no, non hanno ragione entrambi.
    gli uth sono pagati per quello che fanno, se vogliono possono alzare le tariffe ammesso che riescano.
    non possono taglieggiare chi si è inventato dei business che loro non avevano la capacità di creare. anzi devono ringraziare chi convince milioni di utenti a pagare abbonamenti dati.
    se gli ott devono investire nell’infrastruttura che diventa insufficiente, diventano loro stessi proprietari dell’infrastruttura.

  5. Stefano quello che scrivi
    “Nelle reti in cui il segmento di accesso è dedicato ed in assenza di carenze strutturali di risorse, l’utente, sul suo segmento di accesso alla rete, ha il diritto di stabilire liberamente, senza costrizioni o forzature, ed essendo adeguatamente informato, quali servizi a valore aggiunto o politiche di gestione del traffico acquistare incrementalmente rispetto all’accesso base ad internet (best effort).”
    mi sembra sacrosanto. Purtroppo però già immagino una certa parte dell’opinione pubblica che -non si sa bene perchè- identifica il BENE negli OTT e il MALE negli UTH iniziare a gridare allo scandalo sulla neutralità della rete che ormai invece di un terreno di confronto reale sta diventando una sorta di mantra.
    Sia gli OTT che gli UTH sono delle realtà economiche e quindi non si muovono per il bene assoluto dell’umanità ma al massimo cercano di far coincidere il BENE con i propri interessi, in questo scenario mi fa ridere il “tifo” per Google,Facebook e Apple che oggi come oggi mettono in atto delle attività anti-concorrenziali che i “poveri” ex-incumbent oggi non si possono nemmeno immaginare di permettere..
    Aggiungerei alle tue ipotesi anche un’altra idea: oltre a far scegliere al cliente che tipo di accesso alla rete vuole avere aggiungerei che gli strumenti di gestione della rete non devono essere utilizzati per “dimensionare la rete”, infatti se così fosse ci sarebbe il rischio di ridurre la spinta all’innovazione e al miglioramento della rete.

  6. stefano , quello che dici e’ giusto: e’ la storia delle regolamentazione antitrust. per gli ott la legge e’ ancora molto indietro a definire i segmenti di mercato che son tutti nuovi) e regolare monopoli e cartelli ..
    g

  7. e’ la prima volta (ok non e’ vero, e’ la seconda, ne avevo gia’ discusso con pierani) che sono quasi d’accordo con chi grida “net neutrality” a ogni pie’ sospinto 🙂
    buon post soprattutto perche’ lavora nell’intorno del grido “rete libera !” presentando il problema per quello che e’, con la visione di entrambi i lati

  8. Molto interessante, non avevo mai fatto questo tipo di valutazione sui tempi.
    Trovandomi spesso nella situazione di Graziella provo a dire come l’ho capita io (UTH e OTT sono definizioni molto dipendenti dal contesto e per capirli bisogna ricollegarsi ad articoli precedenti). Quindi se ho capito bene:
    – Gli OTT di questo articolo sono Google, Facebook, Apple e tutti coloro che erogano servizi via internet
    – Gli UTH di questo articolo sono Telecom, Fastweb, Vodafone, Wind, etc, ovvero coloro che hanno le infrastrutture e/o forniscono accesso a internet.
    – Telecom è triste perchè per fornire accesso a internet spende molti più soldi di quelli che spende facebook per erogare il proprio servizio su internet e però ne incassa molti meno in proporzione.
    – Telecom oltre a fornire accesso a internet vende anche telefonia e vorrebbe poter mettere i bastoni tra le ruote a skype, che con molto meno investimento può erogare lo stesso servizio voce sfruttando tra l’altro le stesse linee di telecom.
    E’ un po’ come se la società che gestisce le autostrade potesse decidere da un giorno all’altro di vietare l’accesso ai camion che trasportano vagoni dei treni o materiale per costruire biciclette. O anche se stabilissero che il costo della tratta possa dipendere dal costo della tua auto o dal valore di ciò che trasporta il camion. O come se domani qualcuno potesse dire che la strada che mi permette di andare a casa costa X e che non posso nemmeno comprarmi un 4×4 e passare dai campi o costruire altre strade “parallele”. Se succedesse questo e la giustizia ci mettesse 2 anni a stabilire che è sbagliato probabilmente in quei 2 anni il danno sarebbe talmente elevato da aver pregiudicato definitivamente una determinata situazione.
    Ma non è poi quello che sta succedendo tra mondadori e fininvest? Il fatto è che puoi avere tutte le regole che vuoi ma se poi non hai metodi per evitare che siano violate tranne che perseguire chi le ha violate con 3 anni (o 10, o 20) di ritardo questo problema esisterà sempre. Ho l’impressione che se le pene fossero rapide (1 anno?) e soprattutto *certe* ed *esemplari* allora sarebbero meno anche i pericoli legati a chi le viola consapevolmente.
    Se la multa per divieto di sosta fosse di 1€ e la probabilità di riceverla fosse del 10% allora si potrebbe parlare di incentivo al parcheggio selvaggio. Se, al contrario, ogni volta che parcheggio in divieto di sosta sapessi che la mia macchina verrà demolita e che dovrò scontarmi 10 anni di carcere, anche se la giustizia ci mettesse 10 anni a deciderlo, credo che starei molto attento a non farlo. Eppure la legge è sempre la stessa e dice che non puoi parcheggiare dove non è consentito.
    Mi chiedo anche un’altra cosa: parli del fatto che gli OTT sono in mano agli UTH che potrebbero chiudere i rubinetti verso di loro, ma non esiste anche il pericolo opposto? Cosa succederebbe se Google e Facebook decidessero che se ti colleghi con l’operatore X non puoi accedere ai loro servizi? Il problema mi sembra prevalentemente legato allo skebby di turno, che non ha sufficiente potere per autotutelarsi da eventuali mosse degli UTH (ma anche facebook e google sono stati degli skebby).
    Riguardo l’asimmetria regolamentare capisco il discorso che dici per cui gli UTH hanno molte più regole da rispettare rispetto agli OTT, ma se le regole sono “logiche” non vedo un problema in se. Per intenderci, se gli UTH possono aumentare i prezzi per far fronte ad un nuovo costo dovuto ad una nuova regola (tenere i log) non lo vedo come “asimmetria”. L’asimmetria c’è solo quando UTH e OTT possono erogare un servizio similare e uno deve rispettare più regole dell’altro. Se le regole stabiliscono che le compagnie di telefonia mobile devono tenere i log degli sms per 2 anni ma allo stesso tempo non stabiliscono che i sistemi di messaggistica via internet debbano fare lo stesso allora c’è asimmetria.
    Per quanto riguarda gli UTH che hanno invidia per gli OTT, c’è qualcosa che impedisce ad un UTH di creare una business unit che crea un servizio web identico a skebby? Non credo che per farlo debbano fare dei focus group e seguire l’iter di approvazione giurassico. Tornando a telecom, se volesse erogare un servizio tipo skype sarebbe soggetto a più regole/più costi rispetto a quelli cui è soggetto skype?
    Il punto che comprendo meglio è quello che sottolinea “gab” quando fa l’esempio dell’antitrust. Ma l’antitrust è una macchina complicatissima, piena di lobbismo e con poca trasparenza. E per quanto sia chiaro che per quello che riguarda gli OTT sia abbastanza indietro ho l’impressione che abbia molte lacune, soprattutto sulla questione dei cartelli, anche per gli UTH (e anche per tutto ciò che non riguarda la rete, se è per quello).

  9. no, non puo’, fintanto che la società è soggetta a controllo e coordinamento di TI (puo’ esserci controllo e coordinamento anche con meno del 51% delle azioni, dipende dalle condizioni operative)

  10. @Stefano: interessante, grazie (e scusa se faccio domande su quelle che per voi addetti son banalità)! Riesci a darmi anche solo un link dove posso approfondire? (non capisco dove sia l’inghippo per il quale può vendere servizi voip SIP sulle proprie linee ma non può fare un servizio alla skype)

  11. il servizio voip di TI e sempre connesso ad una linea fisica per rispondere agli obblighi relativi alla localizzazione degli utenti.
    il caso skype, al limite, è il piu semplice.
    una complicazione che TI ha e che se lutente ha comprato traffico prepagato per la telefonia, non puo essere usato per altro.
    TI non ha il diritto di pubblicare in una diurectory lelenco dei propri utenti, ne la loro location.
    questi sono esempi…

  12. Ma TI ha delle limitazioni aggiuntive rispetto agli altri che vendono accesso ad internet? Penso ad esempio a NGI: vende adsl e allo stesso tempo vende anche Squillo, un voip che posso comprare anche se non ho una adsl di NGI.
    Quando compro crediti squillo non sto pagando il traffico dati richiesto, per quello pago chi mi fornisce la connettività (come skype), come del resto quando compro credito Skype. Quindi NGI è sia fornitore di accesso che fornitore di un servizio voip alla skype: perchè non deve rispettare le stesse regole di TI?
    Sulla questione del diritto a pubblicare un elenco di utenti non so cosa faccia Squillo: pensavo fosse semplicemente una questione contrattuale: se quando ti iscrivi mi autorizzi ad entrare in un elenco pubblico allora posso farlo altrimenti no (quello che dici tu è quindi una cosa solo legata a TI, solo legata ai fornitori di telefonia, ai fornitori di accesso a internet o una cosa che riguarda tutte le azienda italiane?)

  13. nello specifico, squillo è un servizio borderline, regolatoriamente. (almeno lo era, per come lo consocevo, con il fornitore di numerazione che si assumeva dei rischi regolamentari)
    se domani NGI decide che il tuo credito squillo, tu utente lo puoi usare per pagare dell’hosting o un joystick, lo può fare.
    telecom non può fare lo stesso con il tuo credito telefonico.
    l’elenco, cedrto, è una situaizone contrattuale. ma l’opt-in penalizza chi c’era già prima dell’introduzione della norma. ci comincia ex novo, si mette in regola. chi ha già una base, non può usarla.

  14. Quindi quando parli dei maggiori vincoli per gli UTH ti riferisci a TI in particolare e non a tutti gli operatori di accesso internet? Oppure ti riferisci agli operatori che venendo dalla telefonia (fissa e/o mobile?) forniscono ora anche accesso a internet?
    E poi: il problema è solo legato alla possibilità di avere un credito unico/fattura unica per servizi non omogenei (accesso ad internet e voip)? Continuo a non capire qual è questo recinto all’interno del quale si devono muovere gli UTH… si tratta di tipologie di servizio non erogabili in quanto fornitori di connettività? di vincoli da rispettare per l’assegnazione della numerazione telefonica italiana? TI potrebbe, quindi, fare uno skype se non fornisse la possibilità di avere “numeri di rete” sul proprio softphone e se il credito che puoi spendere è ben separato da qualunque altra tua spesa/credito relativa ad altri servizi TI?
    Scusa se faccio mille domande, ma visto che l’intera discussione è sull’asimmetria regolamentare credo sia importante capire, in pratica, in cosa consiste questa asimmetria, perchè ciascuno possa valutare se la ritiene giusta o ingiusta.

  15. 1) la seconda che hai detto
    2) no, il contratto acquisito con i loro clienti (e relativa regolamentazione applicabile) che non è estensibile
    3) no, non potrebbe fare uno skype simile, dovrebbe aprirlo perche’ essendo notificato SMP sarebbe abuso di posizione dominante per estensione da un mercato a monte in uno a valle (ref. sentenza tetrapak)
    io non dico che sia giusta o ingiusta, dico che c’e’ ed e’ comprensibile l’atteggiamento dai rispettivi punti di vista per cui propongo di ribaltare il punto di vista e ragionare in complemento a 2.

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