10 possibili risposte alle domande della SIAE – (aka, fatemi prestare un ebook)

La SIAE ha comprato una pagina sul giornale per porre 10 domande ed un invito, come riporta Marco Pierani; provo a dare un punto di vista, (grazie per i solleciti)

Le 10 domande della SIAE ! « L’angolo di Pierani.

1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?

chi lo dice ?

2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?

due domande in una. Alla prima: chi non lo critica ? (pero’ pls define “furto”, ovvero, pls, prima definire gli usi ammissibili digitali. esempio: come si fa a prestare un ebook ?)

3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?

chi lo dice ?

4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?

di nuovo, due domande in una. ma comunque, chi lo dice ? mi pare che tutti (anche alla presentazione del “famigerato” libro bianco, abbiano detto chiaramente che occorre assicurare la remunerazione della proprietà intellettuale. peccato che non c’era nessuno della SIAE)

5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?

forse perche’ i secondi non sono stabiliti per via regolamentare ed imposti a tutti a presceindere dell’uso effettivo ? e comunque non è una tassa ma una Levy.

6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?

chiedere ad Alitalia, alle Telco, ai call center, ai manufatturieri, ecc. se il passaggio ad internet è stato finora più una opportunità che un pericolo. (a parte che dipende da come lo si interpreta. c’e’ chi si è messo a fare videogiochi e campa benissimo. c’e’ chi fa banche dati e sta bene…)

7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?

già, buona domanda. a tutela di quali interessi ? (*)

8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?

la libertà di prendere un oggetto e farne una copia privata, di fruirlo quando vuole e sul dispositivo di sua scelta, di regalarlo o prestarlo a terzi, la libertà di fruirlo in compagnia in privato (da definire cosa significhi “in privato”, online), la libertà di commentarlo, criticarlo, farne una parodia, ecc.
la libertà di sapere chi è il titolare dei diritti (per ottenerne una licenza per farne lavori derivati, ad esempio), ecc. ecc.
non c’e’ solo la libertà di prendere senza pagare, quella non e’ libertà.

Una libertà che secondo me non ci dovrebbe essere per i fornitori è quella di imporre ai clienti un solo strumento di pagamento, o di imporre loro i dispositivi, tempi e modi di fruizione, o di imporre loro di non poterlo prestare o regalare, o di fruirlo in privato con chi desiderano, ecc. ecc.

perche’ il messaggio che riuscite a fare passare è che invece tutte queste libertà dei consumatori non contino. L’unica libertà che hanno è di pagare e usare nel modo piu’ ristretto possibile il bene digitale, restringendo le libertà che oggi ci sono. (vedi post sul “commissario pirata” e il primo commento)

9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?

anche qui due domande in una. la prima contiene una affermazione palesemente falsa. quelle che direttamente se ne occupano in italia sono 150.000 secondo lo studio di Boston Consulting. Poi’ c’e’ tutto l’indotto …

alla seconda domanda, vedi risposta alla domanda precedente. pare strano che i clienti non amino finanziare chi vuole usare la tecnologia pre restringere i loro diritti, anzichè assicurarli ? (**)

10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?

giustissimo. Altrettanto, perchè secondo voi i clienti non hanno il diritto di difendere i diritti acquisiti nel mondo fisico nella loro trasposizione nel digitale ed essere considerati solamente agrumi da spremere in forza di un monopolio  legalmente istutito (che quindi non è un “level playing field”, per costruzione) ed essere figli di nessun Dio ? 

L’invito

Auspichiamo che il regolamento AGCOM in quella che sarà la sua definitiva formulazione possa essere realmente efficace.

Non vogliamo sottrarci al dibattito e al confronto ma è necessario che le soluzioni vengano individuate, e al più presto.

L’auspicio è comune. Anche per i diritti degli utenti.
E condivido che vadano individuate al piu’ presto. Quale è la vostra proposta ? La mia (e di altri) è qui; ci abbiamo lavorato pro bono per anni.

Non vi piace ? (anche se non l’avete mai esaminata, in realtà. Quale defizione di entità, quale protocollo, quale regola, quale principio non va bene ?)

Fate la vostra proposta. Partiamo da un semplice caso d’uso: il diritto a prestare un bene digitale. Vediamo le norme, regolamenti e meccanismi tecnologici che tirate fuori. 

Fatemi prestare un ebook.

O volete che questo diritto non esista più ? basta dirlo.

(*) a beneficio dei lettori, ricordo che 5 mesi fa le federazioni degli editori musicali e degli autori dicevano “La SIAE smantellata eticamente ed economicamente da chi la gestisce

(**) un invito: date un bel segnale introducendo un insieme di principi dal titolo “Il trasponimento dei diritti acquisiti dei consumatori dal fisico al digitale” e si implementino questi di pari passo agli altri sacrosanti diritti.

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24 thoughts on “10 possibili risposte alle domande della SIAE – (aka, fatemi prestare un ebook)”

  1. Chi scrive quelle 10 domande o non è molto intelligente o pensa che i lettori non lo siano. La più estremista delle parti è proprio quella che ha posto le 10 faziose domande, evitando accuratamente quelle sulle quali è aperta una discussione.
    Parliamo appunto delle domande serie, come quella di prestare un ebook, alla quale aggiungo:
    – compro un brano musicale, devo poterlo usare come suoneria del mio cellulare? Secondo me sì, se secondo AGCOM non è così allora che venga *detto* al popolo, quando si fanno le 10 domande.
    – il diritto alla copia privata di qualunque bene digitale acquistato è giusto che sia tutelato anche per i beni digitali oppure no? Una volta che ho acquistato un brano dal mio telefonino è giusto che io possa copiarmelo ad uso personale sugli altri dispositivi che utilizzo per l’ascolto e la conservazione dei miei beni? Oppure questo diritto può essere prevalicato da scelte commerciali del venditore? Aggiungete la domanda…
    Relativamente al #5. Non chiamiamo tassa i compensi degli avvocati perchè non c’è nessuna legge che dice ci costringe a pagare gli idraulici ogni volta che compriamo un rubinetto. L’idraulico lo paghiamo solamente se il rubinetto si rompe e decidiamo di pagare un idraulico per ripararlo. Se invece all’acquisto di un rubinetto pagassimo un 10% in più che viene distribuito agli idraulici di zona allora quella la chiameremo tassa allo stesso modo. Il fatto è che se comprando una memoria che mi serve per copiare cose mie, salvare miei documenti, miei video sono costretto a pagare la SIAE la rende automaticamente una tassa. Il “compenso” è qualcosa che si paga per una prestazione ottenuta. L'”equo compenso” è una cosa che si paga perchè c’è una ipotesi che tu potresti usufruire della prestazione. Se domani si decide che al posto di pagare gli idraulici facciamo che si applica un 10% di equo compenso alla vendita di qualunque dispositivo che possa avere a che fare con gli idraulici allora cominceremo a parlare di tassa anche per quella cosa.
    Questo genere di domande squalifica automaticamente la serietà dell’autore o per lo meno la sua competenza.

  2. Sul prestare gli e-Book:
    http://edue.wordpress.com/2009/07/19/a-book-is-a-book-is-a-book-isnt-an-e-book/
    Domanda numero 11.:
    66
    La conclusione – come anticipato non originale – riposa, però, questa volta su solide fondamenta scientifiche rappresentate da una puntuale analisi della struttura pachidermica della SIAE (1400 dipendenti per l’amministrazione di circa 85 mila artisti il 65% dei quali – queste sono parole dello stesso Presidente Assumma – alla fine dell’anno percepisce in ripartizione dei diritti meno di quanto versa all’ente per la quota di iscrizione).
    99
    – È vero?
    – E per questo 65% quali tutele e quali vantaggi ci sono?
    (http://edue.wordpress.com/2010/07/31/navigare-di-bollina/)
    Poi:
    http://edue.wordpress.com/2009/11/28/raschiare-il-fondo-del-vinile/
    http://edue.wordpress.com/2008/10/30/bolliniamo-i-fili-adsl-e-la-siae/
    E infine, sulla ripartizione dei proventi:
    http://edue.wordpress.com/2010/01/15/linux-magalli-edition/
    Ora, la soluzione è semplicissima: abolire la SIAE e ridurre gli intermediari, detassando i micropagamenti, detassando sia in maniera diretta (ovvero il contrario di quanto si sente in giro, volendo invece aumentare l’IVA, aumento benvenuto da chi lo evade, lo elude o lo sommerge, che dopo lo evaderà aumentato, ma che per il consumatore finale non è possibile evadere), sia in maniera indiretta, come ad esempio l’estratto conto obbligatorio bancario con relativo bollo.
    Quindi se io vendo una mia foto (ah, Rutelli disse che in Italia il diritto di panorama non esiste) direttamente tassata X, se la concedo a GandiFoto SpA tassata 2X.
    Infine: ma chi lo dice che in rete tutto debba essere pagato?
    Ad esempio qualcuno (vedi link) pensa che
    66
    un post di Michele SMARGIASSI in merito al diritto di prendere contenuti dalla rete per il solo fatto che questi contenuti sono in rete e farne un uso commerciale, perché le aziende come gli editori, questo fanno, ovvero business
    99
    http://edue.wordpress.com/2010/12/23/linsostenibile-leggerezza-delleditor/
    Quindi uno che lavora per una società iscritta sia alla FIEG sia alla SIAE.
    Ah, odio ripetermi 🙂

  3. a proposito di occupati dall’industria dei contenuti rispetto alle over the top, il paragone è incompleto: dovrebbero considerare anche gli occupati degli operatori (ISPs etc)… decisamente diverso il risultato.

  4. Secondo me adesso si cerca di rincorrere un treno già passato.
    Cerco di spiegarmi utilizzando il mercato discografico che conosco abbastanza.
    Se per anni di vacche grasse il mondo che ruota attorno alla musica ci ha propinato a prezzi molto alti i contenuti che produceva adesso piange miseria se i margini si sono abbassati.
    Hanno licenziato, non spendono più in R&D e usano i talent show per fare ricerca..
    Non hanno capito che cambiava il paradigma con il quale dovevano rapportarsi con i propri clienti ma hanno spremuto il limone fino a quando potevano.
    I delta tra prezzo pagato dal cliente ed il costo di produzione adesso si assottiglia sempre più perchè il supporto diventa “virtuale”.
    Mi ricordo ai tempi del CD, che come costo di produzione era del 20%/30% in meno del vinile, si diceva che costava di più perchè era indistruttibile (bah… ).
    Quindi se il cliente mazzuolato fino a ieri trova un escamotage è ben contento di saltare quell’anello che era solo una sovrastruttura ed un costo che non portava valore agiunto.
    Adesso per far capire al cliente che oltre alla casa di distribuzione anche l’artista ne risente è opera ardua.
    Paradossalmente la SIAE in questo giro c’ha messo del suo perchè l’aggiunta di un sovrapprezzo su cd, dvd, hdd etc etc, che suona addirittura come un processo alle intenzioni, crea quella ostilità inutile.
    Infatti alla SIAE bisognerebbe chiedere, visto che pago una TASSA sul supporto ho il diritto di metterci su quello che voglio, no?
    Sta a te, SIAE, distribuire correttamente i diritti visto che li ho pagati con il supporto, con il mio HDD, il mio Mp3Player, il mio portatile, la mia SD etc etc.
    Poi, ma non c’è un antitrust sull aposizione dominate della SIAE?
    Mi sembra che ogniuno guardi nell’orticello dell’altro e non si occupi del suo.
    AGCOM non guarda al mercato che non si allarga mai! (digital divide di prima seconda e terza generazione)
    La SIAE non tutela i propri iscritti!
    L’ignoranza e l’ostinazione su posizioni, secondo me, improponibili crea un immagine negativa nei confronti dei propri clienti e di conseguenza un calo di vendite netto a scapito dell’editore e dell’artista.
    In sostanza il treno è passato…
    Bisogna aspettare il prossimo e comportarsi bene in stazione per non essere sbattuti fuori.

  5. @Fabio:
    – non può esserci un antitrust per la posizione dominante di SIAE visto che per legge SIAE può essere l’unico intermediatore in italia. Quindi la posizione dominante in questo caso non è messa in discussione: è voluta. Il motivo per cui sia stabilito che non possono esserci altri intermediari a parte SIAE (quindi se non vuoi SIAE devi fare da solo e non puoi rivolgerti ad un intermediario) lo ignoro.
    – se è vero che il 65% degli associati SIAE paga più di quello che incassa io mi chiedo: ma perchè continuano ad associarsi? Si parla di un discreto numero di artisti: evidentemente le tutele che SIAE da agli artisti sono già sufficienti a giustificare questo pagamento. Mi verrebbe da dedurre che gli artisti si sentono già abbastanza tutelati da SIAE visto che sono disposti ad associarsi a pagamento senza ricevere in cambio quote di ripartizione dei diritti.

  6. La SIAE (e company, s’intende) vorrebbe farti pagare per condividere un’opera d’ingegno con terzi.
    Su internet funziona tutto l’opposto: di solito la gente paga perchè qualche opera di ingegno venga condivisa a quanta più gente possibile.
    Quanti utenti avrebbe Facebook se per poter condividere o cliccare “mi piace” si dovesse pagare?
    Forse mi piacerebbe che le richieste di SIAE fossero accolte al 100% così che si possano rendere conto di essere l’unica causa del proprio male… ma probabilmente troverebbero nuove giustificazioni e quando la gente si comprerà un panino piuttosto che comprare un CD cercheranno di ottenere l’equo compenso su prosciutto e fontina.

  7. Mi pare interessante notare che molti dei problemi (scandali, ripartizione degli introiti), dubbi (utilità per la diffusione della cultura, blocco all’innovazione) e domande (criminalizzazione degli utenti, trasparenza della gestione, pratiche “piratesche”) sulla SIAE siano esattamente identici a quelli che in Spagna si pongono sulla SGAE. In Spagna c’è anche una multa di 6000 euro per gli autori che ne parlano male, ma per il resto poco cambia.
    Sarà solo perché la base concettuale in cui sono nati questi monopoli legali è lo stesso, ci saranno altre ragioni se anche il pattern di scandali e insofferenza è simile o è solo il campione (Italia e Spagna) che è troppo ridotto?
    Eppure il noto “Whenever a copyright law is to be made or altered, then the idiots assemble.” (Mark Twain’s Notebook, 1902-1903) farebbe pensare che ci siano altre ragioni più profonde per queste correlazioni.

  8. @mORA
    “un post di Michele SMARGIASSI in merito al diritto di prendere contenuti dalla rete per il solo fatto che questi contenuti sono in rete […] Ah, odio ripetermi :)”
    Ancora? Non so se è più odioso ripetersi o ripetersi male…
    Non ho mai sostenuto alcun “diritto di prendere contenuti dalla Rete”, semmai ho messo in guardia chi (in quel caso i fotografi) non si rende conto del rischio di mettere in Rete contenuti che tutti possono prelevare con un clic.
    Io semmai (vedi http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/12/23/appropriazione-condivisione-citazione/ ) difendo la libera citazione dei contenuti pubblicati, a scopo di informazione discussione e critica, che è tutta un’altra cosa e quello sì è un diritto, l’intera storia della cultura si basa su questo, ed è un diritto protetto dalla legge.
    Ma citare vuol dire citare bene, e per citare bene bisogna leggere bene, e capire bene…
    michele smargiassi

  9. Quando sento parlare di furto riferito al filesharing mi vengono travasi di bile, al punto che mi viene voglia di andare da un giudice con un dispositivo mobile e dirgli che ho scaricato illecitamente un brano musicale, magari uno di quelli fuori commercio, per chiedere di essere punito con la sanzione che prevede la legge, ma nel frattempo fare causa a tutti coloro che, con scritti e pubblicità hanno affermato che sono un ladro. Alla fine fiera sono certo che i conti economici e di immagine sarebbero tutti a svantaggio degli sproloquiatori blateranti.
    Inoltre, oltre a spiegare come si può prestare/regalare legalemente un ebook, ma direi qualsiasi altra opera acquistata in digitale, si deve anche rivendicare il diritto di rivendita che si ha lecitamente nel mondo degli atomi. Un libro, un CD, un DVD un videogame usato si può tranquillamente rivendere, sia come attività commerciale (pagando le tasse doute ma senza dover più dare nulla alla SIAE o altri), sia come privato senza oneri.
    Oppure per il solo fatto che i bit non hanno deterioramento si considera l’opera sempre nuova e si può rivendere un cosa legalmente acquistata?
    Allora dicano chiaramente che non vogliono più vendere ma solo, bontà loro, concedere il diritto d’uso strettamente personale.
    Attenzione che a tirare troppo la corda si spezza.

  10. @Michele: potresti fare un esempio di come dovrebbe avvenire il diritto di citazione per una fotografia, un brano musicale, uno spot video, un lungometraggio, una poesia, un tweet. Credo che “citazione” lasci molto (troppo) all’interpretazione, altrimenti.

  11. Come se, volendo bombardare a tappeto l’Iraq, venissi fuori con domande tipo
    1. perché non posso difendermi ed uccidere dei terroristi prima che lo facciano loro ?
    2. perché non posso togliere al nemico armi di distruzione di massa prima che le usi per sterminare noi e i nostri bambini ?
    Hanno sprecato soldi per acquistare una pagina di giornale ma non hanno chiesto un confronto, hanno ribadito la richiesta ad aderire ai propri schemi.
    Visto che continuano a considerare stringhe di bit come prodotti fisicamente tangibili, perché non applicano la legge della domanda e dell’offerta ? Avendo un’offerta praticamente infinita (costi di replicabilità e trasporto praticamente nulli), quale dovrebbe essere il prezzo di tali beni ?
    Per rimanere in ambito “idraulico”: se domani inventassero un apparecchio in grado di replicare un impianto idraulico in pochi secondi ed a costo zero, sarebbero disposti a pagare gli stessi soldi all’idraulico ?
    Magari l’idraulico potrebbe imporre di non poter aprire più rubinetti contemporaneamente, senza una ragione precisa se non quella di farsi pagare qualcosina in più.
    Ma soprattutto, perché non vogliono considerare la Rete per quello che é: un semplice mezzo di trasporto di informazioni ?
    Perché associarla ai contenuti che ci viaggiano ?
    Lo stesso per i supporti di memorizzazione.
    E’ ragionevole pretendere una remunerazione dalla società autostrade perché un rapinatore ha imboccato l’autostrada per scappare ?
    O da una compagna telefonica quando due soggetti la utilizzano per accordarsi su una corruzione/concussione ?

  12. Errata corrige
    Oppure per il solo fatto che i bit non hanno deterioramento si considera l’opera sempre nuova e [NON] si può rivendere un cosa legalmente acquistata?

  13. @Stefano Bagnara
    – proprio perchè è sancito per legge che sarebbe il caso di cambiarlo. 😉
    – gli artisti non hanno scelta per vedersi tutelare i propri prodotti.
    secondo te puoi tutelare una tua canzone o un tuo libro o altro senza passare da SIAE?
    di artisti che ne hanno fin sopra i capelli di SIAE c’è ne sono tanti…
    ma non possono fare nulla.
    La teoria è che la SIAE sia formata direttamente dagli stessi (soci SIAE), ma diciamo che come al solito c’è chi è più socio di altri e fa i propri interessi. (c’è stato già uno scandalo riportato da report anni fa che ti consiglio di vedere) 😉

  14. @Stefano
    Spero che tu abbia letto il mio (lungo) tentativo ( http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/12/23/appropriazione-condivisione-citazione/ )di definire il concetto e le modalità della citazione, così mi risparmio almeno la teoria. Il concetto di citazione è chiarissimo. Esempi? Puoi immaginarne quanti ne vuoi. Se cito venti righe di Stephen King è una citazione, se ristampo metà del libro è un’appropriazione indebita. In qualche modo si può applicare la stessa regola anche a immagini e a musiche: citazione è riproduzione molto aprziale e inutilizzabile al posto dell’opera originale. Dunque posso (posso già ora, in base alla L. 633/1941 e aggiornamenti, art. 70, § 1-bis: “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”, vedi http://www.interlex.it/testi/l41_633.htm#70 ) citare una fotografia, basta che la “degradi” o la riproduca a bassa risuluzione, in modo che non possa “stare per” l’originale. Se fai un giro sul mio blog domani giorni avrai un bell’esempio controverso di quello che sto dicendo.
    m.s.

  15. Alla discussione aggiungerei che un sacco di quel 65% che riceve meno di quel che paga pensa “almeno se qualcuno tenta di plagiarmi sono protetto”. Ma non è vero niente. La SIAE non effettua alcun controllo in tal senso, e se pure tu autore becchi qualcuno che fa una canzone uguale alla tua, hai voglia a dimostrare che c’è stato del plagio e comunque lo dovrai fare ricorrendo ad avvocati che dovrai pagare di tasca tua.
    Guardando la lista dei firmatari, mi viene poi anche da chiedermi: ma un mp3 di Ricky Gianco, chi mai lo ha scaricato?
    Chiudo segnalando queste altre 10 interessanti risposte: http://bit.ly/qHtofR
    In particolare, la risposta 10 è strepitosa:
    10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?
    Perché adesso dovete pagare i diritti a Mark Medoff, e fino ad allora vi oscuriamo il sito. Ah, si tratta di una citazione senza scopo di lucro? Bene, avete due giorni per avvertire un giudice, altrimenti il vostro sito rimane oscurato.

  16. Fabio credo anch’io che quell’articolo di legge sia troppo generico e che bisogna mettere dei limiti chiari. Ma quei limiti possiamo trovarli. Certo se pubblico una foto a 200 pixel per lato maggiore, quella foto serve solo a me per citarla e discuterla, nessuno potrà farne un uso commerciale decente, è un binario morto, è come se pubblicassi un brano musicale in mono e con fruscio di sottofondo… Il limite secondo me sta da quelle parti: se la citazione può o non può essere commercialmente riutilizzata.
    m.s.

  17. @Michele:
    ho letto il tuo intervento. ma mi sono fermato qui: “1) In linea di principio, chi offre liberamente un’immagine alla visione sul Web, ovvero la pubblica sul Web, la offre anche alla condivisione.” Purtroppo o per fortuna la legge dice che se non dichiari diversamente tutti i diritti di un’opera sono riservati. Quindi se nella pagina che mostra l’immagine non c’è una indicazione di licenza (tipo una creative commons) che ti autorizza ad usarla, di fatto non puoi usarla. Quindi in linea di principio non è così. Se vogliamo cambiare questa cosa bisogna modificare la legge. E’ importante partire da questa consapevolezza.
    Riguardo la “citazione”: purtroppo non è così logico che parlando di citazione di fotografia significa degradarla (quanto?) e non farne vedere un pezzo non superiore al 15% e invece citando un video la citazione consista nel mostrarne meno del 15% di tempo e non nel mostrarlo in risoluzione degradata. E’ un software? Lo puoi citare redistribuendolo a bassa risoluzione? Oppure facendo in modo che faccia il 15% delle cose che faceva l’originale? Per ogni tipo di opera è fondamentale stabilire come si applicano i diritti. Quindi credo che sia semplice accordarsi sul fatto che debba esistere un diritto di citazione, ma è su come tale diritto possa essere applicato che faremo la guerra. Esiste anche il diritto alla copia privata, ma poi sappiamo che è stato stabilito che il diritto dell’autore a non permettere la copia dei propri brani ha “priorità” su questo, e quindi il diritto di copia privata di fatto ce l’hai solo se non ti viene negato. Un ossimoroso “diritto opzionabile”.
    E la quesitone dello scopo di lucro è nuovamente fuorviante: ormai qualunque cosa uno faccia su internet in qualche modo può essere ricondotta ad uno scopo di lucro. Se hai un blog con banner è evidente che c’è uno scopo di lucro, se hai un blog senza banner potrebbe comunque esserci uno scopo di lucro se il blog crea un valore di qualunque tipo. Se il blog serve ad aumentare la tua reputazione personale, tale reputazione incide sulla tua reputazione professionale e il tuoi introiti dipendono dalla tua reputazione potrei facilmente sostenere che il tuo blog ha uno scopo di lucro. In fondo basta che fai un link verso un sito commerciale che così facendo incrementi il suo pagerank e favorisci il suo lucro. Internet è una realtà complicata, se non viene correttamente specificato ciò che è lecito e ciò che non lo è diventa un posto in cui i potenti possono fare quello che vogliono e i nemici dei potenti non possono fare niente.
    “.. una foto a 200 pixel … è un binario morto …”. invece il mondo è pieno di immagini con lato maggiore inferiore ai 200 pixel con il quale si può fare un bel po’ di business. Pensa solo che molti dispositivi mobili una immagine con lato 200 pixel è una delle immagini più grandi che mostrano. Esiste un business delle icone: come cito una icona? In fondo è sempre una immagine.. se è meno di 200 pixel per lato non è tutelabile dal diritto d’autore? E se l’immagine è vettoriale?
    “è come se pubblicassi un brano musicale in mono e con fruscio di sottofondo”: la musica d’attesa di molti call center è mono e con fruscio di sottofondo. Vai a spiegare alla SIAE che loro stanno solo facendo una citazione e che mono e fruiscio di sottofondo significano nessun diritto da pagare 😉
    Purtroppo fino a che non si mette nero su bianco la formula matematica diventa arbitrario stabilire dove sta il limite.
    E finisce all’italiana: facciamo delle regole che nessuno può rispettare e poi non le puniamo o le puniamo poco spesso così che la gente non si rivolti. Poi quando ne abbiamo bisogno siamo certi che chiunque le sta violando e quindi possiamo punire selettivamente chi ci pare (a volte serve un buon avvocato, altre non serve nemmeno quello). E’ una strategia di comando/controllo esistente dai tempi dei tempi e che si sa che funziona molto bene, ma in una democrazia sarebbe bene non avercela.
    @Fabio, sul 65% “tutelato” da SIAE: ma esattamente, in cosa consiste questa tutela che ricevono? La tutela è quella che avviene lobbizzando queste leggi/decisioni? Se comunque non guadagno niente dalla musica che faccio, che genere di tutela può servirmi? Si tutela qualcosa che ha un valore, se non c’è valore non c’è niente da tutelare. sbaglio?

  18. @michele smargiassi : beh, se la legge ti espone a eventuali probemi, anche se evidentemente e palesemente incontesabile, un giudice può decidere contro di te discrezionalmente. e le discrezionalità il problema.
    @Stefano Bagnara: appunto, in cosa consiste.. nel depositare un opera d’ingegno per future controversie.
    in teoria dovrebbero anche verificare che non sia già opera di plagio (tiziano ferro docet)..
    e appunto perchè è una lobby un po’ “malata” che va controllata (o riformata dalla base e non ascoltata per evidenti problemi interni)
    qualcuno tempo fa c’ha provato con miseri risultati. vedi te..
    dare credito a questi signori è pericoloso.
    l’accoppiata AGCOM e SIAE, lobby di potere entrabe, fa male a tutti noi.

  19. @Michele SMARGIASSI
    Se rileggi il mio post, troverai che non sei solo citato, ma linkato ben due volte, quindi chiunque voglia può andare a rileggersi il tuo post *in originale* e dedurne o capirne quel che c’è o quel che può come nel mio caso. Il fatto che tu sia poi ricorso ad un secondo post per mettere in chiaro il tuo pensiero, significa che forse il tuo primo prestasse il fianco ad interpretazioni non volute, o no?.
    Ma non è importante.
    Se rileggi il mio post, comunque, che poi come dichiarato è la *trascrizione di un commento fatto ad un post di Massimo MANTELLINI*, io ho ragionato partendo da quello ma sul fatto che Repubblica.it prende contenuti dalla rete, ci attacca una descrizione di due righe che in genere non hanno semantica, hanno una sintassi sbilenca, e comunque anche fossero scritte da un cruscante non hanno in genere attinenza con il contenuto e poi ci appiccica in fondo il suo copyright, spessissimo senza citare la fonte, o peggio, citandola non linkata, e persino URI con gli spazi in modo che pure uno decidesse di fare copia e incolla non gli funzionerebbe se non ci facesse editing.
    Ecco, se mi chiedi se stigmatizzo ancora questa attitudine, sì, ancora.
    Che poi io legga e non capisca appieno quel che leggo, non è nuova e non posso farci molto.
    Ma visto che cito le fonti questo non dovrebbe essere un problema.
    Ad esempio
    URI con spazi: http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/13/news/ha_la_svastica_tatuata_il_chirurgo_ebreo_non_lo_opera-9054304/ (www. bild. de)
    Motore rotante: http://edue.wordpress.com/2010/11/13/repubblicate-anno-i-vol-xliii/ (Motore rotante? Alabarda spaziale?)
    … didascalie varie: http://edue.wordpress.com/2010/10/12/repubblicate-anno-i-vol-xli/
    http://edue.wordpress.com/2010/09/04/repubblicate-anno-i-vol-xxxv/
    http://edue.wordpress.com/2010/08/26/repubblicate-anno-i-vol-xxxi/
    http://edue.wordpress.com/2009/07/16/quando-stiamo-andando/
    http://edue.wordpress.com/2010/01/05/gliele-metto-da-parte/

  20. @Stefano Bagnara
    Hai ragione, anche una bassa risoluzione può avere un uso commerciale, non avevo pensato es. agli sfondi dei cellulari. E tuttavia *deve* essere possibile salvaguardare un diritto di citazione anche delle immagini, altrimenti lo scambio delle idee si ferma.
    Anche la reogla del 15% a volte non può essere applicata senza sprezzo del ridicolo, come potrei fare in un saggio di letteratura italiana a citare la poesia “Mattina” di Ungaretti (“M’illumino d’immenso”) se non per intero? Per essere in regola con il 15% dovrei citarla forse così: “m’illum” ?
    A questo punto, abbandonando una rigida delimitazione “metrica”, direi che il vero limite che separa la citazione dall’appropriazione sta nello scopo e nel contesto. Che deve rispondere ai criteri di informazione, critica, discussione. E’ evidente che se inserisco una foto di Gene Smith in un saggio sul reportage faccio una citazione, se la stampo su un posacenere souvenir faccio un’appropriazione mercantile. Mi pare evidente che nel tuo esempio la musica di sottofondo non è una citazione ma un’appropriazione.
    Il problema sarà, ovviamente, chi decide quando si passa il limite nei casi più incerti. Non credo che il sistema giudiziario civile potrebbe sopportare una valanga di ricorsi spesso minimi. Al di là dei sospetti giustificati di rischio censura, io credo che l’idea dell’Ajcom di istituire una specie di giurì extragiudiziale non sia malvagia. Con penalità per chi presentasse ricorsi “temerari” (palesemente infondati).
    Sono comunque d’accordissimo con te che il criterio del “lucro” sia ingestibile. Tutto è lucro su Internet e solo le anime belle non se ne accorgono. Anche un giornale è una merce, eppure credo come giornalista di avere il diritto di citare le opere che ritengo necessario citare per informare e far capire qualcosa al mio lettore.
    Poi c’è il problema dei riusi creativi: le icone sono tali proprio eprché sono passate per il metabolismo delle infinite varianti e modifiche, e nessuno riuscirà mai a proibire per legge che le icone esistano. Ma su questo, scusa l’insistenza, apri domani il mio blog Fotocrazia se ti va, e prova a risolvere il piccolo test con cui si chiude…
    Grazie per le obiezioni, tutte sensate.
    m.s.

  21. Io volevo rispondere solo alla domanda 10:
    >
    Voi ringraziatelo tutte le mattine quando vi svegliate, questo Dio minore, perchè se in questi anni avessimo vissuto secondo valori laici, nel libero mercato, organizzando il nostro vivere sociale seguendo principi razionali, e non secondo la logica feudale e clientelare che ha sempre contraddistinto il nostro paese e la feccia delle sue corporazioni, a quest’ora il monopolio SIAE avrebbe fatto posto già da tempo a un modo più congruo per i fruitori e più soddifacente per gli autori di far valere i rispettivi diritti. Daltronde i firmatari delle 10 domande sono tutti decrepiti, i più giovani già da un po’ si regolano in altri modi per “difendere il frutto del loro lavoro.”

  22. 1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?
    Perchè non è compatibile con la struttura stessa della rete, che implica la circolazione delle informazioni in modo decentralizzato
    2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale?
    Per il semplice motivo che non è furto. La legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 ) non usa il termine “furto” nemmeno una volta.
    Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?
    Perchè non è tecnicamente possibile nessun provvedimento in grado di distinguere i contenuti legali da quelli illegali
    3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?
    Per il semplice motivo che tutti, in un modo o nell’altro, sfruttiamo il lavoro di altri. Non stiamo tutti sfruttando il lavoro di chi ha inventato la ruota, scoperto il fuoco, ideato la scrittura?
    4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti?
    Perchè la connessione alla rete è una risorsa limitata, non replicabile all’infinito. Chi la usa, non la rende più disponibile agli altri. E aumentare la disponibilità ha un costo.
    Al contrario, i contenuti sono replicabili all’infinito, senza alcun costo.
    E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?
    Perchè tale domanda è priva di senso. I contenuti venivano creati già prima dell’introduzione del copyright.
    5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
    Perchè l’equo compenso, quando viene pagato, non fornisce assolutamente nulla in cambio.
    Al contrario, i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idrauilici ecc… permettono di ottenere, in cambio, una prestazione lavorativa.
    6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?
    Qualsiasi tecnologia rappresenta un pericolo per alcune categorie di lavoratori. Qualunque tipo di progresso, infatti, rende obsoleti alcuni lavori. L’informatizzazione ha reso obsoleto il lavoro di molti impiegati, in molti settori. La meccanizzazione ha reso obsoleto il lavoro di molti operai non specializzati. L’opposizione a tale fenomeno prende il nome di luddismo.
    7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?
    Tale contrapposizione esiste già, non è stata creata ad arte.
    Se ritenete che esistano altri interessi in gioco, perchè non ce lo dite voi?
    8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?
    La libertà di mercato consiste nella possibilità di acquistare prodotti equivalenti da produttori diversi. Tale libertà, nel mercato dei beni digitali, può esistere solo se esistono beni equivalenti; ma l’unico bene equivalente ad un dato bene digitale è una sua copia identica. Quindi, ogni cliente diventa potenzialmente un produttore, ed in tale contesto l’unico prezzo equo possibile è zero (questo paradosso nasce dal fatto che le leggi di mercato non sono applicabili ad un bene replicabile infinite volte).
    Impedire la concorrenza (anche una concorrenza paradossale come questa) prende il nome di monopolio. La libertà che chiediamo consiste nell’eliminazione di tale monopolio.
    9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina?
    E voi perchè non dite che, per mantenere il posto a mezzo milione di lavoratori, occorre pagare mezzo milione di stipendi… e dovremmo essere noi a saldare il conto?
    E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?
    Proprio a causa di tale ritardo: se l’industria culturale dimostra di non essere in grado di svolgere tale lavoro, o di svolgerlo troppo lentamente, i finanziamenti vengono sospesi. Chi lavora in modo non soddisfacente, perde l’appalto (in tutti i campi, non solo in quello culturale)
    10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?
    Non avete il diritto di difendere ciò che chiamate “vostro lavoro” perchè lo vendete, e dopo averlo venduto non vi appartiene più; eppure, pretendete di difenderlo come se appartenesse ancora a voi.
    Inoltre, le tecniche che sono state usate per difendere i vostri diritti hanno leso i diritti di altri (fair use). Perciò, non sono accettabili.
    Queste risposte sono rilasciate in licenza CC. Vi invito, se lo desiderate, a farle circolare e ripubblicarle.

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