Ah, l’arbitraggio…

Arbitraggio: acquistare un bene su un mercato rivendendolo su un altro per beneficiare delle differenze di prezzo.

Sempre considerato come un figlio di un dio minore nelle tlc, sempre negletto, sempre pensato come in esaurimento, ma sempre vivo…

qui l'arbitraggio si basa sulle basse tariffe di roaming tra cina e resto del mondo.

China's Low Roaming Fees Won't Be Matched Soon – NYTimes.com.

The operator makes its low rates possible by running a huge phone callback program, called **100 Program, which assigns local land line phone numbers to its mobile customers while they are abroad and then has a company computer in China call them back over less-expensive land lines to complete their long-distance calls.

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12 thoughts on “Ah, l’arbitraggio…”

  1. Aspetto una bella flat dati in roaming sulla cina per chi vuole navigare in mobile in giro per il mondo senza spendere una fortuna! Posso anche accontentarmi di stare dietro al grande firewall: eviterò di fare cose che potrebbero costarmi la vita.

  2. (Capita sempre più spesso che il tuo blog quando si posta il commento se lo perde)
    A me sembra che il diritto di citare un’opera come “thumbnail preview” dovrebbe valere anche per i contenuti protetti da DRM o condivisi da non owner del copyright no?
    Se voglio recensire un album musicale appena acquistato, scansiono la copertina e ne metto una thumbnail come immagine del post che faccio, commetto un illecito? Penso di no..
    Ci fosse stato scritto che se non c’è DRM allora la puoi riprodurre interamente e farne quello che vuoi sarebbe stato diverso.
    Inoltre non mi pare che faccia riferimento al DRM, piuttosto io leggo “technically possible precautions to prevent… being searched” semplicemente come, se non usi il robot.txt per specificare diversamente (io non classifico il robots.txt tra i DRM).

  3. il fatto dei commenti dipende da typepad.
    non ho capito che succede..
    il riferimento e' a technical protection measures che sono appunto misure tecniche di protezione, quello che (erroneamente) viene chiamato drm.
    non so risponderti circa la scansione e messa online di una thumbnail.
    direi che nel nostro ordinamento (che prevede anche le immagini degradate, pur se mai specificato) non dovrebbe essere un problema
    ciao, s.

  4. Gianmarco Carnovale

    Quinta, a me EP ha affermato un concetto simile almeno due anni fa, ma riferito all’intero contenuto multimediale nell’ordinamento comunitario. Il caso era l’analisi della nostra modalità di utilizzo/ripubblicazione dei contenuti di youtube sul set-top box.

  5. Così su due piedi credo anche io che sia una questione di teste più che di leggi. Se il mercato interessasse le leggi si adeguerebbero. Oppure verrebbero eluse.
    Non c’è fiducia nell’innovazione, del resto siamo tristemente noti anche per la spesa in R&D.

  6. Se si pensa che non ci sia reale interesse e che al momento non abbiano un reale valore è meglio tenerle lì vuote, che regalarle. Sono sicuro che in futuro verrà qualcuno che è disposto a pagare bene per quelle frequenze, e allora si farà un’asta… no?

  7. forse è il caso di rammentare che le frequenze sono un “BENE COMUNE” e dimenticarsene è un grave problema per la democrazia!
    la gestione con il massimo di ritorno per la collettività è quello UNLICENSED, qualsiasi altra gestione (LICENSED) se non porta almeno una grande quantità di denaro nelle casse della COLLETTIVITA’ è un FURTO alla collettività a vantaggio di pochi oligarchi e se qualcuno pensa di prendere tempo per fare sotto banco quello che gli pare con qualche strana giustificazione, rammento che come Assoprovider abbiamo presentato sull’argomento un esposto alla Corte dei Conti per “danno erariale” !! (sarà un caso ma il giorno stesso del nostro deposito dell’esposto poche ore dopo è arrivato l’annuncio della sospensione del beauty contest)
    Rammento inoltre che mi aspetto che chi ama dichiarasi EQUO ponga fine ad una gestione delle frequenze LICENSED alquanto PARZIALE visto che mi risultano soggetti che hanno frequenze licensed che non pagano NULLA, altri che pagano UN QUARTO di quanto le pagano gli altri FESSI che pagano tutto, e contrariamente a quanto la logica di gestione ottimale di beni scarsi porterebbe e supporre, paga un QUARTO chi ne usa di piu e non chi ne usa di meno.

  8. Vittorio Olivati

    Le vostre considerazioni introducono aspetti a mio parere imprescindibili per chiunque sia addetto o appassionato alla materia. Tuttavia, se non ho capito male, l’impasse resta. Anzi, grazie a voi ora ne vedo due. Probabilmente chi ha proposto “l’assegnazione di un terzo delle risorse a condizioni più vantaggiose a soggetti nuovi entranti, caratterizzati da forme di azionariato popolare o diffuso”, intende, in buona fede, cercare un compromesso fra la necessità di mettere a gara una risorsa che è sì un bene comune, ma è limitata, e la necessità che tale risorsa, in quanto bene comune, finisca almeno in parte sotto il controllo di cittadini organizzati p.es. in consorzi, ossia sia gestita il più possibile in maniera partecipata. La prima impasse deriva dal rischio che questi consorzi possano essere gestiti da persone magari onestissime ma incapaci di muoversi tecnicamente e – come aggiunge Stefano, sempre se non sintetizzo male – come business, con la complicità di una normativa sfavorevole sulla raccolta pubblicitaria. A questa impasse si affianca il rischio che se la legge che regola il bando, o il bando stesso, non sono scritti “a prova di furbo”, i soliti noti possono avere un’inattesa ulteriore agevolazione facendosi passare come aziende ad azionariato diffuso. Morale: una gara va fatta, perché se una risorsa è limitata bisogna stabilire un ordine di assegnazione, ma se si vuole una gestione partecipata e al tempo stesso funzionante e non in mano ai soliti noti deve essere nella forma “DI UN” beauty contest, inteso come metodo di assegnazione basato anche su criteri qualitativi e non sulla sola vile pecunia, e non in quella “DEL” raffazzonato beauty contest di Agcom permesso da una legge-delega decisamente pilatesca. E va fatto con una serie di requisiti, al contrario, molto dettagliati, volti ad evitare le suddette impasse ed a favorire la gestione partecipata. Anzi, se i requisiti permettono una genuina gestione partecipata e portatrice di contenuti di elevata utilità sociale, la gara potrebbe (in linea teorica) non prevedere un’offerta economica. Senz’altro l’assegnazione deve essere revocabile e rivista a scadenze temporali non troppo distanziate (qualche anno), sempre secondo indicatori di qualità, per limitare i danni di gestioni degenerate fino a non corrispondere ai criteri sopraccitati ed in origine rispettati. Vi ritrovate nelle impasse che ho cercato di descrivervi e sulla necessità di un’assegnazione che però sia fatta meglio? O sono io eccessivamente apprensivo e c’è qualcosa che mi sfugge? (non esitate in tal caso a spiegarmela!) E se invece condividete la mia analisi, avete dei rimedi di dettaglio da proporre, anche in termini di clausole e commi di una nuova legislazione?

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