Wifi a Milano, pare la volta buona. (un piccolo suggerimento)

UPDATE: A Kuala Lumpur fanno una cosa simile. (Grazie a Profste per la news)

Bisogna dare atto a Davide Corritore, che aveva promesso il wifi entro l'anno, che lo stanziamento è arrivato entro l'anno.

Milano: 6 milioni per 1200 punti con internet wifi | Blitz quotidiano.

MILANO – Milano diventera' una citta' wi-fi free: la Giunta comunale ha infatti deliberato le linee guida per dare vita in citta' a una rete internet senza fili pubblica e gratuita che coprira' 1.200 luoghi, tra centro e periferia. Per la sua realizzazione, Palazzo Marino ha previsto uno stanziamento di 6 milioni di euro, che potrebbe scendere grazie a bandi internazionali e partnership con i privati.

Purtroppo non ho più avuto modo di interagire con l'amministrazione dopo l'audizione organizzata dalla commissione consiliare del comune di Milano che si occupa di Agenda Digitale, presieduta da Marco Cappato.

Avanzo comunque una mia modesta proposta/suggerimento di procedere in modo meno tradizionale (tiro fuori i soldi, costruisco una rete, faccio gli allacciamenti, porto l'alimentazione elettrica, metto gli access point (all'esterno devono resistere alle intemperie vanno riscaldati, protetti dall'umidità, vandalismo, ecc.) prendo i server ci metto sopra i sistemi ed il personale che gestisce l'autenticazione, sistema di monitoraggio, personale, ecc.)

Con parte dei soldi risparmiati (beninteso, lo stanziamento non pesa tantissimo nel bilancio di una città come milano) venga usato non per fare una infrastruttura duplicata, ma per promuoverne l'uso.

Cominciamo a dividere la questione in due: infrastruttura e gestione del servizio

Per quanto riguarda l'infrastruttura va fatta una ulteriore suddivisione:

  • luoghi pubblici di proprietà del comune
  • resto della città.

Nei luoghi pubblici di proprietà del comune l'infrastruttura (access point e rilegamento alla rete) li deve fare il comune. ad esempio biblioteche, scuole, parchi cittadini ed edifici pubblici. E questo costa già un po' di soldi.

Nel resto della città, come sappiamo bene, ormai non vi è luogo dove accendendo lo smartphone non sia presente un SSID di una rete wireless.

L'infrastruttura c'è già.

In particolare, in tantissimi negozi, la maggioranza delle pizzerie e ristoranti (per le comande), presso quasi tutti gli alberghi c'è già una infrastruttura installata e, soprattutto, mantenuta.  Una parte significativa dei costi sono quelli legati alla installazione e manutenzione (reset quando si impalla l'access point)

Si potrebbe condividere questa infrastruttura… molte migliaia di access point già installati, ovunque.. (non è una novità, accade già in molti luoghi)

Veniamo alla gestione del servizio: per agire nel rispetto delle norme bisogna fare un operatore o fare una partnership con gli operatori (ISP).

L'accesso fornito non può essere sostitutivo di quello disponibile commercialmente sennò sarebbe il pubblico che con i soldi delle tasse fa concorrenza al privato che oltre ad essere illegale gli farebbe beccare una sanzione e sospensione. Per questo si danno accessi limitati come banda, come tempo di connessione, volume ed (eventualmente) come protocolli.

Oltre a questa esigenza, ci sono anche gli altri obblighi di legge (la Pisanu riguardava il terrorismo), principalmente, le norme del garante della privacy ed il codice delle comunicazioni che prescrivono con precisione le modalità di collaborazione con le forze dell'ordine, di tenuta dei log, la loro anonimizzazione, ecc.

Gestire un utente che acceda a uno tra N access point in giro per la città, ponendogli limiti di fruizione ed assicurando il rispetto delle norme, richiede un servizio AAA (autenticazione, autorizzazione, accounting) comune per tutti questi punti di accesso.

Questo può essere oggetto della convenzione con gli operatori: la gestione di un servizio AAA sugli access point forniti da questi operatori ai propri abbonati (interoperante con gli altri operatori): l'utente si registra la prima volta e poi accede a qualunque access point del circuito, con i limiti temporali/di volume/di banda stabiliti dalla convenzione. Gli operatori dovrebbero impegnarsi ad offrire questo servizio ai propri clienti che ne facciano richiesta (dalle pizzerie agli alberghi..)

Questo per quanto riguarda la gestione del servizio…

Veniamo ora alla promozione della infrastruttura: basterebbe, ad esempio, che il comune offrisse un incentivo associato alle licenze che concede.

Supponiamo che la licenza per una pizzeria costi 100. Si potrebbe dire che costerà 110 per chi non ha il wifi pubblico con operatore convenzionato e 90 per chi invece lo avrà.

(si possono usare altri criteri, più fantasiosi che non il solo soldo, ad esempio riservare a questi alcune modalità online di interazione con l'amministrazione per qualche obbligo dell'esercente)

dato che l'infrastruttura c'è già in moltissimi luoghi, riservarne un pezzo per l'uso degli avventori avrebbe un costo trascurabile a fronte di un incentivo chiaro.

con i soldi risparmiati si potrebbero fare iniziative per diffondere l'uso, dall'open data, ai corsi per la terza età, alle iniziative di informatica civica.

Per questi temi c'è l'esperienza di tante persone decisamente più competenti di me, come ad esempio l'associazione Datagov, o gli organizzatori di Internet Saloon, o i gestori di RCM piuttosto che ONDE (il cui modello è stato replicato anche nel new jersey)…

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