Ecco perchè è una fake news la “legge contro l’iPhone in Italia”

Scusate il clickbaiting (titolo acchiappaclick), ma vorrei che questo post avesse almeno l’1% della diffusione della bufala (aiutate a diffonderlo ?)

“People will question all the good things they hear about you but believe all the bad without a second thought” (Aforisma anonimo)

Venerdì scorso sono usciti su due giornali cartacei articoli su una mia proposta di legge “Disposizioni in materia di fornitura dei servizi della rete internet per la tutela della concorrenza e della libertà di accesso degli utenti” Atto Senato 2484, presentata alla Camera a luglio 2014 (Atto Camera 2520).

Gli articoli dicevano delle cose sbagliate sulla legge, senza chiedere conferma ad un avvocato e parlavano di una mia legge senza fare alcuna domanda a me (!).

Questi articoli sono stati ripresi con una fiammata su tantissime testate online.

Avendo scritto a questi giornali delle dettagliate correzioni ma non avendone ottenuto la pubblicazione, né essendo stati pubblicati approfondimenti propri, scrivo qui per fare un po’ di chiarezza.

Vi prego di dedicare 5 minuti  e di leggere tutto.

E’ stato scritto che è anti-Apple

  • Non è vero
  • Non riguarda nessuno in particolare, ma tutti in generale, in quanto fa riferimento con una petizione di principio a dei diritti per gli utenti. Per cui, se vogliamo può riguardare Apple, Samsung, Amazon, Nintendo, Microsoft, Google, ecc.

E’ stato scritto che è una legge voluta fortemente dal M5S

  • Non è vero.
  • E’ stata migliorata con emendamenti proposti da quasi tutti i gruppi (56 emendamenti proposti: elenco 1, elenco 2)
    I relatori di Camera e Senato sono parlamentari del PD vicini al Presidente Renzi, anche in Direzione nazionale del PD.
    E’ stata approvata alla Camera all’unanimità.

E’ stato scritto che il “PD Renziano” sarebbe contrario.

  • Non è vero.
  • Come avrebbe potuto essere deciso, un mese fa, di calendarizzarla al Senato con il parere contrario del PD ?
    L’allora Responsabile Innovazione del PD, avendone quindi competenza ed essendo un Deputato, non ha proposto di bloccare la norma (come è stato scritto), ha anzi contribuito a migliorarla proponendo vari emendamenti. Nel punto specifico, la sua proposta era decisamente più radicale della formulazione attuale, non prevedendo alcun limite. Adesso che la legge è al voto finale in Senato come potrebbe avere idee diametralmente opposte ?
    Infine, alla Camera la legge è stata approvata durante il governo Renzi ed è stato affermato “l’assenso e piena condivisione da parte del Governo dei contenuti della stessa“.

E’ stato scritto che finora è stata approvata in sordina.

  • Non è vero.
  • La legge è stato esaminata in 56 sedute tra Camera e Senato, coinvolgendo 503 parlamentari in 13 commissioni che hanno votato favorevolmente 15 volte (C,S). Come detto, approvata all’unanimità in sede legislativa alla Camera, nessun voto contrario. (e poi.. come potrebbe la Camera approvare qualcosa a propria insaputa ??)
    Il testo che arriva in aula al Senato è esattamente lo stesso proveniente dalla Camera; ha concluso a maggio il passaggio da tutte le commissioni del Senato senza nessuna variazione e con “ampio consenso tra i Gruppi Parlamentari“.

E’ stato scritto che adesso starebbe per essere calendarizzata al Senato

  • Non è vero.
  • A fine maggio è stata calendarizzata per essere votata in Aula al Senato a giugno. (E’ slittata, come tanti altri provvedimenti per ingorgo d’aula. Settimana prossima ci sarà la conferenza dei capigruppi per il programma di lavoro di luglio).

E’ stato scritto che ci sarebbe un problema bloccante di compatibilità europea.

  • Non è vero.
  • Le commissioni parlamentari Affari Europei di Camera e Senato, chiamate ad esprimersi sulla possibilità di approvare la legge non hanno posto veti o vincoli.

E’ stato scritto che avrebbe portato al bando gli iPhone dall’Italia.

  • Non è vero.
  • La legge non impone alcun cambiamento alle pratiche commerciali di nessuno. Solo, in caso di discriminazioni dolose che causino un danno all’utente, introduce una possibile procedura semplificata e più breve rispetto ad Antitrust (il caso Google di questi giorni è durato 8 anni, e adesso inizia il ricorso). L’art. 4 è una petizione di principio, va letto in congiunzione con l’Art.6.

E’ stato scritto che, bypassando l’App Store, si metterebbe a repentaglio la sicurezza dell’ambiente.

  • Non è vero.
  • Da sempre il sistema operativo dei Mac (macOS) consente, all’utente che lo voglia, di installare extra app-store senza gravare sulla sicurezza.
    Comunque secondo la mia proposta di legge, Apple, Microsoft, ecc. possono fare sempre il proprio store curato con le proprie regole, basta che le piattaforme non discriminino dolosamente chi fa software. Nel qual caso, se c’e’ danno ai consumatori, possono essere multati (massimo 5Meur, 1/500 della recente multa a Google)

E’ stato scritto che non serve perchè c’è un regolamento europeo

  • Non è vero.
  • Il regolamento UE riguarda solo la net neutrality, non la device neutrality, e comunque per la parte di rete manca un apparato sanzionatorio in Italia introducibile con una norma nazionale; la mia proposta introduce un apparato sanzionatorio. (Cioè, dal regolamento UE, per la sola rete, ci sono le regole ma non le multe).

E’ stato scritto che il mercato delle App è europeo e bisogna aspettare una regolamentazione europea

  • Non è vero.
  • Gli app store sono nazionali: si acquista la versione italiana delle app, i contratti sono in italiano, l’offerta è specifica per l’Italia, il diritto d’autore sugli store è di competenza nazionale, la tutela dei consumatori è competenza nazionale. Nel caso specifico, poi, nelle condizioni contrattuali c’è persino scritto che l’App store italiano di Apple può essere usato solo in Italia (!).

E’ stato scritto che ci sono state lamentele di Apple

  • Non è vero.
  • Apple non ha detto proprio nulla. Anche perché, al pari degli altri, Apple è stata formalmente invitata in audizione ed ha ritenuto di non venire (al contrario di Google, Facebook e Microsoft, tra gli OTT stranieri); richiesta di un commento scritto ha detto di non averne le risorse. (Gli altri convenuti hanno espresso pareri positivi).
    In commissione alla Camera sono inoltre intervenuti ed hanno espresso gradimento Fastweb, AIIP, FIEG, Adiconsum, Altroconsumo, Codacons, Federconsumatori (ed altri).

E poi sono state scritti o affermati altri errori vari, anche di natura tecnica tipo l’impossibilità di usare OSS su Apple, o che Apple vorrebbe rinviare l’emanazione. Come l’Apple intenderebbe rinviare emanazione ? Dopotutto, anche rinviando, matureranno opzioni neutrali…

MA ALLORA, CHE FA QUESTA LEGGE ?

In sostanza questo Disegno di legge prende il concetto di neutralità della rete e lo rende simmetrico per i dispositivi: Discrimini (traffico o applicazioni) per ragioni anticompetitive, non tecnicamente motivate ? puoi essere sanzionato con una procedura che non richiede un lungo e costoso procedimento antitrust.

Net Neutrality Device Neutrality
Le discriminazioni di traffico con fini anticompetitivi potrebbero sempre essere state perseguite dall’antitrust, solo che sono cause lunghissime e costosissime, per cui con la “net neutrality” vengono codificati dei principi ex ante e viene stabilito un percorso giudiziale piu’ semplice e diretto rispetto ad una causa antitrust le discriminazioni di installazione applicazioni con fini anticompetitivi potrebbero sempre essere state perseguite dall’antitrust, solo che sono cause lunghissime e costosissime, per cui con la “device neutrality” vengono codificati dei principi ex ante e viene stabilito un percorso giudiziale piu’ semplice e diretto rispetto ad una causa antitrust
sono fatte salve questioni legate alla sicurezza, questioni di legge, ecc. sono fatte salve questioni legate alla sicurezza, questioni di legge, ecc.
cio’ significa che non si possono applicare politiche di gestione del traffico ? cio’ significa che non si possono applicare politiche di gestione delle installazioni di applicazioni ?
no, significa pero’ che la gestione deve essere uguale per tutti, ivi incluso quello dell’operatore stesso rispetto ad altri fornitori concorrenti. no, significa pero’ che la gestione deve essere uguale per tutti, ivi incluso quello dell’operatore stesso rispetto ad altri fornitori concorrenti.
se una tale discriminazione avvenisse, si puo’ intervenire con strumenti giuridici piu’ semplici e veloci dell’antitrust. se una tale discriminazione avvenisse, si puo’ intervenire con strumenti giuridici piu’ semplici e veloci dell’antitrust.

 

Questo è disciplinato dal combinato disposto degli articoli 4 e 6 del DDL.

L’articolo 4 è una petizione di principio e combinata con l’articolo 6 dicono che la discriminazione viene sanzionata quando c’e’ appunto discriminazione esercitata dagli “store” che mettono a disposizione applicazioni per ragioni non tecniche/sicurezza ED un danno per i consumatori.

L’unico caso in cui è previsto un enforcement del diritto è quando vi è una violazione che viene segnalata per suoi effetti anticonsumeristici. La semplice violazione (il caso cioè in cui non si può usare un software) di per sé non è sanzionabile in alcun modo se non determina una scorrettezza nei confronti dei consumatori.

Dunque, se ci fosse una violazione, la mia proposta di legge

  1. da’ diritto di fare una segnalazione ad AGCM di pratica scorretta,
  2. AGCM la esamina e decide se aprire un’istruttoria.
  3. Nel corso dell’eventuale istruttoria, viene esaminato se il limite all’installazione/disinstallazione è configurabile nel caso specifico come elemento di una fattispecie (dolosa) tesa a limitare le scelte economiche del consumatore medio (il consumatore con buona abilità di utilizzo dei dispositivi, capacità di reperire software alternativo, ecc..).
  4. Se il riscontro fosse positivo, può essere comminata una sanzione economica (multa)
  5. C’è sempre ampia possibilità di difesa per il produttore facendo anche un eventuale ricorso al TAR.

Il binario antitrust oggi esistente per eventuali abusi di mercato non cessa di esistere. I procedimenti antitrust sono lunghissimi (8 anni nel caso recente di Google) e dispendiosi e possono avere anche rimedi drastici (anche strutturali, dismissioni, separazione di pezzi di azienda, ecc. ma succede molto molto di rado).

I procedimenti del codice del consumo previsti nella mia proposta di legge sono brevi, meno costosi e le sanzioni sono multe (al massimo 1/500 della sanzione comminata a Google). Inoltre, questi procedimenti possono essere chiusi con impegni in cui il produttore si obbliga a eliminare il presunto illecito.

Much ado about nothing.

Importanti siti americani ne hanno dato una interpretazione positiva, che beneficerebbe il mercato in Italia.

E’ stato ironico che per leggere un articolo che chiedeva ad un avvocato una lettura della legge e ad una persona di Apple un commento, si sia dovuto andare in USA su Apple Insider che ha definito “iperboliche” le reazioni della stampa italiana e, la persona di Apple, “interpretazioni ridicole” quelle offerte dai giornali italiani.

Il rischio di questa fake news, adesso è che possa ostacolare l’approvazione di una legge che, come detto, ha avuto diffuso gradimento degli auditi, è stata approvata senza alcun voto contrario alla Camera ed ha attraversato tutte le commissioni del Senato senza variazioni. 56 sedute tra Camera e Senato, 503 parlamentari, 13 commissioni, 15 voti, approvata alla Camera all’unanimità, versus due articoli pieni di errori che hanno innescato una tempesta online.

Qualcuno ha detto che le fake news hanno contribuito all’elezione di Trump. Se dei colleghi saranno stati influenzati, potremmo assistere a qualcosa di simile con una legge che non viene approvata nonostante il parere favorevole espresso dal governo ed un iter parlamentare “trionfale”. (succede estremamente di raro un iter così consensuale).

Magari non una bocciatura, anche solo “un dubbio” che per una sorta di principio di precauzione finisca per emendarla “per migliorarla” cosa che la rinvierebbe alla Camera dove, vicini a fine legislatura e con un calendario fitto di impegni obbligati, non ci sarebbero tempi tecnici per riapprovarla.

Sarebbe un peccato e credo ci perderemmo tutti.(Beh, tutti-tutti, no. Magari a qualcuno, qualchedue, qualchetre, farebbe piacere)

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14 thoughts on “Ecco perchè è una fake news la “legge contro l’iPhone in Italia””

  1. E’ interessante vedere come i fabbricatori di fake news che di solito sono estremamente complottisti e hanno timore di superpotenze che sfruttano i comuni cittadini questa volta invece fossero preoccupati delle sorti di Apple, che magari se il blocco fosse stato vero avrebbe perso qualche punto percentuale del suo fatturato!

    Comunque io ne ho letti tanti degli articoli che ti citavano nel titolo come l’anti iPhone e bastava leggere 10 righe per capire che erano completamente inventati.

    Altra cosa interessante è come probabilmente non ci sia un vero interesse ad alimentare queste fake-news: semplicemente molti amano alimentare le proprie fantasie… c’è chi lo fa guardando un film di fantascienza e chi lo fa scrivendo articoli di interpretazioni personali di leggi o condividendo notizie dal titolo interessante.

    E’ così importante che ci sia della verità? Oppure basta avere qualcosa di cui parlare, qualcosa da condividere, qualcosa da criticare… forse ci annoiamo troppo. Forse la verità è sopravvalutata.

    Mi chiedevo come mai non arrivasse un tuo post a riguardo 🙂 E quando ho visto il titolo non ci credevo… Ho una specie di filtro mentale che penalizza i titoli che cominciano con “Ecco”!

  2. La sindrome da click colpisce anche il giornalismo tecnico che ormai segue le stesse logiche di quello generalista. Stravolgere una notizia per renderla sensazionalistica è quasi una necessità. Per gli altri, quelli che arrivano dopo, il copiaincolla è irresistibile.

    Questo asseconda in alcuni lettori il desiderio di un nemico, meglio se in odore di complotto, contro cui scagliarsi dal pulpito dei social. Pochi ma rumorosi.

  3. Ma qualcuno si è fatto un’idea del perché ciò sia accaduto?
    Mi piacerebbe capire le ragioni che hanno generato i due articoli apparsi sulla stampa cartacea.
    Stefano posso avere maggiori informazioni su due articoli apparsi sui giornali cartacei?
    Un salutone.

  4. Positivo potersi rivolgere ad AgCom. C’è qualche indicazione che in AgCom ci sia interesse a dar seguito a simili denunce? Stavano aspettando ansiosamente di poter intervenire su queste pratiche ma ritenevano di non avere gli strumenti, o semplicemente aggiungeranno queste denunce alle solite pile contro i vari operatori?

    L’art. 4 «È comunque vietata ogni disinstallazione effettuata al solo fine di consentire al dispositivo di funzionare in violazione di norme imperative» è un po’ strano. C’è differenza fra il non permettere e il vietare (pur senza sanzioni): perché disinstallare qualcosa che Google, Apple o Microsoft ritengono “imperativo” dovrebbe all’improvviso diventare una violazione di legge (pur non sanzionata)?

    1. Stefano Quintarelli

      AGCM, non AGCOM. sono gia’ competenti in materia. avranno solo un binario piu’ breve (e con minore incisivita’) accanto a quello attuale.
      per il divieto, pensa ad automobili, dispositivi medicali, ecc.

  5. Positivo: è un bell’episodio da raccontare e un bellissimo esempio della “categoria”.

    Negativo: non potrai più portare avanti leggi che combattano le fake news perchè passeresti per vendicatore che pensa solo a se stesso. “Ecco perchè Quintarelli vuole imbavagliare la stampa libera” o anche “Ecco quello che Quintarelli non vuole che sappiate” 😉

  6. non ho capito benissimo la legge.
    ma io come consumatore vorrei essere padrone dell’hardware e software che acquisto…
    voglio decidere io come installare e cosa non, assumendome i rischi…e senza perdere la garanzia (cosa che succede con gli smartphone)
    esattamente come si fa su un computer…non mi pare che se installo o disinstallo qualsiasi programma dal pc la garanzia si invalida…e mal che vada basta una bella reinstallazione del sistema operativo…

    1. È giusto voler essere “padrone” di ciò che si acquista, vero. Ma pensa, è altrettanto giusto essere consapevoli di ciò che si acquista: ciascuno di noi può avere un livello di conoscenza tecnico più o meno ampio e, pertanto, più rimettere nelle mani del costruttore più o meno fiducia circa la sicurezza del dispositivo che acquista. Io preferisco che la gran parte della sicurezza la gestisca il costruttore che, come nel caso apple, in qualche modo “blinda” il proprio dispositivo. Il consumatore ne è ampiamente consapevole? Si? Bene, il costruttore ha fatto il suo mestiere. Se, incece, il costruttore omette di fare informazione su alcuni “limiti” del dispositivo (a fronte di maggior sicurezza dello stesso – per esempio), allora va eventualmente multato.
      Non è detto che si debba essere sempre “padroni”, ma sicuramente si dece essere messi nelle condizioni di essere “consapevoli”.
      Possiamo noi modificare la centralina della nostra automobile per eliminare il beeep beeeep se non indossiamo le cinture di sicurezza? No. Non lo siamo. Ed è giusto così: sono un dispositivo di sicurezza.
      Semplicemente, nel caso della automobile, lo abbiamo capito e compreso in modo palese (sebbene dopo tanti anni e morti). Con il telefonino non abbiamo ancora la percezione comune di cosa sia sicuro e meno sicuro. Facciamolo – per ora – fare in parte agli esperti.

    2. Stefano Quintarelli

      gli aspetti legati alla sicurezza ed alle norme esistenti sono esplicitamente esclusi. (pensa a apparati medicali, auto, ecc)
      la legge non impone che non si passi da store, solo che non sia usata questa leva per discrimiinare causando danni a consumatori.

  7. iPhone e iPad permettono già di installare App che sono fuori dallo store, esattamente come il Mac. Solo che queste App devono essere firmate digitalmente sempre, il Mac ti permette di creare un’eccezione ed installare una App che non è firmata, iPad e iPhone, no.
    L’app è distribuita in file pacchetto con estensione .ipa che si può installare con un semplice click sull’url che fa riferimento al .ipa da Safari.
    Con il contratto di developer normale puoi già firmare App e distribuirle ma ad un numero limitato di dispositivi, serve per poter far testare la App alla gente prima di pubblicarla sullo store.
    Apple ha anche contratti developer enterprise che permettono di firmare App e distribuirle senza limitazioni. Non tutte le aziende vogliono fare App custom per uso interno o limitato ai loro clienti e fornitori e renderle visibili sullo store…
    Quindi non credo proprio che la legge possa creare problemi tecnici ad Apple visto che sono cose che tecnicamente si fanno già..

  8. Quando si parla di mercato io non gradisco; mi sembra inoltre che la questione ‘mercato’ sia arrivata a fine corsa con la diatriba AppleVsFBI (su chi aiutava di piu’ i terroristi), in cui governo americano scaricava responsabilita’ sugli attori di mercato e attori di mercato scaricavano responsabilita’ sul governo, e il risultato definitivo e’ stata ennesima distruzione di diritti (e quindi persone). Il tutto, ripeto, in un paese che ha il mercato migliore del mondo. Il fatto che alcuni tra i piu’ grossi attori di mercato abbiano benvenuto il tuo ddl mi puzza.
    Il movente di una qualsivoglia attivita’ parlamentare devono essere la restaurazione dei diritti dell’individuo, non il mercato. Es: impedire che vengano impiegati i cellulari (con gps e accelerometro) per fare multe stradali spacciandole per multe accertate in loco.

    E non ho letto il testo del ddl ne’ credo sia rilevante farlo perche’ il testo potrebbe tranquillamente essere cambiato nel backstage anche a tua insaputa.

    Premesse fatte, mi auguro che la tua attivita’ sortisca gli effetti che hai dichiarato nel breve razionale sulla neutralita’ che hai scritto a fine post.

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