Krugman chiede quale problema risolvono le cryptocurrencies ?

In questo post  sul New York Times Krugman spiega perchè è scettico sulle cryptocurrencies: Transaction Costs and Tethers: Why I’m a Crypto Skeptic

In una mailing list di anziani internettici della prima ora ho postato questo commento in risposta:

the argument about friction leads basically to the friction of building trust. his argument is that the proof of work consumes loads of energy and overall is a friction greater than a building a central bank emitting fiat

this is possibly true with the present trust mechanism which is the distributed proof of work. it might change, though. for example the proposed Algorand system by Turing prize Micali from MIT would solve this issue with a trust model that somehow resembles the mechanism of election of the Doge used in the republic of venice from 1260 to 1780..
(likely the longest lasting election system in the world, surely longer than the election of the Pope which changes frequently)

I think crypto has induced an acceleration to some trends (at least in Europe). when BTC started, money transfer transactions took days and were costly (when not on the same bank) now we have quite ubiquitous same day transactions at 0 variable costs as part of the account cost. And we are heading towards europewide realtime money transfers between all banks. Not saying it is because of BTC, but it’s a part of the scenario.

about tethering to “real economy” usefulness, would he be living in venezuela, having savings abroad, it would solve him the problem of buying stuff.

PS, adding to the previous comment, cryptography (generalizing from btc and blockchain) has the power of bringing private property back to data.

as today information is not rival and not excludable (unless centrally managed, with access limitations)

private property need the asset to be rival and excludable. cryptography could help making it so. (and blockchain can well be a part of the picture)

L’ultima parte mi pare un concetto interessante che approfondiro’ maggiormente nel prossimo libro (in uscita a febbraio).

Oggi, per gli utenti, la proprietà privata, online, sostanzialmente non c’è. Ci sono i giga feudatari ed il resto del mondo..

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6 thoughts on “Krugman chiede quale problema risolvono le cryptocurrencies ?”

  1. enrico lanzavecchia

    mi sembra che l’ultimo punto sia molto interessante e leggerò volentieri le sue riflessioni in merito.
    la risposta agli argomenti di krugman mi sembra invece debole: come molti tecnologi le sembra avere una visione dell’economia (specie della macroeconomia) da un lato semplicistica e dall’altro pregiudizialmente negativa.
    quello che dice krugman è che la circolazione monetaria e la gestione delle transazioni funzionano già piuttosto bene, (storicamente sempre meglio) e sono basate su un sistema di mutue garanzie molto efficace (in parte sostenuto da banche centrali, in parte da altri intermediari): non è molto evidente la necessità di introdurre tecnologie complesse per bypassarlo.
    questo non significa affatto che quelle tecnologie non possano rivelarsi utilissime in altri campi, e nemmeno che i tentativi di introdurle non abbiano qualche ricaduta benefica nell’accelerare l’evoluzione dei sistemi di pagamento in essere: ma se l’idea è che le criptovalute possano portare grandi benefici in quanto tali, cioè in quanto sostituti delle valute esistenti, beh, è un’idea non molto avvalorata dai fatti.
    anche l’esempio del venezuela mi sembra poco centrato: se sto in venezuela e ho risparmi all’estero e voglio comprare merce all’estero posso farlo serenamente già oggi; se voglio con i risparmi all’estero comprare merce in venezuela non c’e’ criptovaluta che possa difendermi dal dissesto del sistema distributivo locale: al massimo (se il caos del paese non mette a rischio l’infrastruttura di accesso alla rete, cosa dubbia) potrà consentirmi di bypassare la valuta locale, ma già lo fanno i venezuelani sul mercato nero.
    questo naturalmente nulla toglie al fatto che la crittografia possa essere utilissima per molte altre cose, come la proprietà privata dei dati.

    1. Stefano Quintarelli

      beh, la mia opinione non me la sono fatta parlando con informatici ma con economisti e studiosi della materia, anche della banca centrale.
      secondo me, da persona che ha vissuto in sudamerica, il punto di vista di krugman e’ da primo mondo, ma non e’ sempre cosi’.
      pensa a tutta l’africa subshariana ed al numero di utenti che hanno mpesa. gli altri non hanno una infrsatruttura finanziaria minimamente adeguata. ci sono network crypto-based per gestire le rimesse degli emigranti verso i paesi di origine. non so quanto diffusi.

      invece il caso venezuelano mi e’ stato posto mentre ero in parlamento da persone coinvolte, proprio in venezuela.
      immagina di essere una persona, metti italiana, che vive in venezuela, che ha l’azienda li’. non hai piu’ cash in loco ma hai risparmi su un conto estero di una banca italiana. come fai a beneficiare di questi tuoi risparmi ? al cambio ufficiale ti restano moscerini morti. e non e’ che puoi viaggiare avanti e indietro frequentemente per portarti i pacchi da 100 USD che se poi ti beccano… allora trovi uno (magari vicino a funzionari di partito che questi problemi non li hanno, ma hanno l’interesse opposto, ovvero portare valuta fuori dal venezuela) prendi i tuoi euro in italia, li converti in BTC che mandi al funzionario, quello li conferte in USD che mette dove gli pare e ti da’ localmente tonnellate di bolivares.

      generalizzando, la fiducia in un network privato globale non e’ detto che sia piu’ inefficiente nella costruzione del trust di quella che fa un paese. dipende dal paese.
      fintanto che ci saranno paesi cosi’ (es. anche paesi in guerra, pensa a chi scappa dalla siria a come fa a portarsi fuori i risparmi), c’e’ un sottostante molto concreto (non mi piace la parola “reale”, perche’ questo non e’ irreale), cui la valuta e’ tethered.

    2. enrico lanzavecchia

      non credo che diciamo cose molto diverse: il punto però é che se il beneficio atteso dalle criptovalute sta nella correzione di possibili inefficienze delle valute tradizionali in paesi dissestati, beh, non è detto che il beneficio giustifichi gli sforzi e sicuramente non giustifica la “bolla” che si e’ creata attorno alle criptovalute negli ultimi anni. Che è appunto la tesi di Krugman.
      Mpesa è una modalità di trasferimento fondi efficiente in situazioni estreme, ma non sostituisce le valute e crea valore (più per chi la usa che per chi la gestisce) solo dove il sistema degli intermediari finanziari è molto carente; mentrel’esempio sul venezuela come spiegato nel suo commento è null’altro che un utilizzo dei BTC come canale di mercato nero: può essere utile ma a condizioni molto particolari (incluso il funzionario corrotto) e in ambiti ristretti. Del resto, come diceva Guicciardini “fallacissimo é il ragionare per esempi”, e la massima vale (credo) pure in parlamento

      In più, la storia economica insegna che i network privati, anche globali, non sono mai indipendenti dall’autorità statale: in ultimo occorre sempre che uno stato dominante, o un’alleanza di stati dominanti, sostengano le regole di base (diritti e obblighi) che consentono al network di funzionare. l’idea di un mondo in cui tutti gli stati sono come il venezuela e i privati creano “network di fiducia” globali al di fuori delle istituzioni è fantasiosa.

    3. Stefano Quintarelli

      non si tratta di un funzionario corrotto ma di gente (tanta) che ha potere di acquisto locale (o cibo o benzina o …) e la scambia con dollari all’estero.
      e’ un ambito ristretto, non ristrettissimo. immagino che corea del nord, siria, ed altri posti simili possano essere altrettanti ambiti ristretti.

      confondi le crypto in generale con la bolla su BTC. la domanda era “quale’ e’ il problema che risolve” e la risposta e’ che ci sono paesi dove la fiducia nella valuta locale e’ inferiore a quella in una cosa fatta globalmente. l’altra domanda e’ a cosa sia tethered e la mia risposta e’ che ci sono esigenze reali di persone in paesi in difficotla’.

      la storia insegna che in passato i network globali non sono mai stati indipendenti dalle autorita’ statali… fino all’esistenza di un ledger condivisio globale con un meccanismo di remunerazione dei nodi che lo mantengono.

      “non e’ detto che il beneficio giustifichi li sforzi”. Certamente non per me e te, ma per uno che a quelle soluzioni deve ricorrere, lo giustifica eccome.

      non ho mai detto che “tutti gli stati sono come il venezuela” basta che ce ne siano due o tre, in un dato momento, per creare un sottostante sufficiente.
      sai che in venezuela, per restare in tema, con le banconote nuove di stampa ci fanno le borsette (tipo origami) ? tanta e’ la fiducia nella valuta locale.
      sara’ fantasioso, ma se ci sono due persone che si scambiano BTC come vettore di valore (che poi tipicamente convertono in dollari), e’ una fantasia che a loro aiuta, in assenza di alternative.

      PS. mi trovo in colombia adesso e ho conosciuto queste cose da amici colombiani in carne ed ossa, mica in storie di andersen.

  2. enrico lanzavecchia

    L’utilizzo di strumenti alternativi alla valuta ufficiale per regolare le transazioni è vecchio come il mondo; anzi, le valute garantite dallo stato sono una tarda e sofisticata evoluzione: pensare che i problemi della valuta ufficiale in paesi del terzo mondo possano essere risolti con i BTC è sicuramente fantasioso e il fatto che 2 o 4 persone pensino di farlo è poco significativo (peggio mi sento se l’idea è di usare i BTC come “vettore di valore” dove il valore è però garantito in ultimo dalla possibilità di conversione in una valuta ufficiale come il dollaro, con tanti saluti al “network globale iindipendente”),
    L’affermazione che “ci sono paesi dove la fiducia nella valuta locale e’ inferiore a quella in una cosa fatta globalmente” mi sembra avventata e l’esempio di qualche suo amico non basta a sostenerla: la storia insegna che in paesi con sistemi finanziari poco sviluppati quando crolla la fiducia nella valuta ufficiale (è successo molte volte) la popolazione tende a ricorrere o ad altre valute ufficiali sostenute da stati forti (e in genere con presenza commerciale pre-esistente nel paese) o a forme più o meno elaborate di baratto (con conseguente riduzione nel volume delle transazioni). Lei pensa che l’avvento dei BTC rivoluzionerà il comportamento dei colombiani, o dei congolesi? Beh, non basta una chiacchierata con una coppia di amici per per provarlo. Può essere certamente che con il tempo la diffusione di strumenti di pagamento alternativi riduca la dipendenza dalla valuta ufficiale (nei paesi evoluti è già successo) ma per l’appunto è un fenomeno che in genere riguarda i sistemi economici relativamente evoluti. Quanto ai benefici, il fatto che possano essere notevoli per qualcuno non implica che siano superiori ai costi. Gli aneddoti sulle banconote usate per fare gli origami fanno sinceramente sorridere chiunque abbia studiato un minimo di storia economica: pensa che non sia già successo in passato? o che per la media delle persone che vivono in quelle situazioni il problema sia trovare un modo sicuro per trasferire valuta dall’estero?
    Krugman, che la storia economica la conosce molto bene, dice semplicemente che le criptovalute gli appaiono come un modo complesso, anche se tecnicamente ingegnoso, per risolvere un problema tutto sommato contenuto: nessuna delle sue obiezioni scalfisce minimamente gli argomenti dell’articolo di Krugman,
    Questo naturalmente nulla toglie al valore delle tecnologie su cui le criptovalute si basano: quello è un tema interessante, molto interessante, sul quale seguirò attentamente le sue riflessioni.

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