Il digitale e l’inasprimento della conversazione pubblica

Nella produzione e distribuzione di contenuti

  • L’immateriale ha costo variabile di distribuzione nullo
  • Gli intermediari immateriali hanno costo variabile di produzione nullo
  • Gli intermediari globali spalmano i costi infrastrutturali su base globale.
  • I produttori professionali di informazione hanno costi variabili non nulli e costi infrastrutturali spalmabili solo su una base di utenza locale.

In precedenza i costi di pubblicità dovevano coprire i costi variabili industriali (oltre agli ammortamenti) dei produttori professionali di informazione.

Costi variabili nulli abilitano le aste per la pubblicità: “quanto vuoi darmi ?”

La formazione del prezzo passa dalla offerta alla domanda e tende ad una quota del margine degli inserzionisti.

Tracciabilità degli utenti e aste in tempo reale per inserzioni spostano ricavi dai produttori professionali di informazione ad intermediari tecnologici.

  • Per un inserzionista accorto  il massimo è agganciare un utente su un mezzo ad alta qualità (ed alto costo) e seguirlo con remarketing su mezzi a bassissimo costo.

I contenuti disponibili online proliferano molti ordini di grandezza in più di quanto avvenisse quando erano fissati su supporti materiali:

  • attualmente l’informazione è un bene non rivale e solo limitatamente escludibile.
  • il costo di distribuzione è nullo e producono anche attori che non sono interessati a remunerazione diretta
  • in precedenza la circulation era una delle fonti di ricavo importanti

I ricavi dei produttori professionali di informazione sono sotto pressione

  • I ricavi da digital circulation sono limitati (basti guardare gli importi delle offerte, le audience da audiweb e considerare le conversion tipiche)
  • I ricavi da adv sono soggetti alle pressioni  di cui sopra

I ricavi dell’industria dei produttori professionali di informazione sono una frazione di quelli precedenti che sostenevano le strutture di costo.

Intermediari e produttori professionali di informazione cercano di massimizzare i ricavi pubblicitari aumentano utenti e loro permanenza.

  • A tal fine aumenta sfruttamento di confirmation bias, filter bubbles e contenuti esacerbanti.

Ne conseguono proliferazione fake news ed inasprimento della conversazione pubblica.

Non è questione di facile soluzione, ma bisogna trovare qualche idea.

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1 thought on “Il digitale e l’inasprimento della conversazione pubblica”

  1. Questo weekend ero alla Festa della Rete e mi sono convinto ancora di più che il problema delle fake news non sarà risolto da algoritmi. O perlomeno da algoritmi in grado di riconoscere le fake news.
    Durante la manifestazione c’è stato uno spettacolo dal vivo di Lercio https://www.lercio.it/ , con un gioco in cui presentavano titoli di notizie e chiedevano al pubblico se fossero vere o inventate da loro. Ovviamente il risultato è stato un tasso di errore del pubblico altissimo…
    Gli algoritmi eccellono dove possono andare per similitudine, non dove sono richiesti alti livelli di comprensione e ragionamento. E l'”esperimento” di cui sopra è un’altra evidenza che per individuare le fake news una comprensione superficiale non è sufficiente.
    Forse si potrebbe provare algoritmicamente a validare gli utenti che diffondono le notizie. Magari si potrebbe usare qualche algoritmo sui grafi simile al Pagerank, vedendo nella ricerca pubblicata come Google ha fatto a difendersi dai tentativi di perturbare i risultati (ex. i siti “civetta”).
    Resta però che alla base bisogna prima di tutto trovare un sistema di incentivi che allinei tutti gli attori, se no non ci sarà interesse da parte degli intermediari a fare ricerca e implementare soluzioni, e come dici non è per niente facile.

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