Google’s “pricing knobs” (aka. “il manopolone”)

Italiano sotto. (italian below)

If you haven’t already done so, and if you are interested in court reporting (which is sometimes better than Grisham), you can read the exhibits of the Google antitrust trial.

The first slide is featured in this document and in an opinion by Prof. Michael Whinston. It shows a slide from an internal Google document that says they “need a knob” to raise prices as needed.

The knob to manipulate prices upward would then actually be done.

Reading other files reveals that while Google said it did not intervene in auctions to raise prices, then it appears they did just the opposite.

Years back, when I was involved in an issue involving a mobile phone company, there was a rumor that they had a “knob” to charge more minutes when they needed more revenue. No evidence of this was ever found.

In this lawsuit, the documents really seem to say that the “pricing knob” was implemented “simulating auction pressure”.

When I was in the parliament, I proposed a bill to separate auctioneer and seller: the person who runs an auction can’t be the same person who supplies the auctioned goods. There is no transparency. It’s a bit like going into a bar blindfolded, going to the bartender and saying, “I want to spend x on glasses of wine,” and the bartender tells you he drank the wine, tells you it was good, and you pay for it.

it strikes me that these facts do not resonate very widely in offline and online media. It is as if nothing is happening, when in fact it is a epoch-making cause.

“don’t disturb the operator” says a popluar sign in italian buses, near bus drivers


Se non l’avete ancora fatto, e se vi interessa la cronaca giudiziaria (che a volte è meglio di Grisham), potete leggere gli atti del processo Antitrust a Google.

Questa sopra è una slide presente in questo documento ed in un parere del Prof. Michael Whinston. Riporta una slide di un documento interno a Google che dice che “gli serve un manopolone” per aumentare i prezzi alla bisogna.

Il manopolone per manipolare i prezzi al rialzo sarebbe poi stato effettivamente fatto.

Leggendo altri file emerge che mentre Google diceva che non interveniva sulle aste per alzare poi i prezzi, poi appare proprio il contrario.

Anni addietro, quando ero stato coinvolto in una questione che riguardava una azienda di telefonia mobile, si era sparsa una voce che voleva che questi avessero un “manopolone” per addebitare maggiori consumi, quando gli servivano più ricavi. Non fu mai trovata evidenza di ciò.

In questa causa, i documenti sembrano proprio dire che il “pricing knob” sia stato realizzato “simulando pressione competitiva”.

Quando ero in parlamento avevo fatto una proposta di legge che prevedeva la separazione tra banditore e offerente: chi gestisce un’asta non puo’ essere lo stesso che ti fornisce la merce che compri. Non c’e’ trasparenza. Qui è un po’ come entrare in un bar con occhi bendati, andare da un oste e dirgli “voglio spendere x in bicchieri di vino” e l’oste che dice diessersi bevuto il vino, ti dice che era buono e tu lo paghi.

Mi colpisce che questi fatti non abbiano una risonanza ampissima sui media offline ed online. E’ come se non stesse accadendo nulla, mentre invece è una causa epocale.

“Non disturbare il manovratore” (cit.)

If you like this post, please consider sharing it.

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *